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5 dicembre 2014
Mafia bipartisan
 

In Italia le cose buone e giuste come la crescita economica, le riforme, l’efficienza dello Stato e delle Istituzioni politiche, si affermano così lentamente da annoiare e spingere le energie migliori fuori dai confini nazionali, ma in compenso per quanto riguarda il malaffare siamo iperattivi e non ci facciamo mancare nulla. L’ennesimo scandalo, quello di Mafia Capitale, stavolta riguardante la città di Roma e forse anche l’intera Regione Lazio, mette in evidenza ciò che già in buona parte si sapeva grazie a precedenti inchieste attorno all’Expo e al Mose di Venezia, ovvero che tanto a livello nazionale quanto a quello amministrativo e locale, vi è una corruzione che non si concretizza in episodi isolati e forse, aggiungiamo, fisiologici, come nel resto del mondo, ma rappresenta un sistema consolidato che non lascia fuori nessuno; dalla destra alla sinistra, passando attraverso alcuni imprenditori ed addirittura inequivocabili associazioni a delinquere. Mafia sì Capitale, ma pure assai bipartisan. Nel pentolone appena scoperchiato c’è un po’ di tutto: Gianni Alemanno, alcuni del fu PdL, ex-collaboratori di Veltroni, non pochi esponenti del PD romano, dirigenti pubblici, Coop rosse e persino Massimo Carminati, ex-NAR, ex-Banda della Magliana, quindi dotato di un curriculum criminale di tutto rispetto. Pare non ci sia proprio spazio per gli onesti, sia fra i politici che in diverse imprese interessate a partecipare agli appalti pubblici. Insomma, sembra che l’Italia, a Roma come in tante altre parti, possa essere amministrata solo ricorrendo ad affari illeciti fra il mondo di sopra, quello di mezzo e quello completamente sotterraneo. Non si può fare a meno di strani personaggi tipo Carminati che, provenendo dalla criminalità e pure dal terrorismo, giungono misteriosamente a rappresentare il perno di tutto e di tutti. Diventano insostituibili anelli di congiunzione fra la politica e determinate imprese. Anche coloro i quali, politici o imprenditori desiderosi di lavorare per un Ente pubblico, vorrebbero mantenersi inizialmente puliti, sono poi costretti, diciamo così, ad adeguarsi all’andazzo italico per non affogare e scomparire. Magari Alemanno, come Sindaco di Roma, si è semplicemente limitato ad accettare il sistema, a perpetuarlo come tanti altri e a continuare a prendere per buone le indicazioni di certi pericolosi anelli di congiunzione. Beninteso, ciò non lo assolve in modo completo, tuttavia può far pensare ad un Sindaco più arrendevole che criminale. Sia ben chiaro, qui nessuno vuole tentare di annacquare le accuse mosse ad Alemanno ed anzi, chi scrive sogna una destra ben diversa da quella sociale e statalista sempre incarnata dall’ex-Sindaco della Capitale, quindi ne è ben lontano a livello politico, tuttavia diventa difficile immaginare l’ex-ragazzo del Fronte della Gioventù, innamorato non solo di una delle figlie di Pino Rauti, ma anche delle utopie caldeggiate dal defunto leader missino, andare a spasso con dei mafiosi doc. In ogni caso, questo Paese sembra destinato a non uscire mai dal marciume della corruzione radicata e sistematica. Vi sono ancora delle speranze per un futuro dell’Italia un po’ più pulito? Esisteranno sempre persone sensibili al denaro facile, ma l’ingordigia potrebbe essere almeno circoscritta se si iniziasse ad imparare, ad esempio, dagli Stati Uniti dove il finanziamento ai partiti è privato e al tempo stesso alla luce del sole e il lobbismo è trasparente, dichiarato ed osservato dai cittadini. Il termine lobbismo suona in Italia quasi come una bestemmia, ma quando determinati interessi vengono difesi esclusivamente nel mondo di sopra, comportamenti mafiosi e personaggi come Carminati non possono prosperare.

23 luglio 2014
Assolto, ma....
 

