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15 maggio 2015
Silvio di nuovo amerikano?
Quell'area di centrodestra che un tempo aggregava la maggioranza degli italiani, ora si trova in preda ad una crisi molto complicata che non è solo di consensi elettorali, bensì è soprattutto di contenuti, contenitori, leadership e prospettive future. Il berlusconismo non riesce più a raccogliere voti ed entusiasmo e non costituisce più il perno centrale e necessario per qualsivoglia alleanza di centrodestra, tuttavia non è ancora arrivato un nuovo leader che sia in grado di trovare una sintesi e spingere le attuali schegge impazzite di centrodestra a seguirlo. Infatti ognuno continua ad andare per conto suo e purtroppo l'attuale situazione deprimente sembra destinata a rimanere tale ancora per diverso tempo. Berlusconi è il primo ad essere consapevole di questa sorta di stallo e prova a buttare lì qualche proposta affascinante, resistendo perché manca ancora un Renzi di centrodestra e sperando di intestarsi pure un'eventuale rinascita del campo dei moderati. Così è nata l'idea di proporre una rifondazione attraverso la creazione di un partito unitario di centrodestra simile al Partito Repubblicano americano, al GOP degli USA. Questo blog ha come simbolo un elefante uguale uguale a quello dei repubblicani americani, ma con i colori italiani ovviamente, pertanto quando qualcuno parla di GOP all'italiana, chi scrive non rimane di certo indifferente. Un grande partito di centrodestra simile ai vasti rassemblement delle democrazie anglosassoni come i repubblicani USA, ma anche come i Tories britannici, beh, è sempre stato il sogno di tutti i conservatori, liberali e riformatori più autentici di questo Paese. Ma se non può esserci indifferenza, non ci può essere nemmeno molta fiducia se pensiamo al ventennio berlusconiano e alle tante occasioni gettate alle ortiche. Insomma, la proposta berlusconiana del GOP tricolore pare davvero fuori tempo massimo. Buttata lì solo per tentare di uscire da una situazione politica disperata. Silvio Berlusconi doveva e poteva unire i moderati italiani in un solo partito e guardando all'America, quando aveva forza e il consenso del Paese. Ebbe almeno tre occasioni per semplificare la politica italiana e la vita del centrodestra, (bicamerale con D'Alema, la disponibilità di Veltroni ad accordarsi con FI per realizzare il bipartitismo in Italia ed infine la nascita del PdL), ma sempre preferì anteporre le proprie aziende e le grane giudiziarie all'efficienza della politica. Perché mai dovremmo fidarci ora?
27 aprile 2015
I fascisti del 25 aprile
Anche dopo 70 anni, la data del 25 aprile, l'anniversario della Liberazione con tutte le manifestazioni e celebrazioni legate al ricordo della Resistenza, non cessa di alimentare qualche polemica e divisione. La maggior parte dei protagonisti di quell'epoca, sia repubblichini che partigiani, ha ormai lasciato questa vita terrena, eppure ad ogni 25 aprile noi italiani riusciamo ancora a dividerci e magari litigare su quel periodo storico. Dicevamo, i protagonisti sono quasi tutti scomparsi, ma vi sono ancora molti idioti che neppure hanno vissuto quei drammatici momenti, tuttavia presenziano a tutte le manifestazioni di ricordo della Liberazione e strumentalizzano le sofferenze patite dagli italiani sino al 1945 per rinfocolare nuovi ed antistorici pregiudizi ideologici o anche solo al fine di dare un tono alla loro pochezza politica. Senza dubbio chi ancora si ostina a piazzare striscioni per onorare provocatoriamente la RSI, beh, esterna tutto tranne che l'intelligenza, ma la stupidità non manca neppure fra i cosiddetti antifascisti. Nelle marce celebrative del 25 aprile si aggiungono spesso i peggiori estremisti di sinistra, centri sociali e simili. Questi signori, nati tutti nel dopoguerra, hanno dato il peggio di loro stessi sabato scorso. Sfilando a Milano con l'ANPI e con la presenza pure di referenti e reduci della Brigata ebraica, hanno pensato bene di scaricare un po' di insulti su questi ultimi, approfittando così per rimarcare l'odio attuale che alcuni nutrono verso Israele. Il miglior modo per profanare il 25 aprile è proprio quello di insultare gli ebrei, visti i patimenti subìti da questo popolo in quegli anni terribili, ormai certificati dalla Storia con la S maiuscola. Offendere gli ebrei o esporre striscioni con l'aquila della RSI durante le celebrazioni legate al 25 aprile, rappresentano due facce della stessa medaglia. Gli estremisti che sfilano con le bandiere rosse non sono meno fascisti di coloro i quali ancora venerano la Repubblica di Salò. Però non si tratta di un problema connesso solo a qualche disadattato dei centri sociali. La ricorrenza del 25 aprile è sempre stata e purtroppo continua ad essere divisiva perché i partigiani rossi di estrazione comunista e poi il PCI-PDS-DS-PD hanno sempre lucrato politicamente e culturalmente con una retorica insopportabile su tale data. Hanno appaltato il 25 aprile come se la Resistenza l'avessero combattuta solo loro e non già partigiani cattolici, monarchici, liberali, laici e appunto, ebrei. Per festeggiare e ricordare la Liberazione d'Italia, è più opportuno sventolare la bandiera degli Stati Uniti o quella del Regno Unito perché se l'Italia ha potuto vivere in democrazia per 70 anni il merito è solo degli angloamericani. Se fosse dipeso soltanto da una buona fetta di partigiani comunisti, l'Italia sarebbe finita nel Patto di Varsavia.
