.
Annunci online

Conservatori-Liberali
Conservatori sui Valori - Liberali in Economia

Con gli Stati Uniti d'America, con Israele, per l'Occidente unito!


 
Iscriviti a conservatori_liberali

Sviluppato da it.groups.yahoo.com

11 febbraio 2014
Pier ha fatto bene
 

"Eccolo lì, il nostro Pierfurby nazionale, che cambia di nuovo schieramento, che compie l'ennesimo salto della quaglia per non perdere poltrone e privilegi". Dinanzi alla svolta di centrodestra di Pierferdinando Casini, più o meno così hanno detto e dicono i principali detrattori del leader UDC, vale a dire quei centristi che si ostinano a non schierarsi oppure guardano a Renzi, ma anche quei berlusconiani più trinariciuti che mal sopportano il ritorno di Casini, "il traditore", il quale inquinerebbe la loro, peraltro improbabile, purezza ideologica. Chi non si è mai trovato completamente a proprio agio né con Berlusconi e nemmeno con il centrosinistra e per questo, nel corso della Seconda Repubblica, ha cambiato a volte collocazione, è sempre stato accusato di essere un voltagabbana motivato più dal potere che dagli ideali. Tuttavia non è poi così comodo rivendicare una visione diversa rispetto ai maggiori blocchi esistenti in campo. Casini resistette bene nel 2008, ma nel 2013, com'è noto, si è rivelato arduo il cammino con Monti e Fini. Alfano deve impegnarsi non poco per rendere concreta l'idea di un nuovo centrodestra quando quello vecchio, con il suo Capo storico, è ancora vivo e vegeto e, pur ammaccato, sembra che continui a piacere ad un numero considerevole di italiani. Chi non ha mai fatto l'ultrà o si è stancato di farlo, deve stare attento ad ogni mossa che compie perché qualsiasi posizione può correre il rischio di non essere ben compresa dagli elettori. Se si sceglie una maggiore autonomia, si diventa traditori; oppure, se si ritorna in compagnia di vecchi amici, beh, vuol dire che si è dei venduti.

Nonostante tutto, pensiamo che Casini abbia fatto bene a ricollocare l'UDC sul fronte alternativo a quello del PD e delle sinistre, indipendentemente poi da quelli che saranno i rapporti con Berlusconi e Forza Italia, perché, in modo molto semplice, è solo lì che può stare ed avere un senso il partito di Pier. L'Unione di Centro, fra alti e bassi, è sempre stata sostenuta da un elettorato moderato e cattolico che magari sopporta e non adora Silvio Berlusconi, ma che in ogni caso non vuole avere nulla a che fare con la sinistra, anche con quella meno ideologica di Renzi e con coloro i quali intendono cancellare le figure di Padre e Madre con Genitore 1 e Genitore 2. L'UDC è fondamentalmente un partito conservatore circa quei Valori non negoziabili già piuttosto aggrediti da una potente campagna transnazionale. L'errore di Casini è stato quello di abbandonare, oltre a Berlusconi, anche l'alternativa alle sinistre. Avrebbe dovuto procedere perlomeno come Alfano, ovvero prendere le distanze dal berlusconismo più esasperato pur rimanendo nell'area di centrodestra, ma, come si dice, meglio tardi che mai. Adesso sta all'UDC scegliere il modo migliore per soggiornare nuovamente nel centrodestra. Casini può avere tanti difetti, ma senza dubbio è un pragmatico, per alcuni forse troppo, quindi sa già come muoversi e non ha certo bisogno dei consigli di chi scrive. In ogni caso, secondo questo umile blog, Forza Italia e il suo inossidabile fondatore rappresentano ancora una realtà con cui è necessario fare i conti, piaccia o meno, ma nulla vieta di parlare più con Alfano che con Verdini, al fine di iniziare già da ora a costruire il centrodestra del futuro che inevitabilmente non sarà più il polo di Silvio, bensì quello degli amici italiani del PPE. Prendere atto del ruolo attuale di FI, però lavorare allo stesso tempo, con onestà e lealtà, per un fronte moderato capace di andare oltre alle contraddizioni degli ultimi vent'anni. Certo, Casini e pure Alfano non potrebbero seguire Forza Italia se il partito del Cavaliere, alla luce delle sedicenti rivelazioni di Alan Friedman su Napolitano, si incaponisse contro il Quirinale, magari aprendo allo sciagurato impeachment caldeggiato dai grillini. Friedman scopre l'acqua calda perché un certo attivismo da parte del Capo dello Stato è sempre stato noto ai più e si è trattato di un comportamento legittimo e dovuto proprio, purtroppo, all'inerzia e alla negligenza della classe politica. Poi e ci mancherebbe altro, si può sempre discutere sui risultati del Governo Monti. Speriamo che il Cav mantenga la lucidità necessaria perché se è vero che UDC, NCD ed altri devono dialogare con FI, è altrettanto vero che Forza Italia da sola non vince. Pensare che Berlusconi possa fare tutto da solo è come credere, da adulti, a Babbo Natale.

