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15 maggio 2015
Silvio di nuovo amerikano?
Quell'area di centrodestra che un tempo aggregava la maggioranza degli italiani, ora si trova in preda ad una crisi molto complicata che non è solo di consensi elettorali, bensì è soprattutto di contenuti, contenitori, leadership e prospettive future. Il berlusconismo non riesce più a raccogliere voti ed entusiasmo e non costituisce più il perno centrale e necessario per qualsivoglia alleanza di centrodestra, tuttavia non è ancora arrivato un nuovo leader che sia in grado di trovare una sintesi e spingere le attuali schegge impazzite di centrodestra a seguirlo. Infatti ognuno continua ad andare per conto suo e purtroppo l'attuale situazione deprimente sembra destinata a rimanere tale ancora per diverso tempo. Berlusconi è il primo ad essere consapevole di questa sorta di stallo e prova a buttare lì qualche proposta affascinante, resistendo perché manca ancora un Renzi di centrodestra e sperando di intestarsi pure un'eventuale rinascita del campo dei moderati. Così è nata l'idea di proporre una rifondazione attraverso la creazione di un partito unitario di centrodestra simile al Partito Repubblicano americano, al GOP degli USA. Questo blog ha come simbolo un elefante uguale uguale a quello dei repubblicani americani, ma con i colori italiani ovviamente, pertanto quando qualcuno parla di GOP all'italiana, chi scrive non rimane di certo indifferente. Un grande partito di centrodestra simile ai vasti rassemblement delle democrazie anglosassoni come i repubblicani USA, ma anche come i Tories britannici, beh, è sempre stato il sogno di tutti i conservatori, liberali e riformatori più autentici di questo Paese. Ma se non può esserci indifferenza, non ci può essere nemmeno molta fiducia se pensiamo al ventennio berlusconiano e alle tante occasioni gettate alle ortiche. Insomma, la proposta berlusconiana del GOP tricolore pare davvero fuori tempo massimo. Buttata lì solo per tentare di uscire da una situazione politica disperata. Silvio Berlusconi doveva e poteva unire i moderati italiani in un solo partito e guardando all'America, quando aveva forza e il consenso del Paese. Ebbe almeno tre occasioni per semplificare la politica italiana e la vita del centrodestra, (bicamerale con D'Alema, la disponibilità di Veltroni ad accordarsi con FI per realizzare il bipartitismo in Italia ed infine la nascita del PdL), ma sempre preferì anteporre le proprie aziende e le grane giudiziarie all'efficienza della politica. Perché mai dovremmo fidarci ora?
31 marzo 2015
Rieccolo
La politica italiana ha avuto almeno due personaggi che si sono meritati il seguente appellativo: Il Rieccolo. Il primo fu Amintore Fanfani e il secondo, in tempi più recenti, è stato Silvio Berlusconi. Personaggi tornati al Governo del Paese più volte, eppure apparsi in disarmo a diverse riprese. Adesso anche la Francia ha il suo "Rieccolo" e si tratta di Nicolas Sarkozy. Dopo aver chiuso la propria esperienza alla Presidenza della Repubblica in maniera non esaltante, Sarkozy sembrava destinato a tutto fuorché ad un ritorno alla politica nazionale come protagonista. Invece in breve tempo ha riconquistato la leadership dell'UMP, il proprio partito e poi ha trionfato nelle ultime elezioni dipartimentali, umiliando i socialisti e frenando le ambizioni di Marine Le Pen. Nicolas Sarkozy è tornato ad essere il leader del centrodestra francese, quindi non possiamo fare altro che dirgli: chapeau! Marine Le Pen sembrava lanciatissima per rivoluzionare la Francia, eppure è stata costretta a fermarsi qualche chilometro prima del traguardo. Ha sì ottenuto molti voti, ma nessun dipartimento da governare, quindi continua a rimanere marginale proprio come il suo babbo Jean-Marie. Tutto ciò dovrebbe insegnare qualcosa ai lepenisti de noantri come Salvini e a chiunque tenti di organizzare un'alternativa al renzismo. Con l'estremismo si può anche giungere ad ottenere voti, ma non si sale a governare nemmeno un'amministrazione locale.
4 febbraio 2015
Il vecchio che ritorna
 