Silvio Berlusconi ha ottenuto un’assoluzione piena dalla Corte d’Appello di Milano per quanto riguarda il processo Ruby. L’assoluzione non è affatto illogica come sostengono quei manettari irriducibili alla Travaglio o alla Gad Lerner. Il processo su cui si è intestardita Ilda Boccassini ha preso sempre più una piega insostenibile con una presunta vittima che dice ai quattro venti di non esserlo mai stata e di aver mentito in diverse occasioni. Un processo simile non poteva che finire così. Berlusconi si sente adesso, legittimamente, più sollevato e libero dagli incubi giudiziari. Se non scoppierà a breve un altro grande guaio a causa di alcune considerazioni svolte in privato da Emilio Fede e registrate a sua insaputa, Silvio Berlusconi può ora affrontare il proprio cammino politico con maggiore serenità. I giornali berlusconiani tornano già a fare la voce grossa e a tentare di rimettere in riga chi negli ultimi anni si è allontanato più o meno dal Capo ed ha provato a superare il berlusconismo. Umanamente siamo felici per Berlusconi e i suoi cari, ma a livello politico le numerose colpe del Cav rimangono tutte, dal tradimento della rivoluzione liberale alle discutibili amicizie internazionali e sino ad arrivare ad una gestione, per così dire, putiniana di Forza Italia e del resto del centrodestra. Quindi se si vuole rifondare un’alternativa al PD e a Renzi, non si può ricorrere di nuovo al Cav come perno di tutto. Ciò non significa che Berlusconi debba scomparire dalla scena politica, ma non è possibile nemmeno tornare alla Casa delle Libertà del passato, cancellando con un colpo di spugna le tante degenerazioni del berlusconismo e il ricordo ancora vivo delle riforme mancate.

16 luglio 2014
Forza Gay
 

Recentemente Silvio Berlusconi ha aperto alle unioni gay, mentre la sua compagna Francesca Pascale e Vittorio Feltri si sono addirittura iscritti all'Arcigay. Ognuno è libero di cambiare idea quando vuole e di scegliere le battaglie politiche che preferisce, ma fra tutti i problemi italiani, la questione dei diritti dei gay non sembra proprio urgente e non dovrebbe essere prioritaria per un partito di centrodestra. Poi, per essere pignoli, un partito come Forza Italia che ha sempre preso molti voti cattolici, dicendo di difendere determinati valori e l'importanza della famiglia tradizionale, farebbe bene a precisare di essere sì disposto a ragionare sull'opportunità di varare alcune norme utili per persone dello stesso sesso che convivono e si amano, tuttavia senza negoziare mai il concetto della famiglia composta da un uomo e da una donna. Tutto ciò per non disorientare ancor più un elettorato di centrodestra già piuttosto deluso e disperso. Ma oltre al merito, vogliamo soffermarci un attimo anche sul metodo. Da sempre Forza Italia e così è successo anche durante la parentesi del PdL, si basa sugli alti e bassi di Silvio Berlusconi che decide da solo o con pochi intimi e il resto della truppa si deve uniformare. L'apertura alle unioni gay non sfugge certo alla tradizione. Anzi, forse questa svolta è stata spinta più dalla compagna di Silvio che da Silvio stesso, occupato su altri fronti. Francesca Pascale pare sensibile alle istanze del mondo gay e Forza Italia tutta è costretta ad abbozzare solo perché non si può dire di no alla fidanzata del Capo. FI, già pesantemente condizionata, ora deve pure sottostare ai desideri della Signorina Pascale, la quale senza dubbio ha più potere di coloro i quali, nonostante tutto, si impegnano sul territorio e portano voti. Non a caso Forza Italia è piena di gente scontenta e frustrata. I cosiddetti "traditori" come Fini o Alfano sono ormai lontani, ma, chissà come mai, determinati malumori continuano a serpeggiare fra gli azzurri. Non tutte le lamentele sono condivisibili. Per esempio, circa le riforme da portare avanti con Renzi, forse Berlusconi ha ragione e Minzolini e i suoi amici torto, perché è consigliabile appoggiare quei cambiamenti caldeggiati dal Premier, per quanto essi siano poco rivoluzionari e ancora insufficienti, piuttosto che mantenere lo status-quo. In ogni caso, l'Italia peggio di così non può andare. Però il malessere diffuso all'interno di FI suggerisce di superare cesarismi e cerchi magici vari se si vuole avere un futuro, a maggior ragione in questi tempi nei quali il berlusconismo non è più fresco e vincente. Speriamo di non dover assistere ad un'ulteriore svolta, magari ordinata da Dudù.

