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12 marzo 2014
Bravo Matteo!
 

Per una volta parliamo davvero bene di Matteo Renzi senza accostamenti ironici a Mr. Bean o manifestazioni di sfiducia verso le sue belle parole. Certo, dobbiamo ancora vedere i fatti concreti. L'Italicum che ha ottenuto il via libera dalla Camera ed attende ora il parere del Senato, sembra un Porcellum riveduto e corretto. La promessa di tagliare le tasse ha reso il Paese speranzoso, però aspettiamo il Consiglio dei Ministri di oggi pomeriggio prima di gioire, anche perché negli ultimi vent'anni troppe sono state le prese in giro da parte della politica sul fronte fiscale. Tuttavia il Premier si è rivelato un gigante dinanzi ai sindacati e soprattutto di fronte alla CGIL e a Susanna Camusso. Per carità, è possibile che Renzi faccia poi marcia indietro, ma per il momento ha risposto benissimo alla Triplice, dicendo in sostanza che se le parti sociali non gradiranno le sue riforme, pazienza, lui se ne farà una ragione ed andrà avanti ugualmente. Mai nessun Presidente del Consiglio in Italia, nemmeno Berlusconi, ha trattato così la Trimurti sindacale. Bravo Matteo, se lo meritano! I sindacati in questo Paese e in particolare la CGIL, rappresentano più o meno i lavoratori e sono soltanto dei centri di potere che conservano il peggio e frenano qualsiasi prospettiva di cambiamento utile alla crescita economica e alla competitività italiana nel mondo. Se l'economia cresce i primi a beneficiarne sono proprio i lavoratori, ma ai dirigenti del sindacato interessa solo mantenere una certa influenza e il resto conta poco. La sindacatocrazia è colpevole tanto quanto la partitocrazia per il declino economico e sociale dell'Italia. Siamo già pronti ad essere delusi da Matteo Renzi, ma per ora applaudiamo un Premier che finalmente tratta Camusso e compagni come meritano.

15 ottobre 2012
Monti per sempre
 

Sergio Marchionne è un grande manager che rappresenta pure una coscienza critica ed utile per questo Paese immobile, ma ultimamente si è dedicato ad alcune esternazioni forse un po' troppo imprudenti. Nel giro di pochi giorni è passato dal definire Firenze come una piccola e povera città per mortificare Matteo Renzi all'augurarsi la permanenza eterna a Palazzo Chigi di Mario Monti. Caspita, a parte i Papi che possono comunque ammalarsi e dimettersi prima del tempo, nessuno, nemmeno un dittatore, rimane alla guida di un Paese per sempre. Senza dubbio, vi sono però indizi che portano a pensare che l'esperienza del Prof. Monti al Governo non si esaurirà allo scadere di questa legislatura. Certo, non rimarrà a governarci sino alla fine dei suoi giorni come spera Marchionne eppure questo Premier non costituisce solo una parentesi. Opera da tempo, chiamiamolo così, il partito del Monti-bis. Ovvero coloro i quali, Casini in testa, vogliono apertamente che Mario Monti succeda a sé stesso, comunque vadano le elezioni. Ma pure chi adesso non è altrettanto schietto, in fondo spera che il Professore bocconiano non levi il disturbo tanto presto o in ogni caso, tramite errori e comportamenti vicini all'autolesionismo, gioca, suo malgrado, a favore di un futuro Governo magari un po' meno tecnico ed un po' più politico, ma sempre guidato dall'attuale Presidente del Consiglio. Insomma, alla fine Monti dovrà rimanere per forza, a causa dell'inconcludenza e della mediocrità della classe politica italiana. E' sufficiente dare un'occhiata al panorama. Nel campo dei cosiddetti moderati vi è un indiscutibile fermento. Forze nuove e, almeno così sembra, mosse da una genuina cultura liberale come i gruppi di Oscar Giannino e Montezemolo, insieme a contenitori più stagionati tipo il PdL e però, almeno così sembra, decisi a rinnovarsi in qualche modo. L'abbiamo già scritto, sarebbe un bene se emergesse una figura nuova, non compromessa con i pasticci degli ultimi anni e però capace di aggregare ciò che c'è sul campo ad altre energie che in ogni caso non vogliono Bersani e Vendola al Governo. Dovremmo essere un po' speranzosi eppure non lo siamo perché anzitutto l'agitazione dei moderati pare destinata più a creare confusione che a costruire qualcosa di nuovo. Berlusconi ha compiuto il famoso passo indietro, ma non è tuttora chiaro quale sarà il suo ruolo nella prossima legislatura e a quale destino andrà incontro il PdL. Montezemolo ha messo in piedi da tempo un'associazione assai attiva e vitale, Italia Futura, però non riesce a scendere in campo definitivamente. Se già i leader sono i primi ad essere incerti, figuriamoci le seconde e terze file. L'altra parte non è messa meglio. Il PD attraversa lo psicodramma del confronto fra giovani e vecchi. Altresì, Bersani continua ad ondeggiare pericolosamente fra posizioni morbide pro-Monti ed anche, pro-Casini ed abbracci mortali con Nichi Vendola. Persino il Capo dello Stato, con un messaggio molto chiaro, ha invitato il Segretario del PD a decidersi e possibilmente non nella direzione di SeL. Alla fine della fiera Monti tornerà utile a tutti. Non si dica però che qualche misterioso potere internazionale tiene il Prof. incollato alla poltrona. Monti non si eclisserà presto grazie all'incapacità della politica di casa nostra.

