Nei giorni a cavallo di Ferragosto si è formata, sulle pagine culturali de Il Giornale ancora diretto da Giordano, un'interessante discussione che ha coinvolto intellettuali di quell'area di destra già vicina al MSI prima e ad AN dopo, ma spesso critica nei confronti dei dirigenti della destra politica italiana. Per intenderci, giornalisti e uomini di cultura come Stenio Solinas e Pietrangelo Buttafuoco. In sostanza è stato posto l'accento sull'attuale situazione di tutto quel mondo che ha lottato, emarginato per anni, con il Movimento Sociale Italiano, è salito poi al Governo del Paese con Alleanza Nazionale per diventare successivamente il cofondatore, assieme a Forza Italia, del Popolo della Libertà. La domanda di fondo è stata: si può essere soddisfatti del presente della destra che ha sciolto AN per costituire il PdL con i berlusconiani? E le risposte fornite, molto diverse fra loro.
Se si vuole dare un giudizio sul percorso effettuato sinora dagli eredi di Giorgio Almirante, non ci si può limitare a due sbrigative parole. Al di là degli spauracchi agitati in modo strumentale da certi antifascisti, il MSI rimase sempre ben ancorato alle logiche del sistema democratico, ma senz'altro conservava un legame, anche nella denominazione, non tanto con il fascismo-regime del Ventennio, ma con quello dei vinti della Repubblica Sociale Italiana. Un attaccamento alle radici giovanili dei principali fondatori del partito che già molto prima della svolta di Fiuggi era divenuto via via con il tempo più sentimentale che prettamente politico e in quanto tale, anacronistico. Quindi l'accantonamento definitivo in quel di Fiuggi nel 1995 di un certo armamentario ideologico, fu cosa opportuna per rispondere alle sfide di un mondo moderno in continua evoluzione. A molti ha sempre fatto comodo dipingerlo come il fucilatore della RSI, ma già Almirante avrebbe voluto, almeno dagli anni Settanta in poi, fare ciò che ha fatto Fini molti anni più tardi. Probabilmente lo storico leader missino avrebbe superato il nostalgismo per rimanere comunque a destra e non sarebbe diventato un beniamino degli ex-comunisti, oggi piddini, ma questo è un altro discorso. Con la creazione della Destra Nazionale, aperta a conservatori vari, monarchici e liberali, tentò di superare la natura di un partito esclusivamente arroccato sul reducismo di Salò e sui rancori della guerra. Pochi ricorderanno che il leader del MSI scriveva pubblicamente a Montanelli che votare Fiamma Tricolore non significava votare fascista. Certamente i tempi del carismatico Segretario missino non erano ancora maturi e non a caso si proseguì per anni con non pochi equivoci che solo grazie all'abilità oratoria di Almirante potevano essere mascherati. Un partito democratico, di destra occidentale, ma pur sempre stimolante anche per chi si definiva fascista senza mezzi termini. Il fascismo fu un fenomeno difficile da inquadrare in un contesto parlamentare classico e la parte destra dell'emiciclo avrebbe dovuto essere considerata appannaggio di conservatori, liberali cavouriani, prezzoliniani, monarchici. Invece il MSI occupò abilmente quasi tutto il lato destro, pur rimanendo impigliato, non solo per colpa sua, nel revanscismo di Salò. Da ciò si poterono radicare dei convincimenti fuorvianti che in buona parte sopravvivono ancora oggi. Per esempio c'è chi, come Storace e i suoi, è ancora convinto che in Italia la destra o è “sociale”, quindi in realtà statalista e socialisteggiante come il vecchio MSI e i programmi economici di Salò, o non è destra. Anche Alleanza Nazionale non ha mai saputo superare determinate contraddizioni. Al di là di quello che si possa pensare del Fini di oggi, crediamo nessuno riesca a negare i tanti meriti e il coraggio con i quali l'attuale Presidente della Camera ha chiuso l'esperienza missina e soprattutto ha saputo spazzare via gli aspetti più infami del passato fascista come l'antisemitismo, grazie anche alle numerose visite nello Stato di Israele. Però relegando giustamente in soffitta anche le ultime incrostazioni ideologiche, Gianfranco Fini non ha saputo o voluto costruire un soggetto politico della destra italiana con un'identità forte e riconoscibile come quelle, ad esempio, di tanti partiti conservatori occidentali, difensori di tanti valori tradizionali e allo stesso tempo capaci di slanci riformatori in numerosi campi. Da questo è nata una certa debolezza cronica di AN che spesso nella sua breve vita ha dimostrato di essere un contenitore abbastanza grande, ma vuoto e di non poter fare altro che gestire il quotidiano e andare a rimorchio della leadership berlusconiana. Se la classe dirigente di AN, fin dai tempi del Congresso di Fiuggi, si fosse preoccupata di creare un nuovo e preciso collante in grado di sostituire per sempre tutte le contraddizioni del MSI-DN, oggi anche il PdL sarebbe migliore e più entusiasmante. Purtroppo sia Forza Italia che Alleanza Nazionale non hanno fatto altro che unire i loro due storici ed irrisolti problemi identitari e invece di costituire il GOP all'italiana e quindi un grande partito conservatore di massa, hanno fondato solamente un grosso partito.