L’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale ha dato perlomeno un senso di stabilità all’Italia e non abbiamo rivisto quel Paese precario ed ingovernabile del 2013 che impallinò ben due papabili e si dovette rivolgere di nuovo al Presidente della Repubblica uscente Giorgio Napolitano. Finalmente è terminato pure l’estenuante toto-Quirinale ed ora il Governo può forse dedicarsi all’economia e a qualche riforma, si spera, decente. Tuttavia la salita al Colle di Mattarella, imposta senza tante storie da Matteo Renzi, ha terremotato ancor più un’area di centrodestra già piuttosto malconcia per conto suo e creerà anche qualche problema allo stesso Premier, sebbene egli appaia ora come l’unico vincitore della partita per la Presidenza della Repubblica. Silvio Berlusconi è o dovrebbe essere il principale sconfitto. Già in possesso di una leadership sempre meno robusta e sempre più contestata, a partire dall’interno della stessa Forza Italia, ha speso settimane a sostenere l’utilità del Patto del Nazareno, votando l’Italicum ed altre cose renziane e facendo arrabbiare sempre più quei forzisti già abbastanza arrabbiati, perché tutto ciò avrebbe dovuto aiutare ad avere un Presidente condiviso e non ostile. Invece niente, Renzi ha deciso, da solo, per Mattarella e tanti saluti al Nazareno e alle riunioni con Verdini. Berlusconi ha fatto la figura dell’ingenuo o del giocatore d’azzardo ormai vecchio che viene battuto da un suo simile, però più giovane e rapido. Anche Angelino Alfano non ha fatto un figurone. Nelle strade del centrodestra vi sono solo macerie e visto che quando viene toccato il fondo, si può solo risalire, almeno adesso dovrebbero esserci le condizioni per ricostruire davvero un’alternativa popolare e liberale al renzismo. Anzitutto Fitto e i suoi d’ora in poi avranno ancora più motivi per invitare Berlusconi a godersi una dorata pensione. In ogni caso, nonostante l’età e le mille vicissitudini di Silvio, si fa fatica a pensare all’ex-Cav come ad un ingenuo o un vecchietto quasi incapace ormai di intendere e volere. Berlusconi si è fatto fregare come un Enrico Letta qualsiasi? Parliamo di un leader che si è sempre rivelato un gigante; certo, per sé stesso, un po’ meno per gli italiani. Non a caso il giovane Matteo da Firenze ha fatto proprie molte delle caratteristiche del berlusconismo. Renzi è un altro gran furbacchione; per la sua carriera ovviamente, mentre per quanto riguarda il Paese nutriamo dei dubbi. Alcuni dicono che in fondo Mattarella non dispiaccia a Berlusconi il quale confida in una soluzione delle proprie grane giudiziarie agevolata dal nuovo Capo dello Stato su suggerimento del Premier. E’ possibile che sia stato necessario un gioco delle parti, ma sotto ci sia qualcosa che i comuni mortali non possono conoscere. In effetti per ora, alla faccia del clima ostile, Berlusconi è stato invitato alla cerimonia di insediamento e giuramento di Sergio Mattarella e la pena da scontare ai servizi sociali è stata accorciata. A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca, come diceva la buonanima di Giulio Andreotti. Per quanto riguarda Matteo Renzi, naturalmente egli ha dimostrato di saper imporre le proprie scelte a tutti. Questo decisionismo può piacere agli italiani, stanchi di dibattiti inconcludenti, ma se non giungeranno presto dei miglioramenti sul fronte sociale ed economico, il Premier verrà giudicato soltanto come un dittatorello di provincia, un bullo del quale il Paese non tarderà a stufarsi. L’Italia è stabile, ma non deve essere immobile. E’ stato capace di rottamare non solo i suoi vecchi Capi, ma addirittura, forse, un personaggio intramontabile come Berlusconi. Però ha riesumato un antico democristiano di sinistra come Sergio Mattarella e questo va in una direzione totalmente opposta a quella della rottamazione e del nuovismo sbandierati fino a poco tempo fa. Più che il nuovo che avanza, Mattarella è il vecchio che ritorna. Gli italiani non dimenticheranno questa contraddizione. Se Susanna Camusso sa di Fiat 128 come dice il mitico Crozza, Mattarella, al massimo, sa di Fiat 130, anche se oggi circola con una Panda. Per carità, senza volerlo santificare come quasi tutti stanno facendo in questi giorni, riconosciamo come il nuovo Presidente della Repubblica sia una persona perbene che non ha mai calpestato la propria dignità pur di fare carriera, a differenza di tanti altri politici italiani. Dicono che non rida mai, ma ha vissuto una tragedia enorme come l’assassinio del fratello Piersanti ad opera della mafia. Dobbiamo rilevare altresì come i primi discorsi di Mattarella Presidente della Repubblica, non siano stati banali e di circostanza. Non si è dimenticato dei Marò e ha posto l’accento sulla lotta al terrorismo islamico. Un inizio apprezzabile, tuttavia Sergio Mattarella viene da un mondo in passato considerato cattocomunista e probabilmente l’Italia di oggi avrebbe bisogno d’altro.

