Meglio con due partiti, ma....
Con il crollo della Prima Repubblica che aveva un suo equilibrio dettato anche dalla Guerra Fredda, l'Italia ha iniziato a porsi delle domande sul sistema istituzionale più opportuno e sulla legge elettorale migliore con i quali superare la transizione politica scaturita dalla scomparsa dei partiti storici del dopoguerra. Dal terremoto giudiziario che investì la classe dirigente della Prima Repubblica sono trascorsi ormai più di quindici anni eppure il nostro Paese ancora oggi dibatte senza essere riuscito a modificare l'impianto istituzionale nato con la fine del fascismo e della monarchia, anche se erroneamente parliamo di Seconda Repubblica. Continuiamo a discutere senza aver imboccato neppure una strada lineare verso un bipartitismo secco all'anglosassone oppure nella direzione di un bipolarismo più all'europea. La Costituzione è stata ritoccata dal centrosinistra per fare qualche pasticcio sul fronte delle autonomie locali che non ha fatto altro che generare caos e contrasti fra lo Stato e le Regioni. Aspettiamo ora il federalismo fiscale targato Lega con scarso ottimismo in merito ad un'efficiente attribuzione di poteri agli Enti locali. Per il resto, abbiamo vissuto il paradosso di un maggioritario che ha moltiplicato il numero dei partiti e di un proporzionale che ha prodotto una certa semplificazione a livello parlamentare.
Lì per lì la situazione consiglierebbe di puntare al rafforzamento di PdL e PD per consentire anche nella solitamente caotica Italia la nascita di un bipartitismo davvero occidentale. Dove competono solo due o tre partiti al massimo, dotati al loro interno di strumenti democratici come le primarie e magari accompagnati dal presidenzialismo o da un premierato forte, le cose funzionano quasi sempre in maniera egregia. Nel 2008 Silvio Berlusconi e Walter Veltroni sembravano fare sul serio e non a caso si parlava del cosiddetto Veltrusconi, poi Uolter è finito come è finito e Berlusconi e un rintronato PD, facendosi condizionare rispettivamente dalla Lega e da Di Pietro, sono stati i primi ad affossare l'idea di un bipartitismo italiano ancor prima che essa potesse essere concretizzata. Sul piano di un'evoluzione positiva della democrazia italiana i primi ad essere inaffidabili sono proprio i due maggiori partiti che avrebbero dovuto semplificare il quadro politico e creare stabilità. Il PD è prigioniero delle manette di Tonino e di una crisi identitaria devastante. I democrats de noantri non sanno più chi sono e come dovrebbero essere per il futuro. Il PdL ha deciso di farsi trainare dai padani di Bossi, con tutti i rischi di disgregazione nazionale e non si è dotato di un benchè minimo collante ideale, affidando tutto agli alti e bassi del carisma di Berlusconi. Oggi Fini qualcosa fa, ma non sappiamo fino a che punto. Anche chi è convinto sostenitore del bipartitismo e della semplificazione, oggi non può che sperare in una scomposizione dell'attuale panorama che permetta una successiva ricomposizione di soggetti maggiormente attenti all'interesse generale della Nazione. Una scomposizione magari ad opera di un centro riformatore e non neodemocristiano e di una destra liberale e nazionale.