10 febbraio 2012
Silvio Monti
 

Con l’arrivo al Governo di Mario Monti, l’Italia ha riacquistato credibilità internazionale. Questa frase è stata scritta e pronunciata da numerosi commentatori e senza dubbio, in parte corrisponde al vero. Barack Obama e i principali leader europei, quando ne hanno l’occasione, parlano solo bene dell’Italia che starebbe compiendo sforzi impressionanti per combattere la crisi e scongiurare il collasso dell’Eurozona. Siamo lieti, ci mancherebbe, che il mondo ci apprezzi nuovamente, anche se il Presidente americano e l’UE, pur concedendo una certa fiducia ad una personalità come quella di Monti, farebbero bene ad attendere l’arrivo di qualche fatto concreto, prima di lodarci più del dovuto. Ahinoi, i fatti, quelli positivi e strutturali, ancora non ci sono. Sono state ritoccate le pensioni e questo va bene, però finora, oltre alla previdenza, l’unica cosa certa, acclarata e resa operativa subito, è stata ed è una Manovra recessiva di aumento della pressione fiscale. Le liberalizzazioni sono state talmente annacquate da non poter più essere considerate come tali. Appena insediatosi a Palazzo Chigi il Prof. Monti ha rassicurato il Paese su determinati sacrifici che sarebbero stati accompagnati da benefici, ma al momento tocchiamo con mano soltanto i primi. Per il resto solo annunci e qualche battuta che ha peraltro provocato delle inutili polemiche. Pensiamo al Sottosegretario Martone e al suo attacco agli sfigati. Monti e i suoi Ministri stanno dicendo poi molte cose giuste e sensate, Martone a parte, sull’Articolo 18, il posto fisso, una riforma generale del lavoro e persino la necessità di una nuova mentalità degli italiani, diseducati dalla politica cialtrona. Ieri il Premier ha suonato dagli USA una bellissima musica per le nostre orecchie, ma le riforme devono essere fatte e non solo annunciate. Abbiamo già dato con un Presidente del Consiglio che quasi ogni giorno prometteva grandi stravolgimenti salvo poi limitarsi a pasticci o anche a non combinare un bel nulla. Prof. Monti, con tutto il rispetto, la preghiamo di non fare il Silvio.

