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24 giugno 2011
Giggino, ora pulisci!
 

Quando si è all’opposizione bisogna pungolare e controllare chi governa, senza sconti e mettendo in luce contraddizioni, errori ed eventuali politiche dannose. E’ legittimo, ci mancherebbe, rappresentare la protesta e la rabbia popolare, ma occorre anche proporre ed avere in testa delle soluzioni alternative perché altrimenti, una volta preso il posto dei governanti dei quali si è sempre detto peste e corna, si rischia di fare delle figuracce quasi subito. Un po’ come sta succedendo a Luigi De Magistris, neo-Sindaco di Napoli, detto Giggino o’flop fin dai tempi della sua appartenenza alla Magistratura e delle sue inchieste regolarmente fallite ed archiviate. Per Giggino De Magistris è stato facile imporsi sulla scena politica nazionale e napoletana, soffiando sul fuoco del populismo a buon mercato in un quadro di effettivo malessere di un Paese stanco. Si è candidato come personaggio estraneo agli schemi tradizionali e nemmeno troppo organico al proprio partito e a Di Pietro, in una città esasperata dove più o meno hanno combinato disastri tanto il PD quanto il PdL. Ed ha stravinto, però adesso i nodi stanno venendo al pettine. Siamo tutti capaci ad urlare quando poi le responsabilità sono in mano ad altri. Nel momento in cui è possibile entrare nella sala comandi, dobbiamo dimostrare di avere delle idee da mettere in pratica e di averle migliori rispetto a chi ci ha preceduto. Invece Giggino non ha idee e, dopo avere urlato con facilità, sta affondando nella monnezza come il PD e il PdL, cioè come il sistema criticato e detestato. Il Sindaco di Napoli aveva promesso con una certa baldanza di ripulire la città nel giro di quattro o cinque giorni, però quei quattro o cinque giorni sono passati ormai e non solo i rifiuti sono ancora lì per le strade, ma addirittura l’emergenza si è allargata di nuovo, tornando ad essere una questione nazionale della quale il Governo dovrà prima o poi occuparsi. Il monito di Napolitano parla da sé. Certo, l’eredità ricevuta da De Magistris è pesante, tutti, (Comune, Provincia, Regione, Governo), hanno delle colpe e tutti devono fare la loro parte, ma Giggino o’flop non può cavarsela con l’alibi del Berlusconi menefreghista. Si convinca, il neo-Sindaco, che la campagna elettorale è finita e che alla guida di Napoli non c’è Cosentino. Nel giro di pochi giorni è già diventata evidente la fragilità di un certo populismo, fenomenale nei comizi e disastroso una volta giunto a governare, che è bravo nel dire NO a tante cose come i termovalorizzatori e le discariche, ma poi non sa che pesci pigliare. Un populismo ancora più fetente di quello in salsa berlusconiana che almeno con l’Esercito qualche emergenza la risolve, sebbene a tempo determinato.

2 dicembre 2010
Il complotto dov'è?
 

Dopo le ore tormentate dalle rivelazioni di Wikileaks, il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha voluto riaffermare alcune posizioni ufficiali degli Stati Uniti al fine di fermare subito un'onda lunga di sospetti e fraintendimenti. In particolar modo la Clinton ha desiderato chiarire qual'è lo stato attuale dei rapporti con Silvio Berlusconi e l'Italia. Approfittando dell'occasione offerta dal vertice OSCE, il Segretario di Stato USA ha incontrato il Premier italiano ed ha inteso far sapere ai cronisti internazionali presenti che l'America non ha un amico migliore di Silvio Berlusconi, dimostratosi coerente di fronte agli ultimi tre Presidenti: Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama. Questa manifestazione di amicizia così calorosa non può che rallegrare ed inorgoglire tutti quegli italiani che amano i valori delle democrazie occidentali e quindi determinate alleanze internazionali, indipendentemente dalla simpatia politica o meno per Berlusconi e pure per Barack Obama. Però le belle e rassicuranti parole di Hillary Clinton impongono delle riflessioni.