4 luglio 2014
Il PPE non sia immobilista
 

Matteo Renzi ha tenuto a Strasburgo un discorso appassionato e forte per presentare le linee programmatiche del Semestre UE a guida italiana. Ha rilanciato un europeismo fatto di idee e di coraggio, non solo composto da vincoli burocratici e percentuali. Senza strizzare l'occhio agli euroscettici, è riuscito però a rivolgersi ai falchi dello status-quo, in primo luogo i tedeschi, senza timidezze e sensi di colpa o di inferiorità, reclamando a gran voce un'Europa della crescita economica e non soltanto del rigore. E' piaciuto a David Cameron e persino a Nigel Farage. Il nostro Premier si è mosso bene finora e notoriamente ci sa fare con le parole. Certo, i fatti concreti, soprattutto in Italia, devono ancora giungere, ma diamo a Renzi un po' di tempo prima di definirlo o meno "solo chiacchiere e distintivo". Per adesso, a parole, esprime ciò di cui l'Italia ha bisogno e cioè, sintetizzando: né euroscetticismo radicale, né servilismo verso Merkel ed altri immobilisti del Nord Europa. Tuttavia non sarà per niente facile abbattere i muri eretti dalla Germania al fine di respirare meglio e Renzi dovrà dimostrare di possedere davvero gli attributi, oltre ai discorsi affascinanti. I falchi continuano a volteggiare. Pochi giorni fa Angela Merkel e Van Rompuy hanno aperto, peraltro in maniera assai parziale, ad una dose maggiore di flessibilità per quanto riguarda i vincoli di bilancio, ma sono subito scesi in campo a dire nein sia il Ministro delle Finanze tedesco che il Presidente della Bundesbank. I medesimi personaggi stanno ora attaccando pesantemente il discorso renziano di Strasburgo che inoltre è stato stroncato dal capogruppo del PPE al Parlamento europeo. Diciamolo pure, l'attacco del PPE a Renzi provoca molto fastidio a tutti quei popolari, conservatori e liberali non tedeschi che si riconoscono nella grande casa europea dei moderati ed hanno in mente un'Europa un po' diversa da questa. Per carità, non siamo ingenui. Il capogruppo popolare al PE è tedesco ed appartiene alla CSU, alleata della CDU di Frau Merkel. I tedeschi stanno influenzando moltissimo il PPE, ma sarebbe doveroso rispettare anche gli altri aderenti, (italiani, spagnoli.......eccetera), i quali danno forza e potere ai popolari europei. Solo con CDU e CSU il PPE sarebbe molto meno competitivo dinanzi ai socialisti. Lo sforamento del debito pubblico da parte di alcuni Paesi UE come l'Italia deve senz'altro servire per finanziare la crescita economica e non già per promuovere disastrose politiche "tassa e spendi". Ognuno deve applicare al proprio interno riforme strutturali e tagli alla spesa pubblica finalizzati ad abbassare le tasse. Nessuno deve fare il furbo, ma per uscire dal pantano bisogna cambiare qualcosa in questa UE e il PPE non può essere il partito dell'immobilismo. Anni fa i conservatori britannici abbandonarono il PPE per creare un altro gruppo al Parlamento europeo. Avevano ragione loro?

24 giugno 2014
La svolta di Angela è sincera?
 