28 gennaio 2011
Conservatorucoli
 

La Procura di Milano va avanti con l’inchiesta legata al reato di sfruttamento della prostituzione forse commesso da Silvio Berlusconi e da altri frequentatori delle ville del Premier. Ulteriori documenti ed intercettazioni telefoniche sono giunti alla Camera che ha poi rispedito tutto al mittente, contestando la possibilità per i Pm milanesi di fare queste indagini. Si tratterà solo di nuove e inutili scartoffie come dice Bossi e magari Silvio anche questa volta uscirà ancora più forte dall’ennesima grana giudiziaria, un po’ per la proverbiale fortuna e un po’, chissà, a causa di una magistratura spesso incapace di portare a termine ciò che inizia, ma al momento l’affaire “Ruby e le altre” sembra allargarsi ed offrire più ombre che luci sul personaggio politico Silvio Berlusconi. Siamo tutti garantisti e tutti innocenti fino a prova contraria, compreso il buon Silvio, però, indipendentemente ancora dai reati che potranno essere provati o meno, emerge la figura di un uomo che non si limita a qualche relazione occasionale per colmare la solitudine dopo il divorzio, ma usufruisce della compagnia, chiamiamola così, di gruppi numerosi di ragazze che, chissà perché, trovano alloggio tutte nel medesimo stabile e qualcuna, a quanto pare, riesce pure a costruirsi una carriera politica, ovviamente sistemandosi nel partito dello stesso Berlusconi. Gruppi di fanciulle organizzati e coordinati per far felice Lui. Ciò confligge, se non penalmente, almeno moralmente, con la funzione di Presidente del Consiglio dei Ministri. Si dovrebbe pretendere la separazione fra pubblico e privato se di mezzo ci fosse la curiosità morbosa per l’eventuale sostituta di Veronica Lario, ma se si sceglie l’eccesso delle ammucchiate con sconosciute e soprattutto ci si spende in prima persona, telefonando in Questura per proteggere una del giro, poi ogni richiesta di rispetto della privacy diventa come le lacrime del coccodrillo con la pancia piena. Ma determinati comportamenti sono poi incoerenti con quei valori che dovrebbero essere difesi da un politico come Berlusconi, ovvero il leader del centrodestra, dei moderati e dei conservatori italiani. Essere conservatori nell’odierno Occidente non significa essere talebani, bacchettoni o più papisti del Papa, però neppure il chiodo fisso del sesso bulimico ad oltranza può caratterizzare le serate di chi si batte o dice di battersi per i valori della famiglia tradizionale. Questo abisso fra i vizi del Cavaliere e i princìpi del popolarismo europeo e del conservatorismo occidentale ai quali teoricamente si ispira il PdL, beh, dovrebbe portare a riflettere tutti quei berlusconiani come Gasparri e Quagliariello che hanno sempre fatto la voce grossa, anche giustamente, circa la difesa della famiglia ed altri temi etici. Invece tutto il PdL si stringe attorno non al leader, ma al proprio principale senza alcuna voce critica o anche solo minimamente pensante. Tutti dobbiamo rispettare gli insegnamenti della Chiesa, a parte Silvio al quale ogni peccato deve essere perdonato. Prossimamente il Popolo della Libertà scenderà in piazza a protestare contro i Giudici politicizzati. La guerra Procure-Cav esiste così come esistono taluni Pm mossi più dalla politica che dal desiderio di Giustizia, ma ci sono anche le perversioni palesi del Cavaliere che porterebbero il PdL ad una discussione interna solo se questo partito non fosse così pieno di trinariciuti come il vecchio PCI. Se la situazione italiana non fosse drammatica, ci sarebbe da ridere nel leggere i soliti Libero e Il Giornale, rigorosi in generale, ma libertari e libertini se si tratta dei peccati di Silviuccio. Per Feltri, Belpietro e compagnia, ma sì, in fondo noi italiani siamo tutti uguali, donnaioli, goderecci e un po’ mascalzoni e Silvio non fa altro che rappresentare l’Italia profonda. E’ strano poi, sempre secondo i giornali berlusconiani, che ex-libertini del calibro di Emma Bonino si permettano di giudicare il povero Presidente. Sulle svolte reali o presunte di Gianfranco Fini è stato detto di tutto e di più, ma se davvero l’ex-delfino di Almirante non ha più nulla a che vedere con nessun tipo di destra, i berlusconiani possono essere considerati come conservatori a giorni alterni, come conservatorucoli da strapazzo.

