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3 settembre 2012
Il sorpasso di Mitt
 

Mitt Romney, il candidato grigio e freddo che pareva poco amato anzitutto dal proprio partito, prosegue invece la campagna elettorale conquistando ogni giorno nuovi traguardi. La scelta di correre insieme a Paul Ryan, giovane e brillante deputato conservatore candidato alla Vicepresidenza degli USA, ha entusiasmato tutto il GOP e il popolo del Tea Party. La Convention repubblicana di Tampa ha ulteriormente rilanciato il ticket Romney-Ryan. Tutti i principali oratori, da Condoleezza Rice alla moglie di Mitt Romney e fino ad arrivare all'efficacissimo show di Clint Eastwood, oltre ai due candidati ovviamente, hanno saputo dare una motivazione all'America, a tutta l'America e non solo ai repubblicani, offrendo un'alternativa chiara e comprensibile alle politiche di Barack Obama. Il Presidente in carica insiste con l'intervento dello Stato, il Big Government ed una sorta di welfare all'europea che frena la crescita economica e comporta più tasse? Allora il Partito Repubblicano, Mitt Romney e Paul Ryan propongono soluzioni liberali, quindi uno Stato meno invadente in economia e nella vita sociale dei cittadini ed un fisco più leggero, ispirandosi a valori fondamentali sui quali furono costituiti gli Stati Uniti d'America. Non a caso, subito dopo la Convention di Tampa, Mitt Romney ha sorpassato Obama in diversi sondaggi, sebbene alcuni commentatori italiani e quei fenomeni del quotidiano piddino Europa non abbiano capito nulla e perciò abbiano descritto l'appuntamento repubblicano in Florida come un flop. Non mancheranno in questa campagna elettorale dei colpi bassi ed anzi, qualche mossa scorretta pare che sia già arrivata. Per una strana coincidenza che poi tanto strana non è, dopo il successo inequivocabile della Convention del GOP e la risalita di Romney nei sondaggi, il New York Times si è sentito in dovere di diffondere un'indiscrezione secondo la quale Bain Capital, società fondata dal candidato repubblicano, sarebbe oggetto di indagine da parte del Procuratore generale di New York per presunti abusi finalizzati a limitare il pagamento delle tasse. Tutto ciò probabilmente danneggerà ben poco Romney ed anzi, al contrario potrebbe rivelarsi un boomerang proprio per Obama, considerata la tempistica che appare a tutti più che sospetta e pure il fatto che il Procuratore di New York, Eric Scheiderman, sia un democratico. Si tratta di un tentativo piuttosto disonesto che, essendo così evidente, sarà respinto dagli americani, ma può giungere questo ed altro da una classe dirigente che solo pochi mesi fa pensava di avere la vittoria già in tasca ed invece ora deve confrontarsi con una realtà un po' più complessa.

21 agosto 2012
Il vacanziero
 

La politica italiana è piena di personaggi i quali non hanno mai concluso nulla di realmente utile per il Paese e si sono dedicati soltanto al bene loro, a quello delle loro famiglie e magari delle loro amanti. Individui ora piuttosto disperati visto che la crisi globale ed europea ha reso ancora più evidente la loro inettitudine, che pensano solo a galleggiare al fine di allungare il più possibile una vita agiata e privilegiata sulle spalle dei cittadini. Alcuni intristiscono più di altri e fra questi vi è senz’altro il Presidente della Camera o delle camere Gianfranco Fini. E’ triste assistere ai comportamenti di questo ex-leader. Fini proviene da un ambiente spartano, quello del MSI almirantiano, dove, indipendentemente dalle idee più o meno condivisibili, non si badava molto ai lussi e agli agi, eppure con il tempo l’ex-capo della destra italiana è diventato più pacchiano e viveur di coloro i quali hanno sempre succhiato il latte dai partiti di Governo della Prima Repubblica e dai salotti radical-chic. Sembra che Fini, fra puntatine sulle spiagge italiane e vacanzone costose all’estero, sia per tutto l’anno più in ferie che a lavorare. Per carità, ognuno fa un po’ quel che vuole, soggiorni alle Maldive compresi, però bisognerebbe condurre un’esistenza dorata con i soldi “privati” e non con quelli pubblici come invece Gianfranco Fini è abituato a fare. Certo, anche altri se la godono con il denaro degli italiani, ma dal Presidente della Camera ci aspettavamo più serietà e pudore, considerate le lezioni di moralità da lui tenute spesso per stigmatizzare gli atteggiamenti di Berlusconi e dei berlusconiani. Il quotidiano Libero, con la storia dell’hotel di Orbetello prenotato per tutta l’estate al fine di ospitare gli uomini della scorta di Fini, affinché egli possa andare ogni tanto a farsi qualche bagnetto in mare, ha fatto emergere una vicenda di spreco di denaro pubblico che rappresenta un’offesa per l’Italia stritolata dalla crisi e dal fisco. Si può parlare di macchina del fango condotta da un giornale berlusconiano e spesso da questo blog abbiamo criticato i metodi dei quotidiani vicini a Silvio Berlusconi, ma se ci si comportasse in una maniera decente nei confronti del Paese, nessun professionista del fango o del metodo Boffo troverebbe appigli per iniziare determinate campagne giornalistiche. Tutto questo, caro On. Fini, dopo aver commesso e non lo dimentichiamo, un sacco di errori e quindi vanificato la possibile nascita in Italia di una destra di Governo, nazionale e liberale.

