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3 luglio 2013
Il Datagate è una bufala
 

I media del mondo democratico hanno sempre bisogno di scoop sensazionali ed ora, per soddisfare i loro appetiti, danno grande risalto allo scandalo o presunto tale del Datagate e alle rivelazioni della talpa Edward Snowden. Ma ciò che emerge grazie a Snowden assomiglia a quei file messi in circolazione tempo fa dai signori di Wikileaks i quali, non a caso, offrono adesso assistenza alla talpa, tuttora bloccata nell'area transiti dell'aeroporto Sheremetievo di Mosca. Ovvero si tratta di cose già abbastanza note e persino scontate per le quali Barack Obama non dovrebbe giustificarsi più di tanto e l'Europa non dovrebbe arrabbiarsi o fingere indignazione. Tutti spiano tutti da sempre ed accade anche fra amici. L'America spia gli altri e gli altri, a loro volta, spiano l'America. Non è inusuale come ha detto John Kerry e ciò vale per tutti, non solo per Washington. Inoltre la ricerca d'informazioni non viene svolta solo per nuocere. Infine gli USA, anche con Barack Obama, rimangono una grande Nazione democratica in guerra con il terrorismo internazionale e determinate attività d'intelligence sono vitali, all'interno e all'esterno dei confini americani. Senza dubbio Edward Snowden, a maggior ragione in quanto ex-dipendente della NSA, deve essere considerato e perseguito per ciò che è, vale a dire un traditore del proprio Paese, forse prezzolato da alcuni regimi non proprio amici degli Stati Uniti. Speriamo che a nessuno venga in mente di concedere l'asilo a tale personaggio, nemmeno a quei Paesi governati dall'antiamericanismo ideologico. L'Amministrazione Obama, invece di difendersi con qualche imbarazzo, dovrebbe attaccare e sottolineare le contraddizioni di un uomo che dice di aver agito in difesa della libertà, a suo dire, calpestata dai metodi dell'intelligence americana e poi cerca appoggi presso Governi che ignorano sistematicamente la libertà d'informazione e molti altri diritti.

3 settembre 2009
Felici, nella discarica
 

Quando l'approdo di Vittorio Feltri a Il Giornale era ancora solo una voce che girava, già si ipotizzava una nuova linea editoriale del quotidiano decisamente più aggressiva e impegnata soprattutto a fronteggiare, con gli stessi mezzi, tutte quelle penne militanti del Gruppo Repubblica-Espresso e non solo, che da mesi passano al setaccio la vita privata di Silvio Berlusconi. Con le rivelazioni sul Direttore dell'Avvenire Boffo, le ipotesi che circolavano sul nuovo Giornale feltriano, sono state ampiamente confermate.


Vittorio Feltri non ha mai nascosto di essere un giornalista di parte, ma la sua è sempre stata una faziosità nobile, dichiarata alla luce del sole e non priva comunque di uno spirito critico, indipendente e anche anarcoide. Pertanto si può credere facilmente al fatto che a Il Giornale abbiano agito da soli e senza alcun input da parte di Berlusconi per quanto riguarda il caso Boffo. Alla fine poi importa poco se dietro allo scoop su Boffo ci sia soltanto l'indipendenza di Feltri oppure anche la lunga mano del Presidente del Consiglio. Ciò che deve far riflettere è il livello sempre più scadente dello scontro politico in questo Paese. E' pur vero che il gioco del lancio della spazzatura non è stato iniziato da Feltri e che spesso a brigante si risponde con un brigante e mezzo, ma visto che viviamo in un Paese che non sta meglio degli altri indipendentemente da ciò che continua a dire Giulio Tremonti, ma anzi necessita di una lunga serie di riforme politiche ed economiche, sarebbe bene che si litigasse su idee e programmi e non si contribuisse a peggiorare ancor più la qualità del dibattito pubblico e politico solo perchè gli altri fanno già così. A volte i principali protagonisti dell'Italia di oggi ricordano quei bambini, magari di certe zone disgraziate dell'Africa, che giocano su cumuli di rifiuti, eppure sono felici perchè, poverini, non hanno mai visto altro e pensano che ciò che li circonda sia del tutto normale.

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