27 novembre 2014
Povero centrodestra
 

Le elezioni regionali di domenica scorsa, soprattutto quelle tenutesi in Emilia Romagna, hanno guastato l’umore all’interno di quasi tutti i principali partiti italiani, con la sola eccezione della Lega di Salvini. Anzitutto, un forte astensionismo, peraltro in uno storico feudo del PD, ha messo qualche freno alla luna di miele fra Matteo Renzi e gli elettori. L’onda lunga renziana inizia a perdere un po’ di forza. Grillo non può che constatare una fase discendente del M5S, in apparenza inarrestabile per il momento e confermata sia in Emilia Romagna che in Calabria. Forza Italia che già non godeva di buona salute, in Emilia Romagna è stata sorpassata abbondantemente dalla Lega Nord, giunta al 19,4% dei voti. Gli azzurri si sono dovuti accontentare del 8,3%. Vogliamo soffermarci in particolare sul terremoto nel centrodestra provocato dal voto di domenica. Già prima delle Regionali si parlava molto dell’ascesa del capace Matteo Salvini; in effetti, l’unico leader di centrodestra in crescita. Ora, dopo l’inequivocabile successo in Emilia Romagna, i suoi fan si stanno scatenando e anche lo stesso leader leghista si sta convincendo sempre più di essere ormai l’unica alternativa possibile a Matteo Renzi. Certo, se prima sembravano illusioni di uno che si era montato la testa, adesso Salvini ha qualche ragione in più per darsi delle arie di fronte agli altri leader o leaderini di ciò che rimane del centrodestra italiano. Berlusconi è ancora limitato dalla Giustizia e, per quanto sia bravo e tenace, fa fatica a rappresentare un’offerta politica fresca. Giorgia Meloni è tosta, ma ferma al 3% con un partitino più nostalgico di AN e MSI che desideroso di interpretare un centrodestra nazionale. Alfano tiene al Sud, ma la sua presenza al Governo gli crea qualche grattacapo. Silvio Berlusconi è sembrato addirittura disponibile a reinventare una leadership di centrodestra, non più per sé stesso, bensì per Matteo Salvini. Poi il Cav ha smentito quasi tutto, però è evidente come alcuni spingano per attribuire al leader leghista un ruolo più importante. In ogni caso, chi già intravede la salvezza nel Segretario della Lega, rifletta un attimo e non corra troppo. Salvini si è rivelato un ottimo Capo di partito, tuttavia egli saprebbe e potrebbe guidare una coalizione più ampia di soggetti diversi fra loro? Ecco, su questo punto è saggio mantenere dei dubbi. L’exploit leghista in Emilia Romagna è incontestabile, ma riuscirebbe Salvini a conquistare almeno il 20% a livello nazionale? Ciò non è affatto scontato visto che l’Italia non si interrompe nelle Marche e il Centro-Sud non va ancora in estasi per il Le Pen padano. Le idee di Matteo Salvini non piacciono a tutti e molti settori di centrodestra accetterebbero sì un’alleanza con la Lega, ma mai una leadership di Alberto da Giussano. Uno schieramento condotto da Salvini guadagnerebbe consensi dal malcontento popolare, (comprensibile), portando avanti tematiche sulle quali è pure giusto discutere come l’immigrazione clandestina, la sicurezza, l’Euro, nozze ed adozioni gay, tuttavia faticherebbe ad essere credibile come forza rassicurante di Governo. Chi arriva a venerare non solo Putin, ma anche la Corea del Nord e Marine Le Pen, quindi sorpassa in peggio la politica estera berlusconiana, già poco liberale ed assai discutibile, poi non può pretendere di convincere la maggioranza degli italiani. Alla fine vincerebbe sempre Renzi, pure con una scarsa azione di Governo. Finora Matteo Salvini è stato più svelto e furbo degli altri ed è chiaro che se altre potenziali energie del campo dei moderati continueranno a dormire, chi cerca nel panorama politico un’alternativa a Renzi sarà costretto ad affidarsi a Salvini, ma se qualcuno avrà il coraggio di andare oltre al centrodestra degli ultimi vent’anni e di lanciare un’offerta popolare, liberale e nazionale per il Governo del Paese, non saremo costretti a morire salviniani o renziani. In effetti, qualche sforzo in tale direzione sembra esserci e pensiamo alla ribellione di Raffaele Fitto il quale, sono parole sue, non vuole essere gregario né di Salvini, né di Renzi e forse si sta stufando anche di Berlusconi. Comunque, poveri noi, povero centrodestra! Ci siamo dovuti sorbire vent’anni di berlusconismo che quasi mai è stato un fenomeno politico liberale, fra statalismo a livello interno ed amicizie con alcune canaglie del mondo a livello esterno. Il berlusconismo ha prodotto parecchi guasti. Per esempio, una parte di italiani di centrodestra si è davvero convinta della necessità per il Paese di baciare lo stivale di Vladimir Putin, mentre questo signore dovrebbe essere trattato con realismo ed estrema diffidenza e se noi abbiamo bisogno delle sue risorse, lo Zar di Mosca ha pure bisogno di venderle. Ebbene, dopo tutto questo, dovremmo accettare il salvinismo, ancora peggiore delle degenerazioni illiberali di Berlusconi? Perché in Italia, sul lato destro della politica, non possiamo mai avere un leader autenticamente popolare e liberale? Dopo il successo dei repubblicani americani alle elezioni di midterm, alcuni in Italia hanno teorizzato ed auspicato la nascita di un contenitore di centrodestra simile al GOP. Magari, ma se questa prospettiva è già quasi impossibile con Berlusconi, con Matteo Salvini vedremmo il GOP soltanto in cartolina.

