Il PdL non sta vivendo un momento facile. Il Governo tecnico ha reso un po’ marginali tutti i partiti e per primo, proprio quel PdL che fino a pochi mesi fa era il principale azionista della maggioranza di centrodestra eletta a Palazzo Chigi. Inoltre il consenso elettorale del quale disponeva il Popolo della Libertà, sembra essersi ridotto notevolmente e alcuni sondaggi relativi alle prossime Amministrative non promettono nulla di buono. E così il partito nato sul predellino, dovendo rimanere schiacciato sulle scelte o non-scelte di Monti per diverse ragioni, per dimostrare al mondo e pure a sé stesso di essere ancora una forza vitale capace altresì di andare oltre alla quasi uscita di scena di Berlusconi, sta celebrando molti congressi locali, provinciali e cittadini. All’assise cittadina di Milano ha partecipato il Cavaliere in persona. L’ex-Premier è intervenuto ed è sulle parole pronunciate da Silvio Berlusconi che vogliamo fare alcune considerazioni. Era sembrato giorni fa che il Cav. avesse espresso un parere non proprio lusinghiero sul Segretario pidiellino Angelino Alfano. A Milano Berlusconi ha smentito categoricamente ogni illazione più o meno fondata, rilanciando il proprio appoggio, pieno e incondizionato, all’amico Angelino, il migliore di tutti. Non sappiamo quale sia poi il vero pensiero di Silvio sulle doti di Alfano, ma senza dubbio sarebbe autolesionismo puro iniziare già adesso a delegittimare un Segretario nominato da poco tempo e per giunta in una fase infelice come questa. Berlusconi ha sostanzialmente detto che partito e Segretario devono rimanere immutati, mentre bisogna cambiare il nome. Basta con la sigla “PdL” che non commuove! Ribadiamo, dimissionare ora Angelino Alfano sarebbe folle e distruttivo, inoltre sono finiti i tempi del Berlusconi trascinatore e degli annunci messianici, però il PdL ha dei problemi ben più urgenti e seri rispetto alla questione della denominazione. Dice bene il Cav.: non servono nuovi partiti e, peraltro improbabili, nuovi predellini. Ma quello che c’è deve essere riempito di idee e contenuti, di sintesi fra le varie anime mai unitesi veramente fra loro. Il nome è l’ultimo dei problemi. Il PdL presenta dei limiti evidenti fin dalla nascita. E’ nato male e forse morirà anche peggio. Ricordiamo tutti il balletto di Fini che prima non voleva, ma poi decise di sciogliere AN nel partitone con Forza Italia. Quindi la seconda componente più importante del costituendo partito unitario di centrodestra era poco convinta già all’inizio dell’avventura ed infatti poi abbiamo visto i risultati: scissione di FLI, smarrimento totale per gli elettori e paralisi dell’azione di Governo. Mai nessuno, né Berlusconi e né tantomeno Fini, si è preoccupato di lavorare per una sintesi popolare, liberale e nazionale, sulla falsariga di quanto riuscì a fare Aznar in Spagna con un partito venuto dal franchismo. L’unica idea del PdL è stata sempre e solo quella di muoversi dietro agli alti e bassi di Berlusconi, poi Fini ha rotto il giocattolo pur senza sapere o volere costruire dopo una valida alternativa. Se ancora oggi si parla di ex-FI ed ex-AN significa che parecchie cose non hanno funzionato e nome ed acronimi c’entrano davvero poco.