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8 febbraio 2010
Dove va l'AmeriCina?
 

Quella che da tempo su questo blog viene definita AmeriCina, da più parti è stata battezzata soprattutto con il nome di Chimerica, ma la sostanza non cambia. Stiamo parlando di quel grande rapporto simbiotico che unisce, volenti o nolenti, le due maggiori potenze del pianeta, Stati Uniti e Cina, almeno dal punto di vista economico. Gli USA hanno bisogno della Cina per sostenere il loro deficit federale e la Repubblica Popolare, essendo divenuta potenza economica esclusivamente grazie ad un sistema basato perlopiù sulle esportazioni, continua a dipendere dagli alti e bassi dei consumatori americani, anche se prima o poi dovrà essere stimolata una domanda interna cinese più consistente. In questo quadro di interdipendenza i due giganti sono obbligati ad andare d'accordo e possibilmente anche sul piano politico, nonostante le enormi differenze fra la storica democrazia a stelle e strisce e un regime che ha fatto passi enormi sulle libertà economiche, ma rimane illiberale su quelle politiche. Nel medio-lungo termine la Cina, non potendo andare avanti all'infinito con questa sorta di capitalcomunismo, dovrà avere il coraggio di varare delle riforme democratiche, così come gli Stati Uniti non potranno ignorare l'entità del loro debito pubblico, sebbene essi abbiano delle possibilità maggiori per sostenerlo rispetto, ad esempio, ai singoli Paesi europei. Ma la realtà di oggi impone un legame fra americani e cinesi, al di là della mentalità politica diversa, tant'è che si è parlato di G2, i due Grandi della Terra che devono assumersi le loro responsabilità per la governance globale.


L'inizio del mandato presidenziale di Barack Obama è stato caratterizzato da ottimi rapporti anche politici con Pechino. In più occasioni sia Obama che Hillary Clinton hanno posto l'accento soprattutto sui temi che uniscono l'America alla Cina, ignorando volutamente tutto ciò che divide invece le due potenze come i diritti umani, il Tibet e la figura del Dalai Lama. L'Amministrazione americana è stata persino criticata ed accusata di ipocrisia e di anteporre gli affari ai valori democratici, ma qualcosa sta cambiando a giudicare dai fatti e dalle dichiarazioni degli ultimi giorni. Il Segretario di Stato USA Clinton non ha più avuto remore nel criticare apertamente la censura che viene applicata a Google e ad internet in generale dalle autorità cinesi. Poi sono uscite le notizie della vendita di armi da parte di Washington a Taiwan che Pechino considera propria e dell'incontro che ci sarà fra Barack Obama e il Dalai Lama. La Cina ha reagito duramente, minacciando rotture profonde. E' pur vero che gli armamenti destinati a Taiwan e i colloqui con il Dalai Lama, sono cose che gli Stati Uniti hanno deciso già da un po' di tempo e delle quali Pechino era a conoscenza, ma evidentemente qualcosa è mutato nella realpolitik sino-americana. Tutto ciò cosa significa? Forse l'AmeriCina o Chimerica che dir si voglia, è giunta al tramonto? Dobbiamo prepararci a nuove guerre fredde o addirittura calde? Non accadrà nulla di trascendentale, pensiamo. Per tutti i motivi sopra esposti di ordine economico, gli USA e la Cina non potranno che utilizzare il classico realismo kissingeriano ancora per diversi anni e sinceramente la cosa deve essere vista con favore poiché il mondo ha bisogno di ordine e governance i quali possono essere garantiti solamente dalle maggiori potenze che se vanno d'accordo e si dividono lealmente le responsabilità, è meglio per tutti. Non sarebbe negativa una collaborazione anche politica fra USA e Cina, nonostante le differenze. Qualcuno può urlare alla spartizione inumana del mondo fra pochi potenti, ma, non nascondiamoci dietro il dito, il pianeta ha sempre avuto bisogno di un equilibrio fra giganti politici ed economici e le loro rispettive aree d'influenza. Però, pur con tutto il pragmatismo necessario, anche Obama è giunto alla conclusione che il doveroso mantenimento di buone relazioni fra America e Cina non deve far dimenticare i valori di libertà della missione americana. Ecco perchè non ha esitato a stigmatizzare la censura cinese al web e ad invitare a Washington la guida spirituale del popolo tibetano. Anche attenersi ai principi fondanti della democrazia a stelle e strisce fa parte della realpolitik quotidiana.

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