24 ottobre 2014
Il compagno Silvio
 

Silvio Berlusconi non vuole proprio accettare di iniziare una nuova vita un po’ più distante dalla politica. Ha ribadito pubblicamente la propria intenzione di ricandidarsi e vincere. Per carità, tutto legittimo e gli italiani si esprimeranno quando ne avranno l’occasione, anche se servirebbero un leader ed una classe dirigente del tutto nuovi per costruire un’alternativa a Renzi ed un’alleanza competitiva di centrodestra. Certo, nel campo un tempo occupato dalla CdL e dal PdL, vi sono diversi fermenti ed iniziative, anche interessanti, ma nessuno ha ancora la forza di aggregare un popolo attorno ad una coalizione o contenitore popolare, liberale e nazionale, così come fece Berlusconi nei suoi anni migliori, quindi l’ex-Cav ne approfitta per rimarcare un ruolo che resiste nonostante il passare del tempo, i servizi sociali ed altre mille traversie. Senza dubbio il Berlusconi di oggi non affascina più tutti come quello di ieri. Alcuni lo vedono completamente bollito e per altri si muoverebbe impacciato fra l’esuberanza della fidanzata che pretenderebbe di dettare la linea politica a Forza Italia e un rapporto ambiguo con Matteo Renzi. Personaggi fino a ieri assai vicini al Capo come Fitto e Capezzone, stanno esprimendo un disagio che va oltre al mal di pancia. In effetti, le ultime uscite di Silvio Berlusconi si sono rivelate sorprendenti. Nessuno si sarebbe mai aspettato un selfie del virile Silvio con Luxuria. Ma anche le ultimissime esternazioni di ieri stanno facendo discutere. Intanto, fa fatica a parlare male di Renzi e quasi quasi appoggerebbe tutte le modifiche all’Italicum perorate dal Premier, compreso anche, forse, il premio di maggioranza da conferire ad una singola lista e non ad una coalizione. Vuole instaurare di fatto un bipartitismo, accordandosi con Renzi ed abbandonando Salvini e Meloni al loro destino? Magari giungesse il bipartitismo in Italia, ma dobbiamo constatare che fino ad oggi tutti hanno fallito su questo fronte, Berlusconi per primo e nemmeno a Renzi riuscirà l’impresa, per quanto sia stato capace finora di asfaltare persone e partiti alla sua sinistra. Inoltre Forza Italia non può più ritenersi un partito di massa e avrebbe solo da perdere con le modifiche all’Italicum caldeggiate dal Rottamatore. Infatti Verdini, lucidamente, se ne è accorto. Silvio Berlusconi poteva realizzare il bipartitismo nel 2008 insieme a Veltroni, tramite il famigerato Veltrusconi. Allora aveva forza e potere, ma né lui e né il Segretario del PD ebbero il coraggio necessario. Ma il leader di FI non si è soffermato ieri soltanto sulla legge elettorale, bensì è andato a toccare altri argomenti con delle posizioni inedite che appunto rendono il Berlusconi di questi giorni alquanto stupefacente. Per farla breve, ha aperto ai nuovi diritti degli immigrati e degli omosessuali, dicendosi disponibile a rendere concreto in Italia lo Ius soli e a far approvare una soluzione per le unioni gay. Nel