Se è vero che l'opposizione si deve scusare con Silvio o perlomeno dovrebbe ammorbidire i toni usati dopo l'uscita dei nuovi file di Wikileaks che hanno svelato l'irritazione americana per certe amicizie di Berlusconi, pure il Governo italiano, i berlusconiani e l'informazione fedele al Cav. farebbero bene ad accantonare con un po' di vergogna tutti quei sospetti di complotto anti-italiano made in USA lanciati più o meno ufficialmente nei giorni scorsi. Persino il solitamente cauto ed attento Frattini ne ha parlato ed è stato fatto un minestrone fra le notizie sui rifiuti di Napoli e i crolli di Pompei e le rivelazioni di Wikileaks. Cose per nulla legate fra loro che il Governo ha forzatamente messo assieme, facendo la figura pessima di un esecutivo che urla al complotto per nascondere le proprie inadempienze. Si parla così tanto della monnezza di Napoli perché purtroppo le strade da quelle parti continuano ad essere invase realmente da cumuli di spazzatura che forse dovrebbero essere rimossi dopo tante promesse. Anche i crolli di Pompei sono reali mentre Wikileaks è un sito internet criminale che certo può danneggiare vari Paesi del mondo, inclusa l'Italia, ma che si pone come primo obiettivo quello di destabilizzare la politica estera americana. E Hillary Clinton ha fatto capire bene che l'America non ha alcuna intenzione di minare in qualche modo la leadership berlusconiana sulla quale vorrebbe continuare a contare. Ovvio, se ci fosse nell'ombra un complotto, la Clinton non direbbe in ogni caso a livello pubblico di lavorare per la dipartita politica di Berlusconi, ma nemmeno approfitterebbe della prima occasione utile per esternare così calorosamente l'amicizia americana nei confronti del Premier italiano. Sullo sfondo rimangono comunque le perplessità degli Stati Uniti circa alcuni legami troppo stretti di Silvio con Putin e Gheddafi, ma ciò, pensiamo, viene affrontato a viso aperto attraverso i normali canali politici e diplomatici. Al momento, un po' perché la Russia di oggi offre qualche speranza in più grazie a Medvedev che sembra volersi liberare dal giogo di Putin e un po' perché oltreoceano si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, Silvio Berlusconi rimane ancora abbastanza affidabile per la Casa Bianca. Speriamo che il nostro Premier sappia meritare la fiducia accordatagli da Hillary Clinton.

22 ottobre 2010
Guerriglieri

Quando i telegiornali hanno trasmesso le immagini di veicoli dati alle fiamme, di mezzi delle Forze dell'Ordine presi a sassate dalla gente, di strade bloccate, molti avranno pensato all'ennesimo scontro consumatosi nei Territori palestinesi o in qualche altra area calda del mondo, invece si trattava e si tratta di Terzigno e Boscoreale, di due Comuni dell'area vesuviana, di due realtà di quello che dovrebbe essere un Paese civile e pacifico. Oggi il Governo terrà una riunione d'urgenza per valutare quali misure prendere sia circa il malcontento popolare verso la gestione dei rifiuti in quella zona che per quanto concerne il grosso problema di ordine pubblico che è purtroppo davanti agli occhi di tutti. Non si può ignorare quanto sta accadendo e bisogna dire con chiarezza che la violenza di questi giorni non è accettabile da nessun punto di vista. Lo Stato, il Governo, gli Enti locali, le Forze dell'Ordine, non possono rimanere immobili ed accettare sassi, petardi, devastazioni e barricate come fossero una cosa normale. Sono note le infiltrazioni della camorra nella gestione dei rifiuti e delle discariche, quindi una certa esasperazione può essere comprensibile ed è giusto poter esprimere il dissenso in tutte le forme pacifiche possibili, ma non è tollerabile scavalcare la legge e paralizzare la comunità, soprattutto in democrazia. I Sindaci di quei due Paesi, Terzigno e Boscoreale, dovrebbero dimostrare molta più responsabilità, cercando di far calare la tensione invece di attaccare e minacciare il Capo della Polizia Manganelli che peraltro ha detto una cosa ovvia: se la violenza non si ferma da sola, occorrerà usare la forza. I Sindaci non possono permettersi di intimorire lo Stato, dicendo che se vi sarà una reazione dura della Polizia o dell'Esercito, gli scontri non potranno che allargarsi e divenire ancor più cruenti. Conosciamo i problemi, non solo campani, ma un pò di tutto il Sud dove ogni grosso giro di denaro viene inquinato dalla criminalità organizzata, però la munnezza, è meglio ammucchiarla per strada o farla sparire in una discarica?