Sembra che Angela Merkel e Van Rompuy abbiano aperto, per così dire, ad una maggiore flessibilità da inserire nel Patto di Stabilità europeo. Ciò sarebbe avvenuto grazie anche o soprattutto ad una sollecitazione dell’Italia che si appresta ad affrontare il cosiddetto Semestre europeo. Per Matteo Renzi che ancora può godere di una buona popolarità ottenuta grazie alle Europee, l’apertura della Merkel e di Van Rompuy, normalmente piuttosto rigidi, rappresenta il successo di un Premier italiano che riesce finalmente a farsi ascoltare in Europa senza genuflettersi del tutto, ma si tratta solo di un’operazione di immagine e di promesse al vento da parte dei boss UE destinate a scomparire in tempi brevi, oppure siamo davvero in presenza di una svolta? Ci auguriamo davvero di essere all’inizio di un cambiamento e non per la carriera di Renzi, bensì per tutti noi, (imprese, famiglie, lavoratori), che abbiamo disperatamente bisogno di un’Europa che pensi alla crescita economica e non solo al rigore dei conti pubblici a vantaggio di pochi e a svantaggio di moltissimi. Un’Europa diversa servirebbe non solo a quei Paesi meridionali più deboli come l’Italia, ma anche a quelle Nazioni del Nord più robuste come la Germania, sebbene alcuni falchi tedeschi tipo il Ministro delle Finanze Schaeuble o il Presidente della Bundesbank Weidmann insistano con un’impostazione miope e siano pronti persino ad attaccare la stessa Merkel quando la Cancelliera prova a fare qualche piccola apertura, pur fra mille prudenze. La Germania è forte, ma dinanzi a giganti tradizionali come gli USA e giganti emergenti come Cina, India e Russia, rimane un Paese, diciamo così, normale e quindi, per non essere schiacciata dai pachidermi dell’Ovest e dell’Est, ha bisogno che tutta l’UE, anche quella che oggi si rivela fragile, corra nella stessa direzione. Poi, i tedeschi non ignorino il Regno Unito che, fra l’altro, sta tornando a crescere a livello economico e, volendo, può anche fare a meno dell’UE. L’Unione Europea non può dire altrettanto. Certo, se la Germania diviene finalmente consapevole della necessità di una svolta, ogni Paese UE, soprattutto gli aderenti all’Eurozona, ha ancora più il dovere di fare riforme strutturali al proprio interno e non prendere in giro nessuno, truccando magari i conti pubblici come fece anni fa la Grecia. Per il momento, Matteo Renzi non si muove male per ciò che concerne l’Italia e l’UE. Si rivela meno servile di Mario Monti e di Enrico Letta e allo stesso tempo non sconfina in forme più o meno striscianti di inutile euroscetticismo. Fra poco scopriremo se il renzismo è solo fuffa o invece rappresenta qualcosa di utile.

20 giugno 2014