17 gennaio 2011
Il ritorno del bunga
 

La vicenda di Ruby la rubacuori sembrava ormai finita nell’enorme archivio degli scandali e scandaletti di questa cosiddetta Seconda Repubblica e invece torna ad agitare il mondo politico e ad occupare quasi tutta la scena. La Procura di Milano vuole vedere se da Silvio Berlusconi e alcuni suoi frequentatori è stato commesso il reato di sfruttamento di prostituzione minorile. Un reato mica da ridere! Comunque sia, per ora la certezza è una sola ed è sempre la solita. Ne abbiamo parlato numerose volte. L’Italia con tutti i problemi da risolvere che ha, a livello politico, istituzionale ed economico, torna per l’ennesima volta ad avvitarsi sulle grane personali e giudiziarie di Berlusconi e sulla guerra perenne fra quest’ultimo ed una parte della magistratura. Un conflitto interminabile dal quale non riusciamo ad uscire e che ha corroso la credibilità di entrambe le fazioni. Non si tratta di fare di tutta l’erba un fascio, magari con l’intenzione nascosta di minimizzare le ombre che aleggiano sulla figura politica del Premier. Anzi, sebbene non siano mai stati dimostrati dei reati con assoluta certezza, da questa continua sfida nelle aule giudiziarie si è capito abbastanza bene che Silvio Berlusconi spesso non è stato un santo nella gestione degli affari e pure nelle vicende politiche. Oltretutto ha abitudini nel tempo libero che non sono proprio consone alla carica istituzionale che ricopre ed altresì ama circondarsi di personaggi discutibili che al massimo possono andare bene per lanciare piccoli divi su Mediaset, ma non per frequentare l’abitazione del Presidente del Consiglio. Però i magistrati, quando parlano di prove inoppugnabili, alla fine queste benedette prove le devono tirare fuori, altrimenti il loro lavoro si riduce solamente ad un’azione politica peraltro poco credibile. Chi da destra vuole superare legittimamente il berlusconismo, è meglio che eviti di appiattirsi in maniera acritica sulle attività di alcuni Pm, pur con tutte le distanze che bisogna mantenere verso i metodi e i vizi del Cavaliere.

2 novembre 2010
La sindrome di Bettino
 

Ci risiamo. Mentre in America e nel resto d'Europa il dibattito politico è perlopiù incentrato sui vari modi possibili da usare per superare definitivamente la crisi globale e dare avvio ad un nuovo periodo di duratura crescita economica, l'Italia si ritrova bloccata dalle solite tensioni e dall'ennesimo scandalo riguardante Silvio Berlusconi. Da quindici anni almeno assistiamo smarriti ad una guerra continua fra berlusconiani ed antiberlusconiani con la bava alla bocca, fra la singola persona del Premier e una parte della magistratura. Questo conflitto permanente ha prodotto un solo risultato, per niente positivo, ovvero ha fatto perdere credibilità sia a diversi magistrati che allo stesso Berlusconi. Quasi tutte le inchieste o i processi a carico di Silvio Berlusconi spesso hanno offerto agli italiani l'immagine di alcuni Pm mossi più da una certa foga partigiana che dalla missione di servire lo Stato sempre e comunque, ma anche la figura di un Presidente del Consiglio sovente poco candida. In tanti momenti gli italiani avranno pensato: sì, ci sono parecchie toghe politicizzate che si accaniscono, ma pure Berlusconi nasconde evidentemente qualche scheletro nell'armadio.


Può darsi che la vicenda della ragazza marocchina che per tutti è ormai Ruby la rubacuori, rappresenti un ulteriore atto della guerra Berlusconi-magistrati, ma se quanto emerso finora dovesse essere confermato in maniera completa, sarebbe più difficile tentare di assolvere almeno in parte il Cavaliere con la scusa del complotto e dell'accanimento giudiziario. Il caso Ruby pare più grave, tant'è che il Premier sembra messo alle corde e non è solo Fini a trovarsi imbarazzato, ma anche Bossi e persino i berlusconiani più agguerriti. Che Silvio sia un donnaiolo incorreggibile lo si è sempre saputo e francamente la cosa di per sé non ha mai infastidito più di tanto un'Italia che non è condizionata dal puritanesimo come gli USA. Il Cav. è ricco, ancora di bella presenza, sebbene aiutato dai miracoli della scienza ed oggi pure libero da vincoli matrimoniali, quindi se ogni tanto volesse ospitare nelle sue ville qualche amichetta, nessuno se ne accorgerebbe. La vita privata del nostro Premier diventa però imbarazzante quando si sente parlare non di relazioni con questa o quella, ma di gruppi di venti o trenta ragazze anche molto giovani, portate in villa da personaggi ambigui per far divertire il sultano. Pensiamo sia sgradevole parlare di un Berlusconi addirittura malato, come ha fatto Famiglia Cristiana, ma talvolta escono particolari che fanno ritenere che alla fine Veronica Lario non avesse tutti i torti. E ciò che fa accapponare la pelle, ancor più dell'harem, è l'uso spregiudicato del potere attraverso le probabili telefonate in Questura, quindi la certezza di essere onnipotenti ed intoccabili, di poter fare quel che si vuole tramite la carica istituzionale, persino mentendo in modo sfacciato. In più occasioni sono state descritte le analogie fra Berlusconi e Bettino Craxi. In effetti lo scomparso leader socialista ebbe successi politici riconosciuti da tutti, così come il Cav. anni dopo, tenne in pugno per tanto tempo democristiani e comunisti ai quali ruppe le uova nel paniere, ma ad un certo punto si sentì troppo potente da lasciare che i suoi si scambiassero tranquillamente tangenti nei pubblici bar di Milano. Craxi iniziò bene ed è finito poi talmente male da non riuscire nemmeno più a morire ed essere sepolto nella sua Patria. Non vorremmo che Berlusconi, a causa di altri vizi, fosse costretto a concludere la propria carriera politica come l'amico Bettino.