17 febbraio 2010
Ma quelle macerie?
 

Dopo l'apertura delle indagini a carico di Guido Bertolaso e i quattro arresti eseguiti contemporaneamente, gli aquilani sono scesi in piazza per protestare. Il motivo scatenante non è stata tanto l'inchiesta in sé che coinvolge il capo della Protezione Civile, ma soprattutto il cinismo emerso dalle intercettazioni di coloro i quali ridacchiavano mentre a L'Aquila la terra tremava e le persone morivano. Certo, un po' tutta l'immagine della Protezione Civile non sta godendo di buona salute, ma molte accuse devono ancora essere provate, comprese quelle relative alle responsabilità di Bertolaso, quindi aspettiamo prima di buttare via il bambino con l'acqua sporca. La rabbia degli aquilani è però comprensibile e grazie alla loro manifestazione anche i non aquilani hanno potuto vedere, tramite giornali e telegiornali, la realtà attuale della capitale abruzzese che sinceramente fa riflettere sull'andamento della ricostruzione post-terremoto. Dopo quasi un anno dal sisma diverse strade importanti della città sono ancora occupate da cumuli di macerie e la situazione pare lontana dall'essere normalizzata. Sono state costruite case provvisorie per gli sfollati, ma si ha la sensazione che sia stata fatta anche molta propaganda. Non a causa delle grane giudiziarie di questi giorni che devono seguire il loro corso e dei presunti passatempi privati di Guido Bertolaso, ma per gli aquilani che abbiamo visto protestare sopra montagne di detriti, ci permettiamo di iniziare a dubitare sulla tanto sbandierata efficienza del Governo e della Protezione Civile in Abruzzo. I meriti di Bertolaso e del Governo nell'emergenza dei rifiuti napoletani, sono apparsi indiscutibili fin da subito, ma la ricostruzione in Abruzzo fa quantomeno pensare poiché ritenevamo, dopo quasi un anno dal terremoto, di non vedere più almeno le macerie per strada.

12 febbraio 2010
Il solito clima
 

Guido Bertolaso a capo della Protezione Civile è stato negli ultimi anni al centro di molte emergenze nazionali ed internazionali, dai rifiuti di Napoli al terremoto in Abruzzo e fino ad arrivare al sisma di Haiti. Ora invece il Sottosegretario si trova al centro delle attenzioni della Procura di Firenze che indaga sulla presunta corruzione legata agli appalti pubblici per il G8 che si sarebbe dovuto tenere l'anno scorso sull'isola della Maddalena e poi spostato a L'Aquila. Sono già finiti in manette tre funzionari pubblici fra i quali Angelo Balducci, ex numero due di Bertolaso e un imprenditore. L'accusa descrive un'ordinaria storia di corruzione come tante altre già verificatesi in Italia e fatte di dirigenti dello Stato che agevolano imprenditori amici nella partecipazione agli appalti in cambio di vari regali più o meno cospicui. Stanno uscendo anche omaggi sotto forma di festini a base di sesso sfrenato e l'inchiesta pare addirittura allargarsi alla ricostruzione post-terremoto in Abruzzo.