7 giugno 2010
Fini e il Tea Party
 

Il Giornale di Vittorio Feltri, sempre piuttosto attento alle mosse di Gianfranco Fini, giorni fa ha citato il Tea Party Italia, il nuovo movimento anti-tasse che si ispira all'omonimo soggetto americano, sostenendo in pratica che questa iniziativa politica sarebbe nata grazie ad una spinta fondamentale del Presidente della Camera. Tale interpretazione è stata poi smentita sia sul sito web di Generazione Italia che su quello del Tea Party. Sia l'associazione finiana che il Tea Party Italia hanno confermato una reciproca vicinanza, ma sottolineando comunque le differenze e i rispettivi percorsi separati. Il quotidiano di Feltri ha in effetti semplificato un po' troppo le cose. Proprio per l'ispirazione al Tea Party a stelle e strisce che non è organico al Partito Repubblicano, anche il Tea Party italiano, pur rivolgendosi ai liberali puri, ai libertari, ai liberalconservatori e quindi fatalmente più alla base del centrodestra che a quella di sinistra, punta a rappresentare una forma di protesta e di proposta soprattutto trasversale. Inoltre presso la redazione de Il Giornale ci deve essere una conoscenza delle dinamiche di internet abbastanza singolare. Sono giunti alla conclusione secondo la quale il Tea Party Italia sarebbe una creatura di Fini perchè sul sito del movimento campeggia un banner di Generazione Italia. Banner e link possono esprimere appunto una vicinanza, ma non è detto che debbano significare per forza un rapporto collaterale.


Chiarito quindi che non è stato Fini a fondare il Tea Party tricolore, registriamo con piacere che Generazione Italia dice di essere un'altra cosa, ma di sentirsi comunque vicina alla battaglia popolare per un fisco meno opprimente e per uno Stato meno costoso ed ingombrante, evitando perciò di rispolverare posizioni da vecchia destra sociale. Crediamo che tutte le cosiddette eresie di Gianfranco Fini alle quali abbiamo assistito fin qui, potranno avere un senso e un'utilità se saranno accompagnate da un grande impegno per la liberalizzazione e la modernizzazione del sistema Italia. Per incarnare una destra moderna e occidentale, capace di far convivere sotto lo stesso tetto conservatori e liberali, non è sufficiente evitare il dogmatismo circa alcuni temi etici, ma bisogna essere consapevoli delle quotidiane esigenze di libertà e benessere di chi lavora e produce.