26 agosto 2010
Avanti così come?
 

Capita a volte in politica che siano proprio quei vertici fra Capi più attesi dalla stampa a contribuire meno di altri fatti alla necessaria chiarezza. Si sa, le montagne possono partorire anche solo dei topolini. L'atteso incontro sul Lago Maggiore del Premier Berlusconi con il leader della Lega Bossi, ha messo in rilievo due certezze su ciò che non avverrà almeno in breve tempo, ma non è servito per capire come la maggioranza intenda affrontare i problemi e le divisioni che da mesi attanagliano la vita quotidiana del Governo. L'appuntamento ha tranquillizzato il Paese circa la prospettiva di elezioni anticipate. Probabilmente non bisognerà andare a votare fra qualche mese perchè Umberto Bossi ha innestato la retromarcia sul ricorso alle urne subito e ciò è senza dubbio positivo, al di là della possibile ed improvvisa paura del PdL-Lega di affrontare ora il giudizio degli italiani. Sarebbe stato irresponsabile puntare allo scioglimento di una legislatura con appena due anni di vita e in un momento di persistente fragilità dell'economia italiana e globale. Grazie poi al vertice Berlusconi-Bossi sappiamo che la coalizione governativa non si allargherà verso il territorio di Casini. Il Premier, per convincere Bossi a rinunciare al voto anticipato, ha dovuto rimandare il dialogo con i centristi a tempi migliori.


Compromessi e cedimenti sia da parte di Berlusconi che del leader leghista, ma silenzio e assoluta insicurezza circa un nuovo patto per permettere a questo Governo di vivere e non di vivacchiare. Un nuovo accordo complessivo che si è reso necessario dopo la rottura plateale tra Silvio e Gianfranco Fini. Il Cavaliere ha presentato i famosi cinque punti per rilanciare l'azione politica dell'esecutivo, pretendendo dai finiani un appoggio al 100%. Italo Bocchino ha garantito un buon 95% di sostegno che però non è stato gradito dal Presidente del Consiglio. Il vertice sul Lago Maggiore non ha comunque chiarito se e come Berlusconi e Bossi intendano individuare un modus vivendi, una forma possibile di alleanza governativa con Fini e i gruppi parlamentari di Futuro e Libertà. Nemmeno i finiani, a dire il vero, brillano per chiarezza in queste ore. Bocchino ha giustamente apprezzato il dietrofront bossiano in merito al voto anticipato, sostenendo in maniera cristallina che sarebbe insensato andare a votare adesso visto che c'è un Governo che gode degli stessi numeri parlamentari che aveva prima dello scontro Berlusconi-Fini, con la differenza che ora a sostenere l'esecutivo vi sono non più tre, ma quattro soggetti politici: PdL, FLI, Lega e MPA. Sempre lo stesso Italo Bocchino ha voluto precisare, in particolare dopo il vertice Berlusconi-Bossi, che durante la prossima Festa Tricolore di Mirabello non nascerà alcun partito di Gianfranco Fini. La precisazione di Bocchino può essere un segnale per il PdL-Lega riunitosi sul Lago Maggiore? Un modo per dire al Premier e ai suoi: noi aspettiamo a fare il partito e possiamo ancora rientrare integralmente nel PdL? Siccome l'area politica e culturale che si è unita attorno al Presidente della Camera già deve reagire ogni giorno ad una certa campagna aggressiva degli ultras del berlusconismo, gli esponenti di FLI farebbero bene a parlare chiaro e con una voce sola per rendere comprensibili gli obiettivi e non dare involontariamente ragione a chi parla di un dissenso mosso più da personalismi vari che da valori ideali. Fini e i finiani dovranno dire prima o poi se intendono costituire una nuova formazione oppure lavorare per superare lo strappo interno al PdL. Dopo tutto quello che è successo finora, sarebbe forse uno sforzo inutile tentare ancora una coabitazione in un soggetto politico creato per la fedeltà ad un solo leader, pertanto la soluzione migliore si troverebbe in una destra liberale distinta e solo alleata al PdL berlusconiano. Una destra non arrabbiata e responsabile, ma capace di dire la propria senza complessi d'inferiorità verso un Capo o nei confronti di tribuni con le camicie verdi che per un po' di voti ottenuti nemmeno in tutta Italia, pensano di avere il diritto di dettare legge all'intera Nazione. Certo, continuare con un piede fuori e uno all'interno del PdL e con dei gruppi parlamentari senza partito, rappresenterebbe un limbo ancor più incomprensibile di eventuali tentativi di rientro nel Popolo della Libertà. Evitare le elezioni anticipate è sacrosanto, ma il tirare a campare non può essere un'alternativa alle urne.