Bertolaso ha gestito bene e con una rapidità insolita per questo Paese diverse situazioni difficili, guadagnandosi il rispetto e l'ammirazione di tutti. Quindi speriamo ch'egli possa uscire presto e bene da questa vicenda. Però, in una Nazione già sempre scossa da sospetti e tensioni giudiziarie di vario tipo, un'inchiesta che getta ombre su uno di quei pochi personaggi pubblici ancora universalmente stimati e le successive reazioni di Berlusconi e di una parte dell'opposizione, beh, ci spingono a fare alcune amare considerazioni. Come in tutti gli altri casi simili, anche in questo vi è il sospetto relativo ad un'intera classe politica corrotta e corruttibile in modo sistematico. Ogni Paese del mondo ha i propri marpioni, ma il problema dell'Italia sembra non quello dell'illegalità occasionale, bensì della tangente come sistema quotidiano per risolvere i rapporti politici ed economici. La mazzetta esistente fin dai tempi della Prima Repubblica ed in realtà mai scomparsa. Esistono magagne a destra e pure a sinistra dove i Marrazzo e i Delbono hanno fatto un uso spregiudicato delle loro cariche e del denaro dei contribuenti. Confidiamo nell'onestà di Guido Bertolaso, ma le intercettazioni riguardanti le persone arrestate sono abbastanza eloquenti e svelano il cinismo e l'immoralità con i quali spesso vanno avanti le cose pubbliche in questo Paese. Se però settori dello Stato e la politica in generale ispirano a volte poca fiducia, nemmeno chi conduce determinate inchieste può vantare sempre una credibilità assoluta. Il Premier ha detto circa le indagini a carico di Bertolaso che i Pm si dovrebbero vergognare, ma anche se Silvio Berlusconi avesse preferito il silenzio, ci saremmo comunque permessi di nutrire qualche dubbio su un'azione giudiziaria lanciata, come tante altre in passato, in un periodo di campagna elettorale. Berlusconi monopolizza sovente la politica del Governo sui temi riguardanti la Giustizia e si agita solo per quelli, tralasciando altre riforme egualmente urgenti e non curando sempre l'interesse generale dell'Italia, ma una certa Giustizia ad orologeria esiste così come esistono alcune toghe malate di politica e di protagonismo le quali, senza mai pagare per i loro errori, mettono in piedi indagini e processi che si concludono a volte con un nulla di fatto, rovinando però definitivamente la reputazione delle persone. Tanti problemi vengono bellamente ignorati da tutti e il Paese si trova così bloccato da anni da una guerra continua fra la classe politica probabilmente non del tutto candida e una parte della Magistratura che scambia le aule di Tribunale per sezioni di partito. Il cittadino alla fine non sa mai a chi credere veramente e non può che osservare con un certo sgomento gli uni e gli altri.

3 settembre 2009
Felici, nella discarica
 

Quando l'approdo di Vittorio Feltri a Il Giornale era ancora solo una voce che girava, già si ipotizzava una nuova linea editoriale del quotidiano decisamente più aggressiva e impegnata soprattutto a fronteggiare, con gli stessi mezzi, tutte quelle penne militanti del Gruppo Repubblica-Espresso e non solo, che da mesi passano al setaccio la vita privata di Silvio Berlusconi. Con le rivelazioni sul Direttore dell'Avvenire Boffo, le ipotesi che circolavano sul nuovo Giornale feltriano, sono state ampiamente confermate.