merito non ha espresso posizioni bislacche perché se è sacrosanto regolare l’immigrazione, contrastando illegalità e clandestinità, è altrettanto doveroso adoperarsi per le esigenze di quelle famiglie provenienti da altri Paesi che intendono vivere e lavorare in Italia onestamente. Anche per quanto riguarda le coppie di fatto, gay e non, bisogna trovare un compromesso che tenga conto dei loro diritti, senza forzature ideologiche come il matrimonio o peggio ancora, le adozioni. Tuttavia le aperture berlusconiane rappresentano una svolta o almeno, una cosa nuova per l’elettorato di centrodestra, magari anche giusta, ma comunque discontinua rispetto al passato, anche recente. Eppure fra quei berlusconiani ancora fedeli al loro Presidente, con la sola eccezione di Gasparri, nessuno si è scandalizzato. E’ tutto in regola, è normale così! Ci permettiamo di ricordare che Gianfranco Fini, quando era ancora nel PdL, iniziò a distanziarsi da Berlusconi, sostenendo più o meno le stesse argomentazioni che oggi vengono rilanciate dal leader di Forza Italia, ma Fini fu massacrato, fatto a pezzi dai giornali di Silvio. Come veniva chiamato? Massì, il compagno Fini! Allora adesso dovremmo parlare della nascita del compagno Silvio. O no?

23 luglio 2014
Assolto, ma....
 

Silvio Berlusconi ha ottenuto un’assoluzione piena dalla Corte d’Appello di Milano per quanto riguarda il processo Ruby. L’assoluzione non è affatto illogica come sostengono quei manettari irriducibili alla Travaglio o alla Gad Lerner. Il processo su cui si è intestardita Ilda Boccassini ha preso sempre più una piega insostenibile con una presunta vittima che dice ai quattro venti di non esserlo mai stata e di aver mentito in diverse occasioni. Un processo simile non poteva che finire così. Berlusconi si sente adesso, legittimamente, più sollevato e libero dagli incubi giudiziari. Se non scoppierà a breve un altro grande guaio a causa di alcune considerazioni svolte in privato da Emilio Fede e registrate a sua insaputa, Silvio Berlusconi può ora affrontare il proprio cammino politico con maggiore serenità. I giornali berlusconiani tornano già a fare la voce grossa e a tentare di rimettere in riga chi negli ultimi anni si è allontanato più o meno dal Capo ed ha provato a superare il berlusconismo. Umanamente siamo felici per Berlusconi e i suoi cari, ma a livello politico le numerose colpe del Cav rimangono tutte, dal tradimento della rivoluzione liberale alle discutibili amicizie internazionali e sino ad arrivare ad una gestione, per così dire, putiniana di Forza Italia e del resto del centrodestra. Quindi se si vuole rifondare un’alternativa al PD e a Renzi, non si può ricorrere di nuovo al Cav come perno di tutto. Ciò non significa che Berlusconi debba scomparire dalla scena politica, ma non è possibile nemmeno tornare alla Casa delle Libertà del passato, cancellando con un colpo di spugna le tante degenerazioni del berlusconismo e il ricordo ancora vivo delle riforme mancate.