28 giugno 2010
Bello eh, il PdL-Lega
 

Silvio Berlusconi, dopo il G20 di Toronto, si recherà a San Paolo del Brasile per una rimpatriata con il Presidente Lula e successivamente, come promesso durante una visita in Italia del leader panamense Martinelli, farà una puntatina a Panama dove peraltro Impregilo partecipa al raddoppio del Canale. Il Premier avrebbe voluto concedersi pure una breve vacanza ad Antigua, ma sembra che quest'ultima meta sia stata eliminata dal programma di viaggio, anche perchè le cose politiche qui in Italia non stanno andando granchè bene ed urge che il Capo torni al più presto. Fosse solo per lui, Silvio visiterebbe tutto il continente americano, dall'Alaska all'ultimo isolotto cileno rivolto verso l'Antartide, piuttosto di tornare nella sempre complicata Italia, ma la piccola questione Brancher sta diventando abbastanza grande da non poter essere ignorata dal Presidente del Consiglio. Aldo Brancher non si è nominato Ministro da solo e non si è inventato il dicastero per il federalismo o per il decentramento, (dipende dalle interpretazioni), una sera a cena con la propria famiglia.


Già l'istituzione di per sé di un nuovo Ministero, in un momento in cui si parla dell'obbligo di ridurre la spesa pubblica per non fare la stessa fine della Grecia, ha generato più di una perplessità, anche o soprattutto presso l'elettorato di centrodestra. Poi l'uscita di Bossi, in quel di Pontida dove è stato rimarcato che l'unico Ministro per il federalismo può essere appunto solo il leader della Lega Nord, ha fatto sorgere diversi dubbi sull'utilità del nuovo Ministero e sulle reali responsabilità affidate ad Aldo Brancher. Il neo-Ministro ha provveduto in questi giorni a chiarire le idee al Paese circa le vere motivazioni che hanno condotto all'invenzione del nuovo dicastero. Siccome dovrebbe organizzare un Ministero senza portafoglio, senza deleghe, senza nulla di pesante da organizzare in realtà, Aldo Brancher non riesce però a garantire la propria presenza il 5 luglio prossimo al processo per la scalata ad Antonveneta che lo riguarda e quindi invoca per sé la legge del legittimo impedimento istituzionale. Ecco, un Ministero inventato per evitare un processo. Questa è l'immagine devastante che è passata, quindi, grazie poi alla reazione del Quirinale e alle polemiche che inevitabilmente si sono create, Brancher ha rinunciato al ricorso del legittimo impedimento e sarà presente al processo del 5 luglio. Del resto, non avrebbe potuto fare diversamente dopo l'indignazione generale, ma ormai un grave danno è stato inferto alla credibilità dell'azione di Governo, soprattutto in tema di Giustizia. Il buon Brancher ha offerto un aiuto insperato al giustizialismo dipietrista e a tutti coloro i quali sostengono da sempre che l'unico impegno politico di Silvio Berlusconi sia quello di tutelare gli affari propri e di altri compagni di merende con i mezzi possibili messi a disposizione dallo Stato. D'ora in poi sarà più difficile portare avanti progetti di riforma nel campo della Giustizia, a cominciare dal controverso ddl sulle intercettazioni. Insomma, un bel capolavoro d'immagine con la sottolineatura del carattere pretestuoso del nuovo Ministero, istituito solo per far marinare il processo ad un esponente della maggioranza.