I grillini adesso dialogano
 

Il M5S, dopo la batosta subìta alle Europee, per quanto poi attenuata da alcuni successi a livello amministrativo come l'importante conquista di Livorno, tenta di reimpostare in parte la propria azione politica. Forse hanno capito che alcuni toni troppo esasperati spaventano soltanto e non convincono l'opinione pubblica. Inoltre, probabilmente si stanno rendendo conto che andare in televisione ogni tanto non fa poi così male al Movimento. Temono, chissà, di rappresentare un partito "in frigorifero", un po' come il vecchio MSI-DN, ovvero una forza politica anche ben votata dagli italiani e dotata di gruppi parlamentari consistenti, ma che non tocca quasi mai palla. Insomma, grazie alla sconfitta elettorale i grillini hanno forse compreso di essere stati finora pressoché inutili e che è giunto il momento di cambiare registro. Prima miravano follemente al 100% e schifavano tutti. Non consideravano nemmeno pensabile un qualsivoglia confronto con i "morti" di destra e di sinistra. Ora vogliono parlare di riforme e dialogare con Matteo Renzi, il quale evidentemente non è più un ebetino per Beppe Grillo. Senza dubbio, quando si affronta un percorso riformatore che magari va a ritoccare Costituzione ed Istituzioni della Repubblica, è meglio che vi sia la partecipazione costruttiva di più partiti possibili, se non proprio dell'intero Parlamento. Non hanno grande respiro quelle riformicchie fatte in fretta da una sola parte. Anche le regole del gioco, vale a dire la legge elettorale, devono essere scritte da più mani. Ma Renzi non dimentichi che Grillo, per il momento, rimane un leader inaffidabile ed imprevedibile. Già la politica cosiddetta tradizionale ha pasticciato spesso finora sul fronte del necessario rinnovamento della Repubblica e non vorremmo che con l'aggiunta di Grillo e delle sue fragili posizioni, ci fosse soltanto più confusione e la speranza di cambiare un pochino l'Italia si allontanasse ancor più. Le idee grilline in merito alle riforme istituzionali rimangono misteriose e sfuggenti. Sinora i pentastellati si sono eretti a guardiani della Costituzione, al pari della peggiore sinistra che ritiene la Carta come un qualcosa di sacro da non modificare mai. Sì, hanno presentato una proposta di legge elettorale che, secondo alcuni, produrrebbe solo caos ed ingovernabilità. E' un'ipotesi di legge elettorale che piace a Calderoli e, francamente, se è gradita all'inventore del Porcellum, c'è poco da stare allegri. Insomma, Matteo Renzi, se vuole giungere davvero a qualche riforma utile per il Paese, discuta prima con i partiti della maggioranza di Governo, delinei con loro una bozza e dopo la sottoponga a Grillo e a Berlusconi.