16 luglio 2014
Forza Gay
 

Recentemente Silvio Berlusconi ha aperto alle unioni gay, mentre la sua compagna Francesca Pascale e Vittorio Feltri si sono addirittura iscritti all'Arcigay. Ognuno è libero di cambiare idea quando vuole e di scegliere le battaglie politiche che preferisce, ma fra tutti i problemi italiani, la questione dei diritti dei gay non sembra proprio urgente e non dovrebbe essere prioritaria per un partito di centrodestra. Poi, per essere pignoli, un partito come Forza Italia che ha sempre preso molti voti cattolici, dicendo di difendere determinati valori e l'importanza della famiglia tradizionale, farebbe bene a precisare di essere sì disposto a ragionare sull'opportunità di varare alcune norme utili per persone dello stesso sesso che convivono e si amano, tuttavia senza negoziare mai il concetto della famiglia composta da un uomo e da una donna. Tutto ciò per non disorientare ancor più un elettorato di centrodestra già piuttosto deluso e disperso. Ma oltre al merito, vogliamo soffermarci un attimo anche sul metodo. Da sempre Forza Italia e così è successo anche durante la parentesi del PdL, si basa sugli alti e bassi di Silvio Berlusconi che decide da solo o con pochi intimi e il resto della truppa si deve uniformare. L'apertura alle unioni gay non sfugge certo alla tradizione. Anzi, forse questa svolta è stata spinta più dalla compagna di Silvio che da Silvio stesso, occupato su altri fronti. Francesca Pascale pare sensibile alle istanze del mondo gay e Forza Italia tutta è costretta ad abbozzare solo perché non si può dire di no alla fidanzata del Capo. FI, già pesantemente condizionata, ora deve pure sottostare ai desideri della Signorina Pascale, la quale senza dubbio ha più potere di coloro i quali, nonostante tutto, si impegnano sul territorio e portano voti. Non a caso Forza Italia è piena di gente scontenta e frustrata. I cosiddetti "traditori" come Fini o Alfano sono ormai lontani, ma, chissà come mai, determinati malumori continuano a serpeggiare fra gli azzurri. Non tutte le lamentele sono condivisibili. Per esempio, circa le riforme da portare avanti con Renzi, forse Berlusconi ha ragione e Minzolini e i suoi amici torto, perché è consigliabile appoggiare quei cambiamenti caldeggiati dal Premier, per quanto essi siano poco rivoluzionari e ancora insufficienti, piuttosto che mantenere lo status-quo. In ogni caso, l'Italia peggio di così non può andare. Però il malessere diffuso all'interno di FI suggerisce di superare cesarismi e cerchi magici vari se si vuole avere un futuro, a maggior ragione in questi tempi nei quali il berlusconismo non è più fresco e vincente. Speriamo di non dover assistere ad un'ulteriore svolta, magari ordinata da Dudù.

6 giugno 2014
Se anche Fitto....

Il clima all’interno di Forza Italia non è dei migliori. Continua a pesare il risultato non esaltante ottenuto alle Europee, eppure non si tratta solo di questo, anche perché tutto sommato la performance elettorale di FI non è stata certo buona, ma nemmeno catastrofica, considerata la situazione e i limiti imposti a Berlusconi. Insomma, poteva andare anche molto peggio. Però gli azzurri devono ancora trovare una quadra sia sulla linea da tenere verso il Governo Renzi che in merito alla necessità di riformulare un’alternativa al PD. Forza Italia non è crollata alle Europee, però da sola non basta a rappresentare tutto il centrodestra italiano. Poi, continua ad esserci la leadership di Silvio Berlusconi che per alcuni costituisce sempre una grande risorsa, mentre per altri, fra i quali anche insospettabili berlusconiani di ferro, inizia a diventare un fastidioso ingombro. Se persino Raffaele Fitto, ovvero il leader dei cosiddetti lealisti pro-Silvio che mesi fa provocarono la rottura con Alfano, inizia a lamentarsi, significa che in Forza Italia il vero problema è il grande Capo che vuole continuare a decidere tutto da solo, non prendendo atto che una lunga stagione politica si è ormai conclusa. Con questo non si vuole sostenere che Berlusconi non debba avere più diritto di parola, per carità, ma il Cav faccia almeno come D’Alema e Veltroni e vale a dire, compia un passo indietro senza scomparire del tutto. Casini, Fini e Alfano, sono stati bollati come traditori e ricoperti di fango dai giornali berlusconiani, ma ora arriva addirittura un ultrà azzurro come Fitto a manifestare insoddisfazione. Traditore, poltronista e compagno pure lui? Periodicamente esce sempre qualcuno ad esprimere un certo malcontento. Tutti traditori e complottisti ai danni di San Silvio oppure è proprio quest’ultimo a rappresentare il problema? Ormai la storiella del tradimento funziona sempre meno. Bisogna ricostruire da subito il fronte alternativo a Matteo Renzi, ma non si può pensare di tornare semplicemente alle formule già utilizzate negli ultimi anni.