Vittorio Feltri non ha mai nascosto di essere un giornalista di parte, ma la sua è sempre stata una faziosità nobile, dichiarata alla luce del sole e non priva comunque di uno spirito critico, indipendente e anche anarcoide. Pertanto si può credere facilmente al fatto che a Il Giornale abbiano agito da soli e senza alcun input da parte di Berlusconi per quanto riguarda il caso Boffo. Alla fine poi importa poco se dietro allo scoop su Boffo ci sia soltanto l'indipendenza di Feltri oppure anche la lunga mano del Presidente del Consiglio. Ciò che deve far riflettere è il livello sempre più scadente dello scontro politico in questo Paese. E' pur vero che il gioco del lancio della spazzatura non è stato iniziato da Feltri e che spesso a brigante si risponde con un brigante e mezzo, ma visto che viviamo in un Paese che non sta meglio degli altri indipendentemente da ciò che continua a dire Giulio Tremonti, ma anzi necessita di una lunga serie di riforme politiche ed economiche, sarebbe bene che si litigasse su idee e programmi e non si contribuisse a peggiorare ancor più la qualità del dibattito pubblico e politico solo perchè gli altri fanno già così. A volte i principali protagonisti dell'Italia di oggi ricordano quei bambini, magari di certe zone disgraziate dell'Africa, che giocano su cumuli di rifiuti, eppure sono felici perchè, poverini, non hanno mai visto altro e pensano che ciò che li circonda sia del tutto normale.

26 maggio 2008
politica interna
Il NOismo deve finire!

Forze politiche inutili e dannose come i Verdi, il PDCI e il PRC, sono ormai fuori dal Parlamento e francamente, nessuno le rimpiange. Ma l'ideologia del NO a tutto sopravvive in questo Paese e continua a fare danni. Quando si tratta di cambiare qualcosa o di risolvere un problema per evitare all'Italia l'umiliazione continua di essere sempre ultima in Europa, escono "i soliti mille", come li ha definiti giustamente Emma Marcegaglia, che, pretendendo di rappresentare l'intera popolazione, bloccano tutto e dicono NO a prescindere, con risvolti anche drammatici e violenti, come è accaduto e sta accadendo ancora a Chiaiano, nella periferia di Napoli.

Dalla TAV in Val di Susa al Mose di Venezia, fino ad arrivare alla base americana di Vicenza, esce sempre il cosiddetto popolo del NO che solo in minima parte è costituito da cittadini comuni, i quali, spesso inconsapevoli, vengono sistematicamente strumentalizzati da navigati professionisti della piazza come i centri sociali e l'estrema sinistra. Professionisti che sicuramente si spostano qua e là per l'Italia alla ricerca di qualche  buon pretesto per "fare casino", quando non varcano i confini nazionali per andare a fare un pò di festa durante il G8. Poi vi sono anche i Grillo della situazione che certamente non si possono tirare indietro. Qualcuno dirà che a Chiaiano c'era anche Alessandra Mussolini, deputata del PdL. Beh, i professionisti della piazza sono in maggioranza tutti di una parte, ma evidentemente il cretinismo è bipartisan. In ogni caso, fermo restando il diritto di tutti a manifestare pacificamente, prima dei fatti di Chiaiano, il NOismo aveva già assai stancato e la politica che da esso si faceva condizionare, pure, ma quanto sta succedendo a Napoli, ha oltrepassato ogni limite e impone riflessioni serie. Per fortuna il governo si sta dimostrando determinato e speriamo che continui su questa strada, perchè sarebbe folle lasciarsi influenzare da pochi esagitati e permettere che Napoli muoia ricoperta di monnezza. E se occorre usare la forza, la si usi senza tentennare.

A Napoli c'è la camorra e nessuno lo nega, ma le barricate di questi giorni sono il frutto avvelenato di una politica senza spina dorsale che ha sempre coccolato i NO TAV, i NO Dal Molin, i NO questo e quello, credendo o facendo credere che l'ideologia del NO a tutto rappresentasse sentimenti diffusi fra la popolazione. E' ora di finirla! Ascoltare i cittadini comuni sì, ma quando determinate scelte sono obbligatorie, non cedere di un millimetro e stoppare subito le strumentalizzazioni dei professionisti della piazza. Presidente Berlusconi, guai a Te se molli!

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