3 luglio 2013
Il Datagate è una bufala
 

I media del mondo democratico hanno sempre bisogno di scoop sensazionali ed ora, per soddisfare i loro appetiti, danno grande risalto allo scandalo o presunto tale del Datagate e alle rivelazioni della talpa Edward Snowden. Ma ciò che emerge grazie a Snowden assomiglia a quei file messi in circolazione tempo fa dai signori di Wikileaks i quali, non a caso, offrono adesso assistenza alla talpa, tuttora bloccata nell'area transiti dell'aeroporto Sheremetievo di Mosca. Ovvero si tratta di cose già abbastanza note e persino scontate per le quali Barack Obama non dovrebbe giustificarsi più di tanto e l'Europa non dovrebbe arrabbiarsi o fingere indignazione. Tutti spiano tutti da sempre ed accade anche fra amici. L'America spia gli altri e gli altri, a loro volta, spiano l'America. Non è inusuale come ha detto John Kerry e ciò vale per tutti, non solo per Washington. Inoltre la ricerca d'informazioni non viene svolta solo per nuocere. Infine gli USA, anche con Barack Obama, rimangono una grande Nazione democratica in guerra con il terrorismo internazionale e determinate attività d'intelligence sono vitali, all'interno e all'esterno dei confini americani. Senza dubbio Edward Snowden, a maggior ragione in quanto ex-dipendente della NSA, deve essere considerato e perseguito per ciò che è, vale a dire un traditore del proprio Paese, forse prezzolato da alcuni regimi non proprio amici degli Stati Uniti. Speriamo che a nessuno venga in mente di concedere l'asilo a tale personaggio, nemmeno a quei Paesi governati dall'antiamericanismo ideologico. L'Amministrazione Obama, invece di difendersi con qualche imbarazzo, dovrebbe attaccare e sottolineare le contraddizioni di un uomo che dice di aver agito in difesa della libertà, a suo dire, calpestata dai metodi dell'intelligence americana e poi cerca appoggi presso Governi che ignorano sistematicamente la libertà d'informazione e molti altri diritti.

2 dicembre 2010
Il complotto dov'è?
 

Dopo le ore tormentate dalle rivelazioni di Wikileaks, il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha voluto riaffermare alcune posizioni ufficiali degli Stati Uniti al fine di fermare subito un'onda lunga di sospetti e fraintendimenti. In particolar modo la Clinton ha desiderato chiarire qual'è lo stato attuale dei rapporti con Silvio Berlusconi e l'Italia. Approfittando dell'occasione offerta dal vertice OSCE, il Segretario di Stato USA ha incontrato il Premier italiano ed ha inteso far sapere ai cronisti internazionali presenti che l'America non ha un amico migliore di Silvio Berlusconi, dimostratosi coerente di fronte agli ultimi tre Presidenti: Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama. Questa manifestazione di amicizia così calorosa non può che rallegrare ed inorgoglire tutti quegli italiani che amano i valori delle democrazie occidentali e quindi determinate alleanze internazionali, indipendentemente dalla simpatia politica o meno per Berlusconi e pure per Barack Obama. Però le belle e rassicuranti parole di Hillary Clinton impongono delle riflessioni.