9 maggio 2014
Se FI arranca....
 

Quasi tutti i sondaggi, commissionati per le elezioni europee, inseriscono il PD al primo posto con una buona percentuale, poi prefigurano il M5S al secondo e Forza Italia al terzo, con percentuali anche minori del 20%. Se i numeri continueranno ad essere questi fino al voto, può darsi benissimo che finirà davvero così, anche se non sempre i sondaggi indovinano il vero risultato. Non sorprende il PD primo perché l'effetto Renzi è ancora forte, sebbene diversi italiani non abbiano apprezzato il modo con cui l'ex-Sindaco di Firenze è divenuto Premier ed alcuni sospettino che il rampante Matteo sia solo chiacchiere e distintivo. Anche il calo di FI non arriva come un fulmine a ciel sereno. Il modello di partito basato quasi esclusivamente sulla figura di Silvio Berlusconi inizia a stancare ed arranca a maggior ragione oggi, con un Cavaliere o ex-Cavaliere limitato dai servizi sociali e da alcune restrizioni, per quanto lievi. Forza Italia, come sempre, ruota attorno al Capo ed ha una classe dirigente incapace di fare senza Silvio. Poi, dopo vent'anni di promesse quasi mai mantenute, diventa difficile convincere di nuovo la maggioranza del Paese. Il fiato corto di Forza Italia permette a Beppe Grillo di correre e piazzarsi secondo. E pensare che i grillini meriterebbero di perdere molti voti alle prossime Europee, nonostante tutti i limiti evidenti dei partiti. Certo, il malcontento verso la politica tradizionale rimane diffuso e i recenti arresti illustri non aiutano. Molti italiani che non sopportano più UE e Euro sono attirati dai proclami euroscettici di Grillo, anche se, come al solito, il NO grillino all'Euro viene urlato per prendere qualche voto in più, senza alcuna seria riflessione sulla possibile gestione dell'eventuale fase post-Euro. Ma Grillo e Casaleggio, dalle ultime Politiche in poi, non hanno portato a casa un risultato, uno che sia uno e non hanno inciso minimamente al fine di migliorare il Paese o almeno di condizionare il dibattito politico. Invece di essere leader di un movimento, i due capelloni si sono rivelati dittatori di una setta di incapaci nella quale conviene stare zitti, altrimenti si rischia l'espulsione. Finora il M5S ha fatto parlare di sé soltanto per le sterili bordate di Grillo, per la diatriba poco edificante su diarie e scontrini e per gli "infedeli" cacciati dal Movimento a pedate nel sedere.

Mettiamola così. Un ridimensionamento elettorale di Forza Italia non sarebbe un male. I berluscones più trinariciuti diverrebbero un po' meno arroganti e la finirebbero di bollare come traditori o comunisti coloro i quali, dopo vent'anni di berlusconismo, provano a costruire un centrodestra diverso. Nascerebbero nuove prospettive per forze come il NCD, destinato a superare bene la soglia di sbarramento del 4%, soprattutto nel caso di una frenata di FI. Tuttavia una seconda e forte affermazione dell'armata brancaleone pentastellata, sarebbe garanzia di caos.