Umberto Bossi che stupido non è, ha compreso subito l'entità della figuraccia ed è corso a smarcarsi, parlando di un Brancher poco furbo che comunque rappresenta un problema di Berlusconi visto che sarebbe del suo giro. Senza dubbio Aldo Brancher non ha brillato per intelligenza, ma in compenso il leader leghista è fin troppo sveglio e cerca di venderci merce contraffatta come l'idea di un Brancher estraneo e quasi sconosciuto per la Lega. Anche le pietre sanno che Aldo Brancher è sempre stato l'amico Aldo per Bossi e i suoi, la cerniera determinante fra Forza Italia prima e PdL dopo e la Lega Nord. L'artefice del famoso riavvicinamento di diversi anni fa fra il Cavaliere e Bossi, quindi tra quelli più autorevoli che hanno portato al centrodestra di oggi, al PdL-Lega che ci governa e contro il quale parti dello stesso PdL come Gianfranco Fini stanno prendendo delle contromisure. E' vero che Bossi da Pontida ha scomunicato il nuovo dicastero di Brancher, ma in Consiglio dei Ministri anche il conducator delle camicie verdi ha avallato l'invenzione per l'amico Aldo. Il neo-Ministro è sì del giro di Berlusconi, ma è di quei berlusconiani che nei fatti hanno sempre cercato di fare del Popolo della Libertà e della Lega un partito solo e hanno offerto a Bossi spazi d'influenza immensi, obbligando quei pidiellini esclusi dal feeling di Silvio con l'Umberto a diventare quasi un partito separato dal PdL-Lega. Finora l'asse del Nord ha ostacolato qualsiasi possibilità di riformare in modo liberale questo Paese. Le tasse e la spesa pubblica le taglieremo forse fra un ventennio, le Province, anche le più piccole, rimangono lì dove sono e le aziende municipalizzate locali pure. B&B hanno condiviso tutto questo e altro, perciò ora condividano anche la figuraccia nazionale di Brancher. Troppo comodo scaricare l'imbarazzante vicenda solo su Silvio.

10 giugno 2010
Parole sante, ma....
 

Nella vita ci si abitua a tutto e perciò ormai ci siamo abituati anche alle lamentele periodiche di Silvio Berlusconi circa il funzionamento complessivo delle Istituzioni della Repubblica italiana. Da tempo e con cadenza almeno mensile il nostro Premier esprime sofferenza verso l'attribuzione di poteri alla carica che attualmente ricopre e poi, nei confronti quindi della vecchia Costituzione e di altre Istituzioni come la Magistratura e la Corte Costituzionale. Quasi mai il Presidente del Consiglio dice cose sbagliate, ma finora si è sempre e solo trattato di parole, mai seguite da scelte politiche concrete volte a riformare un impianto istituzionale che è effettivamente vecchio. Anche ieri Berlusconi ha pronunciato parole sacrosante sulla lentezza disarmante della politica italiana provocata da una Carta costituzionale non più adatta a questo tempo e ha detto la pura verità sulla natura cattocomunista di una Costituzione nata dopo il fascismo e dal compromesso fondamentale fra l'Italia cattolica della DC e quella comunista del PCI, quindi abbastanza estranea all'idea di una democrazia occidentale basata sull'autorevolezza del potere esecutivo e sulla tutela della libertà economica. Però temiamo che, così come ha sempre fatto fino ad oggi, anche d'ora in poi Berlusconi continuerà a limitarsi alle semplici parole. Tutto funziona male e soprattutto a passo di lumaca ed è complicato riformare dall'interno, però da qualche parte si può e si deve pur iniziare e mica si può chiedere a mercenari stranieri di occuparci militarmente per poter abbattere in un sol colpo questa Repubblica e costruire da zero nuove Istituzioni. Non è come bere un bicchiere d'acqua, ma quando si ha un consenso popolare vasto e si dispone di maggioranze più che rispettabili, qualcosa lo si può fare, pur gradualmente. Certo, se ci si agita solo per alcuni interessi e per il resto sono preferibili le vacanze in Sardegna, poi arrivano i problemi e ognuno nella maggioranza inizia a pensare per sé, ma non dimentichiamoci che Berlusconi ha vissuto fasi politiche di grande popolarità presso gli elettori e anche all'interno di tutto il centrodestra, Lega e UDC comprese. Momenti nei quali avrebbe potuto eliminare tutte le incrostazioni della Repubblica italiana e invece siamo ancora qui a parlare di riforme e di Costituzione vecchia. Vi sono state delle stagioni nelle quali buona parte della politica italiana si è trovata d'accordo sull'ipotesi di una nuova Assemblea Costituente. Perchè Silvio Berlusconi non ha mai fatto sua questa idea? Altro che dittatore o Pinochet de noantri, come ci racconta Di Pietro, semmai il Cavaliere assomiglia a certi Capi immobilisti della cosiddetta Prima Repubblica.

