Da qualche giorno serpeggia una certa paura all'interno del PdL. Un timore ben descritto su alcuni blogs più o meno appartenenti all'area di centrodestra. In buona sostanza una schiacciante vittoria del PdL e della Lega alle prossime elezioni regionali non viene più considerata come una cosa certa e si teme che determinate candidature sbagliate possano regalare delle Regioni al PD il quale potrebbe così tornare a fare la voce un po' più grossa a livello nazionale, senza aver fatto chissà che ed anzi, pur trovandosi dilaniato da una crisi pesantissima dalla quale è anche emersa la pessima qualità di diversi amministratori locali piddini. Pensiamo ai casi più recenti di Marrazzo e Delbono, ma anche all'incompetenza e alla gestione poco trasparente del potere di Bassolino e di Rosetta Jervolino. Chissà, magari il centrodestra trionferà ovunque, però non è un mistero che certe candidature abbiano creato perplessità e fatto discutere.
Percorrendo tutta l'Italia dalle Alpi alla Sicilia, notiamo anzitutto i leghisti Cota e Zaia, rispettivamente in Piemonte e in Veneto, imposti da Bossi a Berlusconi e a tutto il Popolo della Libertà. Per fare posto a Zaia è stato gentilmente invitato ad alzarsi un Governatore che ha lavorato bene come Galan. Qualcuno potrebbe sottolinearci il bisogno di rinnovamento e il fatto che un amministratore, anche se ottimo, dopo due o tre mandati inizi a stufare. Siamo d'accordo, ma in un'Italia lenta nei cambiamenti dove, per esempio, si parla addirittura di un ritorno di Romano Prodi e un sempreverde come Formigoni non stufa mai, anche una riconferma di Galan non sarebbe stata una cosa così folle. Ma almeno Zaia, sebbene stia dicendo parecchie idiozie sulle centrali nucleari e sugli OGM, è stato presentato in un territorio facile per la Lega e quasi sicuramente vincerà. Ben diverso è il discorso in Piemonte. Intanto occorre conquistare una grande città come Torino e tutto il suo territorio, storicamente di sinistra e quindi difficili da espugnare per qualsiasi candidato di centrodestra. La Lega Nord ha ottenuto nelle più recenti consultazioni elettorali buone percentuali anche in diverse Province piemontesi, ma rimangono delle zone dove il PdL e la Lega devono impegnarsi parecchio perchè il consenso non è scontato. Quindi in una Regione che non può essere considerata feudo al pari del Veneto, un candidato come Cota che ha allontanato l'UDC e fa storcere il naso a molti moderati, può anche perdere. Peccato, anche perchè Ghigo era disponibile a tornare in pista e l'ex-Governatore avrebbe potuto ottenere l'appoggio del partito di Casini e unire un elettorato più vasto per battere la Bresso. Certo, l'UDC piemontese si è comportata in maniera davvero incoerente, alleandosi con la zarina Mercedes Bresso, dal momento che i centristi avevano giurato di rifiutare alleanze sì con i leghisti, ma anche con candidati del PD laicisti e troppo di sinistra, ma rimane comunque l'errore dell'imprudente candidatura leghista in Piemonte. Continuando a viaggiare attraverso l'Italia non possiamo non fare una sosta nel Centro del Paese dove osserviamo un altro personaggio, appoggiato dal PdL per la corsa alla Presidenza della Regione Lazio, che non ha la vittoria in tasca. Sarà che Renata Polverini appare più di sinistra che di destra e fin troppo esterna al PdL per riuscire ad unire tutto l'elettorato di centrodestra, ma per il momento certi sondaggi danno per vincente Emma Bonino sebbene l'esponente radicale sia invisa alla maggioranza dei cattolici. Giungendo infine nel Sud Italia, assistiamo alla dispersione pugliese di energie e di voti fatalmente provocata dalle candidature di Rocco Palese e di Adriana Poli Bortone. Senza contare le indecisioni del PdL sul primo; lanciato, ritirato e rilanciato. Se il Popolo della Libertà subirà delle sconfitte alle Regionali, si tratterà di batoste meritate.