Se è vero che l'opposizione si deve scusare con Silvio o perlomeno dovrebbe ammorbidire i toni usati dopo l'uscita dei nuovi file di Wikileaks che hanno svelato l'irritazione americana per certe amicizie di Berlusconi, pure il Governo italiano, i berlusconiani e l'informazione fedele al Cav. farebbero bene ad accantonare con un po' di vergogna tutti quei sospetti di complotto anti-italiano made in USA lanciati più o meno ufficialmente nei giorni scorsi. Persino il solitamente cauto ed attento Frattini ne ha parlato ed è stato fatto un minestrone fra le notizie sui rifiuti di Napoli e i crolli di Pompei e le rivelazioni di Wikileaks. Cose per nulla legate fra loro che il Governo ha forzatamente messo assieme, facendo la figura pessima di un esecutivo che urla al complotto per nascondere le proprie inadempienze. Si parla così tanto della monnezza di Napoli perché purtroppo le strade da quelle parti continuano ad essere invase realmente da cumuli di spazzatura che forse dovrebbero essere rimossi dopo tante promesse. Anche i crolli di Pompei sono reali mentre Wikileaks è un sito internet criminale che certo può danneggiare vari Paesi del mondo, inclusa l'Italia, ma che si pone come primo obiettivo quello di destabilizzare la politica estera americana. E Hillary Clinton ha fatto capire bene che l'America non ha alcuna intenzione di minare in qualche modo la leadership berlusconiana sulla quale vorrebbe continuare a contare. Ovvio, se ci fosse nell'ombra un complotto, la Clinton non direbbe in ogni caso a livello pubblico di lavorare per la dipartita politica di Berlusconi, ma nemmeno approfitterebbe della prima occasione utile per esternare così calorosamente l'amicizia americana nei confronti del Premier italiano. Sullo sfondo rimangono comunque le perplessità degli Stati Uniti circa alcuni legami troppo stretti di Silvio con Putin e Gheddafi, ma ciò, pensiamo, viene affrontato a viso aperto attraverso i normali canali politici e diplomatici. Al momento, un po' perché la Russia di oggi offre qualche speranza in più grazie a Medvedev che sembra volersi liberare dal giogo di Putin e un po' perché oltreoceano si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, Silvio Berlusconi rimane ancora abbastanza affidabile per la Casa Bianca. Speriamo che il nostro Premier sappia meritare la fiducia accordatagli da Hillary Clinton.

29 novembre 2010
Ma questo Assange....
 

Da almeno una settimana il mondo intero si trova in fibrillazione a causa del sito internet Wikileaks e del suo fondatore Julian Assange. Sembra assurdo, ma i principali Paesi del globo paiono essere divenuti ostaggi di un semplice sito web e di un oscuro hacker di origini australiane. Nei giorni scorsi gli Stati Uniti hanno voluto mettere in qualche modo le mani avanti, allertando alleati e non sulla divulgazione da parte di Wikileaks di un numero consistente di e-mail segrete e confidenziali inviate al Dipartimento di Stato americano dalle ambasciate USA di tutto il mondo. Dopo una settimana di passione molti contenuti delle nuove rivelazioni del sito di Assange sono stati già anticipati dal New York Times e da alcuni giornali europei. Anche se è stato creato un clima di tensione non indifferente e persino di paura, sono usciti diversi particolari che francamente erano già più o meno noti anche prima. Per esempio, non è mai stato un mistero che gli USA, non solo con Obama, ma pure durante gli anni di Bush, abbiano sempre avuto non pochi dubbi circa gli ambigui legami internazionali di Silvio Berlusconi con Putin e il dittatore libico Gheddafi. Non desta poi una grande sorpresa il fatto che vi siano a livello umano scarsi feeling fra leader di Paesi che pure sono ufficialmente alleati. Può succedere che due o più Nazioni che sono legate da vincoli storici e strategici di amicizia siano guidate, in una determinata stagione politica, da leader del momento che per motivi umani e caratteriali faticano ad intendersi. In ogni caso le alleanze sono più forti dei singoli uomini e alla fine prevale quasi sempre la realpolitik. Certo, se Presidenti e Premier riescono ad essere vicini in maniera spontanea è comunque meglio, ma l'amicizia personale non è obbligatoria.