7 aprile 2014
Euro sì, Euro no
 

Le elezioni europee si avvicinano ed è forte il timore di una ventata euroscettica o anche esplicitamente avversa nei confronti dell'esistenza stessa dell'UE. In diversi Paesi europei potrebbero vincere o comunque ottenere percentuali importanti quei partiti che non solo criticano l'operato delle Istituzioni comunitarie e il potere della Germania, bensì puntano proprio a smantellare l'Euro o almeno a far uscire le loro rispettive Nazioni dall'area della moneta unica e magari pure dall'Unione Europea. Il caso più evidente è quello di Marine Le Pen. La figlia di Jean-Marie, con il suo Front National, sta andando fortissimo in Francia e solo una robusta tenuta dell'UMP può spegnere in parte le ambizioni lepeniste. Ma in molte altre capitali del Vecchio Continente le Europee sono attese fra non poche preoccupazioni. Dai Paesi Bassi all'Austria vi sono numerosi movimenti politici simili al FN francese che stanno prendendo piede. Persino in una grande Nazione come il Regno Unito, già euroscettica di suo e peraltro neppure appartenente all'Eurozona, raccoglie consensi chi stronca completamente l'UE e i suoi vincoli. In Italia gli anti-Euro sono soprattutto i grillini, la Lega Nord di Salvini e Fratelli d'Italia. La posizione di Forza Italia è più sfumata fra alcuni toni forti ed altre uscite più moderate e realiste. Non bisogna affatto sorprendersi dei successi della Le Pen e del possibile trionfo degli euroscettici in tutta Europa o quasi, perché questa UE, così com'è stata negli ultimi anni e com'è tuttora, non piace ai cittadini del Vecchio Continente. E si badi bene, non piace agli italiani e ai greci, ma non è amata nemmeno dal tedesco medio. Questa UE che doveva unire i popoli europei, ha invece diviso. I cittadini dell'Europa più debole e povera, vedono gli uffici di Bruxelles come un cinico strumento attraverso il quale i più ricchi e in particolare la potente Germania diventano sempre più ricchi e possono fare ciò che vogliono sulle spalle di chi già arriva da situazioni di cronica fragilità ed ora è costretto a rassegnarsi di fronte ad un declino, per così dire, indotto da Frau Merkel. In tutto questo, intendiamoci, c'è del vero, ma il tedesco medio non capisce perché dovrebbe pagare più tasse affinché il proprio Stato possa andare a sistemare i conti pubblici scassati di Paesi governati male da classi dirigenti irresponsabili e furbastre. E anche qui c'è del vero. Si dice che la Grecia sia stata violentata, politicamente parlando, ma non dimentichiamo che anni fa il Governo di Atene truccò i conti, beffando tutti, Germania compresa. Insomma, al fine di migliorare condizioni, relazioni ed equilibri in Europa, bisognerebbe evitare guerre di religione, sia in un senso che nell'altro. Diffidare quindi di Madame Le Pen e di chi le corre dietro soltanto perché ha scoperto che l'euroscetticismo porta voti, senza inginocchiarsi tuttavia dinanzi a Frau Merkel e a coloro i quali dicono che tutto va bene e che i vincoli comunitari sono un qualcosa di sacro da non toccare minimamente. Certo, forse l'Euro non doveva neanche nascere e sicuramente l'adesione alla moneta unica di Paesi come l'Italia è stata gestita in modo pessimo. Non possiamo nascondere l'invidia per quei Paesi europei come la Gran Bretagna che si sono tenuti stretti la loro moneta nazionale. Però ormai l'Euro c'è, è un dato di fatto da più di dieci anni e ci siamo dentro fino al collo, piaccia o meno. Pertanto invocare l'uscita dall'Euro può portare qualche voto in più di gente giustamente incavolata, ma rappresenta un atteggiamento politico irresponsabile ed estraneo alla realtà. Piuttosto la politica, se vuole essere credibile ed utile, si impegni a far rivivere l'Europa dei Padri fondatori che generava sogni e non veniva percepita soltanto come un ammasso di burocrazia dannosa. Ci si sforzi affinché l'UE non significhi solo austerità, bensì anche e soprattutto crescita economica, cercando legittimamente sponde nei pressi di Londra e di Washington per contenere, fra l'altro, Berlino. In ogni caso, Angela Merkel sarà pure poco simpatica e guarderà anzitutto al proprio tornaconto, ma comunque non è Satana. Nonostante tutti gli obblighi imposti da Bruxelles, i Paesi dell'Eurozona hanno ancora dei margini di manovra per migliorare le loro condizioni interne. Qualcosa si può fare a livello nazionale, ma è chiaro che occorre avere una classe politica all'altezza. Chi, pur massacrato dalla crisi degli ultimi anni, ha saputo fare delle riforme, si sta riprendendo, seppur lentamente e questo, nonostante la Merkel e l'Euro. La Spagna del popolare Rajoy è un esempio in questo senso. Invece quei Paesi purtroppo condotti da inetti o da furbacchioni, continuano ad arrancare senza vedere peraltro spiragli di luce. Aspettiamo Renzi al varco, ma finora l'Italia, ahinoi, ha fatto parte di quei Paesi che sono andati in malora non solo a causa dei crucchi. A volte l'Europa è servita come alibi ad alcuni politici italiani per nascondere inadeguatezza e mancate riforme. Se la Cancelliera di Berlino si è allargata così tanto e non solo a livello fisico, è perché ha avuto a che fare anche con interlocutori mediocri.