24 maggio 2010
Anche Silvio contro Giulio?
 

Secondo i principali quotidiani di questi ultimi giorni, il Premier Berlusconi sarebbe particolarmente irritato con il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Il titolare di Via XX Settembre sta mettendo a punto la Manovra economica e il Presidente del Consiglio, forse già informato circa alcune misure punitive alla Visco e consapevole della tipica abitudine tremontiana di lavorare senza consultare nessuno e di rendere note delle decisioni già prese, avrebbe invitato Tremonti a svelare in anticipo i numeri di questa Finanziaria, evitando di presentarla in modo analitico solo al Consiglio dei Ministri per una rapida approvazione a scatola chiusa; così come è sempre stato fatto per tutte le precedenti Manovre gestite da Giulio Tremonti. Berlusconi si sarebbe stufato del Superministro che si ritiene troppo super, ad un punto tale da voler sempre fare tutto da solo, senza ascoltare alcun parere. Silvio vorrebbe addirittura che anche il PdL potesse discutere di tutti gli aspetti di questa Manovra e quindi conoscere per tempo l'entità dei provvedimenti economico-sociali che il Ministero di Via XX Settembre intende assumere.


Silvio Berlusconi sembrerebbe diventare quasi finiano nell'auspicio di una maggiore collegialità fra Governo e PdL. Di fatto il Premier si sposta sulle posizioni di Fini, da tanto tempo critiche verso i metodi usati da Tremonti. Se le cose raccontate dai giornali non sono balle, persino Berlusconi, come i finiani e tanti ex di Forza Italia, si sta rendendo conto che il rigore radicale tanto voluto dal Ministro dell'Economia non è altro che immobilismo dannoso da Prima Repubblica. Silvio tenta di correre ai ripari per non perdere quel consenso popolare già minato da altri problemi. Abbiamo assistito finora allo sbandieramento dell'orgoglio di aver saputo mantenere i conti dello Stato in ordine, ma il rigore tremontiano è valso e varrà probabilmente ancora circa la speranza per una riduzione della pressione fiscale, ma appare meno importante da seguire in merito al taglio netto della spesa pubblica improduttiva. Il tanto decantato rigore è un rigore a metà che può stancare alla lunga anche il più devoto degli elettori berlusconiani e a quanto pare il Premier inizia a prenderne coscienza. Finora la rigidità di Giulio Tremonti si è limitata a tagliare qualche punto percentuale di spesa qua e là e sempre peraltro in luoghi sbagliati come le Forze Armate e dell'Ordine. Bisogna tagliare con un disegno riformatore organico. Tagliare, non tagliuzzare!


L'inedita severità di Berlusconi nei confronti di Tremonti può anche nascondere il sospetto, covato da molti nella maggioranza, che il Superministro voglia, come al solito, farsi la sua Finanziaria senza troppi scocciatori, per deviare una bella somma di denaro pubblico a favore del federalismo imposto dal suo caro amico Umberto. A quanto sembra, il federalismo fiscale targato Lega costerà parecchio. Berlusconi ha costantemente concesso molto alla Lega Nord, ma forse non riesce a digerire che un Ministro del PdL qual'è Giulio Tremonti, faccia esclusivamente gli interessi di un altro partito, seppure alleato di ferro. Eravamo già a conoscenza dell'asse Tremonti-Lega e non ci stupiremmo se il Ministro dell'Economia pensasse soprattutto a foraggiare i pasticci e le clientele di Bossi, ma almeno non vengano più a parlarci di rigore e conti in ordine. Qui siamo ai soliti aumenti di spesa pubblica, magari non più romana e centralista, ma padana e regionalista.

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