Perciò pare che tanti aspetti rivelati da Wikileaks non abbiano il potere di creare l'11 settembre della diplomazia come paventato da Frattini, perché in buona parte non inediti. Rimane comunque il fatto che questo signor Assange, oltre a dire di battersi per la trasparenza senza però svelare nulla della sua enigmatica persona, giochi irresponsabilmente con dati sensibili da un punto di vista politico e militare, mettendo così a rischio delicati equilibri e di conseguenza la vita di chi è impegnato nelle missioni internazionali degli USA e dei loro alleati. Perché oggi discutiamo sui giudizi americani in merito a taluni leader mondiali che possono anche solo rappresentare puro gossip, ma i signori di Wikileaks qualche mese fa hanno sparso nella rete pettegolezzi potenzialmente pericolosi in merito alle guerre in Iraq e in Afghanistan. Alla base della nascita di Wikileaks, secondo quanto affermato dal fondatore, avrebbe dovuto esserci la voglia di trasparenza dinanzi agli ultimi regimi dittatoriali del mondo come quello cinese ed altri sempre appartenenti all'Asia, oltre alla vigilanza su quei Paesi scarsamente democratici come la Russia putiniana, ma finora l'obiettivo del signor Assange è stato uno solo: minare la credibilità degli Stati Uniti e le relazioni americane con i principali alleati di Washington. Questo signore pare che lavori per qualche interesse di parte e non per la trasparenza democratica fine a sé stessa e sembra che compia dei reati palesi. E' lecito diffondere dei dati segreti attraverso operazioni di hackeraggio? Visto che persino la Procura di Roma sta valutando se esistano estremi di reato, forse Hillary Clinton e le Autorità americane, invece di creare solo panico, farebbero bene a pensare alla possibilità di incriminare Julian Assange e di far oscurare legalmente il sito internet Wikileaks. Probabilmente sarà quasi impossibile portare il signor Assange davanti ad un Tribunale visto che cambia casa ogni sei settimane, (ne sanno qualcosa i magistrati svedesi che intendono processare Assange per stupro), ma forse il mondo, con tutti i problemi già esistenti, non dovrà più fermarsi per tentare di difendersi dalle carognate di un sito internet. Chissà, Julian Assange, se denunciato dalla prepotente America, può trasformarsi in un povero martire della libertà, ma è meglio correre questo rischio piuttosto di lasciare che gli equilibri globali rimangano in balìa di quest'uomo. La libertà d'informazione è sacra, ma quando viene abusata per minare deliberatamente la sicurezza delle democrazie è giusto porre dei paletti e in questo senso quei grandi giornali europei ed americani che hanno divulgato parte della documentazione rubata da Wikileaks, dovrebbero dimostrarsi maggiormente responsabili.

3 settembre 2009
Felici, nella discarica
 

Quando l'approdo di Vittorio Feltri a Il Giornale era ancora solo una voce che girava, già si ipotizzava una nuova linea editoriale del quotidiano decisamente più aggressiva e impegnata soprattutto a fronteggiare, con gli stessi mezzi, tutte quelle penne militanti del Gruppo Repubblica-Espresso e non solo, che da mesi passano al setaccio la vita privata di Silvio Berlusconi. Con le rivelazioni sul Direttore dell'Avvenire Boffo, le ipotesi che circolavano sul nuovo Giornale feltriano, sono state ampiamente confermate.


Vittorio Feltri non ha mai nascosto di essere un giornalista di parte, ma la sua è sempre stata una faziosità nobile, dichiarata alla luce del sole e non priva comunque di uno spirito critico, indipendente e anche anarcoide. Pertanto si può credere facilmente al fatto che a Il Giornale abbiano agito da soli e senza alcun input da parte di Berlusconi per quanto riguarda il caso Boffo. Alla fine poi importa poco se dietro allo scoop su Boffo ci sia soltanto l'indipendenza di Feltri oppure anche la lunga mano del Presidente del Consiglio. Ciò che deve far riflettere è il livello sempre più scadente dello scontro politico in questo Paese. E' pur vero che il gioco del lancio della spazzatura non è stato iniziato da Feltri e che spesso a brigante si risponde con un brigante e mezzo, ma visto che viviamo in un Paese che non sta meglio degli altri indipendentemente da ciò che continua a dire Giulio Tremonti, ma anzi necessita di una lunga serie di riforme politiche ed economiche, sarebbe bene che si litigasse su idee e programmi e non si contribuisse a peggiorare ancor più la qualità del dibattito pubblico e politico solo perchè gli altri fanno già così. A volte i principali protagonisti dell'Italia di oggi ricordano quei bambini, magari di certe zone disgraziate dell'Africa, che giocano su cumuli di rifiuti, eppure sono felici perchè, poverini, non hanno mai visto altro e pensano che ciò che li circonda sia del tutto normale.