11 febbraio 2014
Pier ha fatto bene
 

"Eccolo lì, il nostro Pierfurby nazionale, che cambia di nuovo schieramento, che compie l'ennesimo salto della quaglia per non perdere poltrone e privilegi". Dinanzi alla svolta di centrodestra di Pierferdinando Casini, più o meno così hanno detto e dicono i principali detrattori del leader UDC, vale a dire quei centristi che si ostinano a non schierarsi oppure guardano a Renzi, ma anche quei berlusconiani più trinariciuti che mal sopportano il ritorno di Casini, "il traditore", il quale inquinerebbe la loro, peraltro improbabile, purezza ideologica. Chi non si è mai trovato completamente a proprio agio né con Berlusconi e nemmeno con il centrosinistra e per questo, nel corso della Seconda Repubblica, ha cambiato a volte collocazione, è sempre stato accusato di essere un voltagabbana motivato più dal potere che dagli ideali. Tuttavia non è poi così comodo rivendicare una visione diversa rispetto ai maggiori blocchi esistenti in campo. Casini resistette bene nel 2008, ma nel 2013, com'è noto, si è rivelato arduo il cammino con Monti e Fini. Alfano deve impegnarsi non poco per rendere concreta l'idea di un nuovo centrodestra quando quello vecchio, con il suo Capo storico, è ancora vivo e vegeto e, pur ammaccato, sembra che continui a piacere ad un numero considerevole di italiani. Chi non ha mai fatto l'ultrà o si è stancato di farlo, deve stare attento ad ogni mossa che compie perché qualsiasi posizione può correre il rischio di non essere ben compresa dagli elettori. Se si sceglie una maggiore autonomia, si diventa traditori; oppure, se si ritorna in compagnia di vecchi amici, beh, vuol dire che si è dei venduti.

Nonostante tutto, pensiamo che Casini abbia fatto bene a ricollocare l'UDC sul fronte alternativo a quello del PD e delle sinistre, indipendentemente poi da quelli che saranno i rapporti con Berlusconi e Forza Italia, perché, in modo molto semplice, è solo lì che può stare ed avere un senso il partito di Pier. L'Unione di Centro, fra alti e bassi, è sempre stata sostenuta da un elettorato moderato e cattolico che magari sopporta e non adora Silvio Berlusconi, ma che in ogni caso non vuole avere nulla a che fare con la sinistra, anche con quella meno ideologica di Renzi e con coloro i quali intendono cancellare le figure di Padre e Madre con Genitore 1 e Genitore 2. L'UDC è fondamentalmente un partito conservatore circa quei Valori non negoziabili già piuttosto aggrediti da una potente campagna transnazionale. L'errore di Casini è stato quello di abbandonare, oltre a Berlusconi, anche l'alternativa alle sinistre. Avrebbe dovuto procedere perlomeno come Alfano, ovvero prendere le distanze dal berlusconismo più esasperato pur rimanendo nell'area di centrodestra, ma, come si dice, meglio tardi che mai. Adesso sta all'UDC scegliere il modo migliore per soggiornare nuovamente nel centrodestra. Casini può avere tanti difetti, ma senza dubbio è un pragmatico, per alcuni forse troppo, quindi sa già come muoversi e non ha certo bisogno dei consigli di chi scrive. In ogni caso, secondo questo umile blog, Forza Italia e il suo inossidabile fondatore rappresentano ancora una realtà con cui è necessario fare i conti, piaccia o meno, ma nulla vieta di parlare più con Alfano che con Verdini, al fine di iniziare già da ora a costruire il centrodestra del futuro che inevitabilmente non sarà più il polo di Silvio, bensì quello degli amici italiani del PPE. Prendere atto del ruolo attuale di FI, però lavorare allo stesso tempo, con onestà e lealtà, per un fronte moderato capace di andare oltre alle contraddizioni degli ultimi vent'anni. Certo, Casini e pure Alfano non potrebbero seguire Forza Italia se il partito del Cavaliere, alla luce delle sedicenti rivelazioni di Alan Friedman su Napolitano, si incaponisse contro il Quirinale, magari aprendo allo sciagurato impeachment caldeggiato dai grillini. Friedman scopre l'acqua calda perché un certo attivismo da parte del Capo dello Stato è sempre stato noto ai più e si è trattato di un comportamento legittimo e dovuto proprio, purtroppo, all'inerzia e alla negligenza della classe politica. Poi e ci mancherebbe altro, si può sempre discutere sui risultati del Governo Monti. Speriamo che il Cav mantenga la lucidità necessaria perché se è vero che UDC, NCD ed altri devono dialogare con FI, è altrettanto vero che Forza Italia da sola non vince. Pensare che Berlusconi possa fare tutto da solo è come credere, da adulti, a Babbo Natale.

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