20 novembre 2009
Lula, ora niente scherzi
 

Il Supremo Tribunale Federale brasiliano ha così deciso per l'estradizione del terrorista rosso Cesare Battisti, facendo gioire l'Italia tutta e in particolare i parenti delle vittime. Ma prima di poter vedere rientrare fisicamente in Italia il terrorista, occorre attendere la decisione finale del Presidente Lula. La Corte Suprema ha lasciato al Presidente brasiliano l'ultima scelta. Il Ministro della Giustizia Tarso Genro, ovvero colui che concesse l'asilo a Cesare Battisti, ha dichiarato di non aver cambiato idea e di essere quindi ancora contrario all'estradizione, ma confidiamo nel pragmatismo di Lula che si assumerebbe una responsabilità non da poco se dovesse contraddire il Supremo Tribunale Federale del suo Paese, oltre a dare un nuovo e sonoro ceffone all'Italia. Il Presidente brasiliano, sebbene sia uno di quei protagonisti della cosiddetta svolta a sinistra dell'America Latina, ha mostrato sempre maggiore realismo politico rispetto ad altri leaders latinoamericani come Chavez e Morales. Lula Ignacio da Sylva non ha introdotto in economia eccessi di socialismo e ha lasciato intatte le privatizzazioni adottate dal suo predecessore centrista Cardoso, facendo divenire il Brasile ciò che è oggi, ovvero una potenza economica già quasi del tutto emersa. Inoltre il Brasile non si è mai urtato ideologicamente con gli Stati Uniti. Ecco, auguriamoci che il Presidente sappia e voglia affrontare il caso Battisti con altrettanto senso di responsabilità. L'ex-leader dei Nuclei Armati Proletari non è una vittima di nessuno, non merita nulla, ha sempre fatto tutto da sé, fra il terrorismo vero e proprio e la delinquenza comune. A quanto pare, l'amore per l'illegalità non è parte solo del passato di quest'uomo, ma anche del suo presente. Il maggior quotidiano brasiliano, la Fohla de S. Paulo, riporta oggi le dichiarazioni del commissario Cleberson Alminhana che dice: “Investigazioni realizzate dalla polizia federale sulle attività illecite di Battisti durante il suo soggiorno illegale in Brasile, hanno portato alla luce il suo coinvolgimento in attività terroristiche”. Un buon motivo questo per liberarsi di Battisti e spedirlo in Italia dove deve scontare l'ergastolo per quattro omicidi. Che a nessuno, in Brasile, venga in mente di trattenere il terrorista a causa di queste nuove rivelazioni. Egli deve pagare prima in Italia dove ha ucciso almeno quattro persone.

3 settembre 2009
Felici, nella discarica
 

Quando l'approdo di Vittorio Feltri a Il Giornale era ancora solo una voce che girava, già si ipotizzava una nuova linea editoriale del quotidiano decisamente più aggressiva e impegnata soprattutto a fronteggiare, con gli stessi mezzi, tutte quelle penne militanti del Gruppo Repubblica-Espresso e non solo, che da mesi passano al setaccio la vita privata di Silvio Berlusconi. Con le rivelazioni sul Direttore dell'Avvenire Boffo, le ipotesi che circolavano sul nuovo Giornale feltriano, sono state ampiamente confermate.


Vittorio Feltri non ha mai nascosto di essere un giornalista di parte, ma la sua è sempre stata una faziosità nobile, dichiarata alla luce del sole e non priva comunque di uno spirito critico, indipendente e anche anarcoide. Pertanto si può credere facilmente al fatto che a Il Giornale abbiano agito da soli e senza alcun input da parte di Berlusconi per quanto riguarda il caso Boffo. Alla fine poi importa poco se dietro allo scoop su Boffo ci sia soltanto l'indipendenza di Feltri oppure anche la lunga mano del Presidente del Consiglio. Ciò che deve far riflettere è il livello sempre più scadente dello scontro politico in questo Paese. E' pur vero che il gioco del lancio della spazzatura non è stato iniziato da Feltri e che spesso a brigante si risponde con un brigante e mezzo, ma visto che viviamo in un Paese che non sta meglio degli altri indipendentemente da ciò che continua a dire Giulio Tremonti, ma anzi necessita di una lunga serie di riforme politiche ed economiche, sarebbe bene che si litigasse su idee e programmi e non si contribuisse a peggiorare ancor più la qualità del dibattito pubblico e politico solo perchè gli altri fanno già così. A volte i principali protagonisti dell'Italia di oggi ricordano quei bambini, magari di certe zone disgraziate dell'Africa, che giocano su cumuli di rifiuti, eppure sono felici perchè, poverini, non hanno mai visto altro e pensano che ciò che li circonda sia del tutto normale.

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