3 giugno 2009
Povera Repubblica
 

Ieri è stata celebrata la Festa della Repubblica italiana con cerimonie al Quirinale e parate. Fin qui tutto opportuno e doveroso, ma una certa malinconia ci assale se pensiamo alle tante cose che hanno svilito e continuano a svilire questa Repubblica che già non è mai stata perfetta, in quanto frutto dei tanti compromessi dell'immediato dopoguerra e con il passare del tempo ha dovuto subire l'immobilismo della partitocrazia caduta poi con Tangentopoli e la lunga transizione che per comodità di linguaggio e per delineare una discontinuità, chiamiamo tutti erroneamente Seconda Repubblica. Il sistema uscito dal lavoro dei Padri costituenti, pur imperfetto e con molti limiti, ha comunque garantito all'Italia, fra alti e bassi, un sessantennio di democrazia, ma oggi è palesemente vecchio e inadatto ad aiutare il Paese ad affrontare le sfide attuali e future. Eppure c'è chi nega l'urgenza di determinate riforme come la sinistra e quei sepolcri imbiancati alla Oscar Luigi Scalfaro che, ritenendo la Costituzione e le attuali Istituzioni come dei monumenti intoccabili per l'eternità, mortificano la Repubblica molto più di eventuali innovatori. Certo, umiliano la Repubblica italiana anche coloro i quali straparlano di riforme e poi si limitano a fare pasticci procedendo a spizzichi e bocconi o a non fare proprio nulla.


Ma ora stiamo cadendo ancora più in basso e quasi non ci dividiamo più sul tipo di riforme da fare o su altri temi politici, ma sul gossip. Altro che Repubblica delle banane; qui siamo alla Repubblica delle corna. La campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo sta volgendo al termine e le pagine dei giornali continuano ad essere piene delle vicende sentimentali e coniugali di Silvio Berlusconi. A nessuno che interessi parlare di argomenti riguardanti l'Europa e se occorra più europeismo, oppure ripensare radicalmente quell'Unione Europea che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Solo la campagna mediatica sui presunti vizi e vizietti di Silvio e purtroppo ora, anche le contromosse se non proprio direttamente berlusconiane, comunque provenienti da settori non molto lontani dal Presidente del Consiglio. Da questo umile spazio abbiamo già parlato del cosiddetto caso Noemi e abbiamo condannato un'opposizione ridicola e meschina che, avendo ben poco di serio da dire al Paese, preferisce con i suoi giornali raschiare il fondo del barile ed inventarsi un puritanesimo all'italiana peraltro poco credibile, piuttosto di attaccare Berlusconi sulle cose politiche che fa o meglio, su quelle che non fa. Però ad una campagna di basso livello non si può rispondere utilizzando la medesima spazzatura. Daniela Santanchè, intervistata da Libero domenica scorsa, ha aggiunto altri contorni più che piccanti alla telenovela nazionale in corso, asserendo che Veronica Lario avrebbe un amante da parecchio tempo e costui sarebbe nientemeno che il capo della sicurezza a Villa Macherio. Probabilmente la Santanchè ha agito di propria iniziativa e senza alcuna regìa da parte di Berlusconi, come può essere vero anche il contrario, ma ciò che conta davvero è che si è aggiunto ciarpame ad altro ciarpame già esistente. Quanto affermato dalla Santanchè può essere vero o meno, ma non spetta certo all'ex-parlamentare di AN sindacare su aspetti che non la riguardano affatto. Libero è un giornale che non fa mistero di appartenere all'area di centrodestra, ma è schierato con onestà intellettuale, indipendente e per nulla, diciamo così, istituzionale; infatti spiace che l'ottimo Feltri abbia dato tutta quella rilevanza alle dichiarazioni di Daniela Santanchè che non ha offerto proprio una bella immagine di sé. Si sa, l'ex-deputata è ormai pentita di aver seguito Storace alle scorse elezioni politiche e vorrebbe entrare il più presto possibile nel PdL, ma molti, soprattutto gli ex-AN, non la vogliono e la signora ha fatto un po' la figura di quella che cerca di entrare nuovamente nelle grazie del Capo, anche se non siamo così sicuri che a Berlusconi abbiano fatto piacere le rivelazioni pubblicate su Libero.

sfoglia
  
Rubriche
Link
Cerca
Feed
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.
Curiosità
blog letto 1 volte