2 aprile 2014
Avanti Matteo
 

Una volta i comunisti cantavano: "Avanti popolo alla riscossa, bandiera rossa....". Oggi gli italiani, liberi dalle ideologie del passato, dovrebbero dire, pur senza farsi prendere da facili entusiasmi: "Avanti Matteo". No, non siamo per niente sicuri che Matteo ci conduca alla riscossa e chi scrive non si è affatto trasformato in un tifoso acritico dell'attuale Premier. Renzi ed il renzismo rimangono discutibili e quando il Capo del Governo parla, si ha sempre l'impressione di avere a che fare con un furbetto molto abile nel vendere la propria immagine, ma fondamentalmente pasticcione per quanto riguarda le cose concrete. Tuttavia, se l'Italicum non profuma di nuovo, l'intenzione di riformare radicalmente il Senato ed abolire Province e CNEL, almeno sul piano teorico non può non incontrare l'approvazione di quegli italiani dotati di buonsenso, di destra e di sinistra, che da più di vent'anni si lamentano, a ragione, di uno Stato tanto grande e costoso quanto inefficiente. Tutto ciò che va nella direzione di un taglio dell'abnorme spesa pubblica e di quei meccanismi bizantini che da sempre non permettono alla politica e all'amministrazione statale di lavorare bene, deve essere accolto con favore, indipendentemente da chi lo propone, Matteo Renzi o Paperino. Ricordiamo a Pietro Grasso che la democrazia viene valorizzata proprio quando la politica può decidere, mentre subisce un abuso nel momento in cui i temi cari ai cittadini vengono rimbalzati fra due rami del Parlamento con uguali poteri senza incidere nel Paese reale che anzi, paga ogni giorno per le perdite di tempo e l'inconcludenza del Palazzo. Bisogna sperare che Renzi riesca a raggiungere qualche risultato tangibile sul fronte delle riforme, anche se il percorso si preannuncia già colmo di ostacoli ed agguati. In questa fase viene spontaneo appoggiare il tentativo del Premier, soprattutto se si guarda alla composizione del gruppo dei nemici delle riforme renziane. Il Presidente del Senato è solo la punta dell'iceberg perché oltre alla seconda carica dello Stato si sono radunati tutti quei parrucconi e tromboni, soprattutto di sinistra, che sguazzano meglio in un'Italia perennemente ferma e stagnante. Un'Italia che si perde in fiumi di parole e con la scusa del confronto infinito e della concertazione eterna, non giunge mai a nulla. A lorsignori si è accodato Beppe Grillo, un rivoluzionario in teoria, ma in realtà una vecchia ciabatta a livello politico e pratico.

12 marzo 2014
Bravo Matteo!
 

Per una volta parliamo davvero bene di Matteo Renzi senza accostamenti ironici a Mr. Bean o manifestazioni di sfiducia verso le sue belle parole. Certo, dobbiamo ancora vedere i fatti concreti. L'Italicum che ha ottenuto il via libera dalla Camera ed attende ora il parere del Senato, sembra un Porcellum riveduto e corretto. La promessa di tagliare le tasse ha reso il Paese speranzoso, però aspettiamo il Consiglio dei Ministri di oggi pomeriggio prima di gioire, anche perché negli ultimi vent'anni troppe sono state le prese in giro da parte della politica sul fronte fiscale. Tuttavia il Premier si è rivelato un gigante dinanzi ai sindacati e soprattutto di fronte alla CGIL e a Susanna Camusso. Per carità, è possibile che Renzi faccia poi marcia indietro, ma per il momento ha risposto benissimo alla Triplice, dicendo in sostanza che se le parti sociali non gradiranno le sue riforme, pazienza, lui se ne farà una ragione ed andrà avanti ugualmente. Mai nessun Presidente del Consiglio in Italia, nemmeno Berlusconi, ha trattato così la Trimurti sindacale. Bravo Matteo, se lo meritano! I sindacati in questo Paese e in particolare la CGIL, rappresentano più o meno i lavoratori e sono soltanto dei centri di potere che conservano il peggio e frenano qualsiasi prospettiva di cambiamento utile alla crescita economica e alla competitività italiana nel mondo. Se l'economia cresce i primi a beneficiarne sono proprio i lavoratori, ma ai dirigenti del sindacato interessa solo mantenere una certa influenza e il resto conta poco. La sindacatocrazia è colpevole tanto quanto la partitocrazia per il declino economico e sociale dell'Italia. Siamo già pronti ad essere delusi da Matteo Renzi, ma per ora applaudiamo un Premier che finalmente tratta Camusso e compagni come meritano.

18 febbraio 2014
Obama il mediocre
 

Chi è conservatore, negli USA e nel resto del mondo, non può certo adorare Barack Obama, ma un leader liberal come l'attuale inquilino della Casa Bianca può anche fare delle cose in modo tale da non essere proprio detestato da coloro i quali comunque appartengono ad uno schieramento alternativo. Per esempio, il democratico Bill Clinton e il laburista Tony Blair seppero difendere le ragioni dell'Occidente e delle democrazie e non misero in discussione nemmeno il liberismo economico dei loro rispettivi predecessori. I conservatori in ogni caso non li amarono, ma neppure videro i due leader come dei mostri da odiare e sopprimere. Invece la presenza di Barack Obama sta diventando in buona parte insopportabile e non solo per quegli elettori più schierati per il GOP, ma un po' per tutti, dall'americano medio fino ad arrivare addirittura alla base democrat. La sua popolarità è ai minimi e non tanto a causa di eventuali politiche troppo partigiane, magari di sinistra, che possono accontentare solo una parte dell'America e far arrabbiare l'altra, ma per una mediocrità generale che in fondo deprime tutti. Quando Obama non era ancora Presidente, bensì lottava in campagna elettorale per diventarlo, molti temevano che quel Senatore dell'Illinois fosse eccessivamente di sinistra, persino socialista, per i gusti degli americani. Altri vedevano in quel personaggio politico afroamericano di belle speranze un novello Jimmy Carter; sinistroide sì, ma soprattutto mediocre. Dietro all'abilità oratoria il nulla! Forse aveva ragione chi paventava la somiglianza con uno dei Presidenti più codardi ed arrendevoli della Storia americana. Il primo mandato presidenziale di Barack Obama non partì malissimo. La guerra al terrorismo non fu interrotta nonostante il ritiro dall'Iraq gestito male che, fra l'altro, oggi presenta il conto. L'Iraq è ripiombato in una spirale di violenza ed attentati terroristici. Guantanamo rimase e rimane tuttora e poi, vi è stato il colpaccio, forse l'unico di questa Amministrazione, dell'eliminazione di Osama Bin Laden. Tuttavia, dopo la rielezione per altri quattro anni alla Casa Bianca, il Presidente si è adagiato improduttivamente in un tirare a campare quotidiano. E' già successo ad altri di dare molto al primo mandato e di rallentare il ritmo durante il secondo, ma ormai Obama tutto ciò che tocca lo trasforma in un insuccesso evidente oppure in un nulla di fatto, né positivo, né negativo. All'interno degli USA la riforma sanitaria tanto spinta dalla Casa Bianca non solo non ha allargato l'assistenza pubblica, bensì ha addirittura tolto la copertura a quei cittadini che già godevano di un'assistenza privata mediante le assicurazioni. L'economia a stelle e strisce finalmente è tornata a crescere, però il merito di questo è della Fed e non delle sedicenti riforme obamiane. Nel mondo l'America, grazie a Obama e pure a John Kerry, sembra a volte incapace di decidere ed incidere. L'apertura di credito nei confronti dell'Iran è stata troppo generosa e potrebbe rivelarsi ingenua. Gli iraniani non credono granché nei negoziati sul nucleare e la Guida Suprema Khamenei lo ha pure confermato pubblicamente. Le trattative sul futuro della Siria sono su un binario morto e anche qui, è stata data una certa fiducia ad Assad in merito allo smaltimento delle armi chimiche che invece prosegue con la retromarcia innestata. E' vero che è difficile schierarsi in Siria perché gli anti-Assad non sono migliori del tiranno di Damasco, ma qualcosa deve essere fatto per interrompere la lunga catena di morti che da troppo tempo devasta quel Paese e poi gli USA, per il ruolo che ricoprono nel mondo, devono gestire gli eventi e non farsi trascinare da essi. La Primavera Araba ha tolto di mezzo brutti personaggi come Gheddafi, ma purtroppo ha concesso praterie a quei ceffi poco raccomandabili della Fratellanza Musulmana. Obama non solo non si è mai preoccupato di questo, bensì ha persino tentato di fare amicizia con i Fratelli. Infatti l'Egitto non ha aspettato Washington e si è arrangiato da solo per cacciare gli integralisti dal potere. Oggi il Paese delle piramidi non sarà un modello da seguire, ma sicuramente sta meglio con i militari laici che con il fanatico ed incapace Mohamed Morsi e gli USA dovrebbero dialogare con il Generale al-Sisi, anziché trattarlo con freddezza. Barack Obama non se ne cura e rischia infatti di consegnare l'Egitto nelle mani della Russia. E' notizia di pochi giorni fa l'accordo di cooperazione e forniture militari raggiunto fra Putin ed al-Sisi. Vladimir Putin è solo un leader autoritario, ma a causa della pigrizia di Obama passa per un grande statista.

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