11 aprile 2015
Orfini chi?
Matteo Orfini è il Presidente del PD e qualche giorno fa voleva far dimissionare dalla Presidenza di Finmeccanica Gianni de Gennaro, ex-Capo della Polizia. Orfini ha generato una polemica contro de Gennaro alla luce della condanna dell'Italia da parte della Corte di Strasburgo per i fatti avvenuti durante il famoso G8 di Genova e presso la scuola Diaz. Diciamo subito che de Gennaro è stato completamente assolto per gli scontri di Genova ed infatti nel Governo, a partire dal Premier Renzi, la ragionevolezza ha avuto la meglio. Quella di Orfini è stata considerata come posizione personale e tutto l'esecutivo ha difeso l'ex-Capo della Polizia e l'incarico che ora egli ricopre. Intanto, dall'Europa non sempre giungono prese di posizione intelligenti e la condanna dell'Italia per il G8 sarebbe addirittura da respingere. In quei giorni dei teppisti ideologizzati misero a ferro e fuoco una città e la Polizia fece semplicemente il proprio dovere, difendendosi e tentando di riportare l'ordine, ma notiamo come a distanza di anni i fatti di Genova vengano ancora strumentalizzati per delegittimare le Forze dell'Ordine, cioè i servitori dello Stato che rischiano ogni giorno la vita, peraltro guadagnando al mese molto meno di Matteo Orfini e dei Giudici di Strasburgo. Nonostante la sedicente rivoluzione renziana, Orfini ha rilanciato le solite e ben note posizioni della vecchia sinistra per la quale le "guardie" sono fasciste, violente ed hanno sempre torto, a prescindere. Naturalmente il Presidente PD non poteva lasciarsi sfuggire la ghiotta occasione offerta dai Giudici UE. Già viviamo in un Paese in cui la Polizia deve stare ben attenta a come si comporta perché rischia più galera e processi dei criminali, infatti il DDL Tortura è figlio della mentalità perversa italiota, (Renzi ha difeso meritoriamente de Gennaro, ma per non sembrare troppo di destra ha partorito il suddetto DDL che di fatto blocca ancor più le Forze dell'Ordine, potendo essere interpretato in vari modi), tuttavia se aggiungiamo poi l'ideologia della vecchia sinistra, beh, possiamo dichiararci sconfitti di fronte a criminalità e terrorismo fin d'ora.
19 febbraio 2015
Go Egypt go!
Abbiamo ringraziato la Giordania per quanto riguarda la lotta all’ISIS e facciamo altrettanto con l’Egitto di Al-Sisi, invitandolo a proseguire così. L’Egitto ha sia bombardato postazioni dell’ISIS in Libia che mosso addirittura truppe di terra. Dovremmo dire: meno male che l’Egitto c’è! Meno male che c’è qualcuno che assesta qualche colpo ai criminali del sedicente Califfato. Anche perché, purtroppo, l’Occidente si perde in chiacchiere e soprattutto perde tempo mentre gli assassini della bandiera nera conquistano ogni giorno lembi di terra in più. Il Governo italiano, tanto per cambiare, ha fatto una figuraccia. Pochi giorni fa Gentiloni e la Pinotti sembravano in procinto di inviare soldati in Libia, poi Renzi li ha smentiti, ripiegando su una missione internazionale targata ONU o peggio ancora, su una non meglio precisata soluzione politica. Non dimentichiamo che Matteo Renzi fa il bullo in Italia, ma fuori è assai meno sicuro di sé. Infatti adesso, anche il Ministro degli Esteri Gentiloni parla di soluzione politica per la Libia. Quale tipo di soluzione politica può essere utile ora in Libia? Praticamente nessuna e non a caso il Governo italiano rimane sul vago. Non sanno e non possono dire altro perché nessuna soluzione politica sarà possibile in Libia fino a quando i tagliagole del Califfato saranno in circolazione. Prima bisogna usare il pugno di ferro contro l’ISIS come chiede l’Egitto e dopo, soltanto dopo, stabilizzare politicamente il Paese mediante accordi fra le parti. Non si può mediare con l’ISIS e ciò vale per la Libia come anche per la Siria e l’Iraq. Il Governo italiano si è rivelato tanto pavido quanto impreparato. Certo, piuttosto di un intervento militare gestito da dilettanti, è ancora meglio aspettare e vedere cosa vogliono fare gli USA, l’UE, l’ONU e la NATO, ma da un decisionista come il Fonzie de noantri ci aspettavamo meno tentennamenti. Senz’altro l’incertezza italiana è alimentata anche da altre incertezze provenienti da Washington e dalle principali capitali europee. Se l’America fosse guidata da un Presidente più coerente e meno pasticcione di Barack Obama, il quale sembra sempre più un Jimmy Carter 2.0, i criminali dell’ISIS sarebbero già stati colpiti duramente, con o senza l’ONU e non avrebbero sconfinato sino in Libia. In ogni caso, se americani ed europei non intendono impolverarsi nello scatolone di sabbia libico e nemmeno non vogliono esagerare in Iraq e Siria, che almeno aiutino in maniera visibile quegli arabi e musulmani che vogliono estirpare il cancro jihadista. Pensiamo a Egitto e Giordania, ma anche al Generale libico Haftar e ai valorosi combattenti curdi.
16 febbraio 2015
Muoversi
 

La situazione libica è drammatica da diverso tempo, ma solo adesso i media italiani si accorgono dell'emergenza da affrontare sull'altro lato del Mediterraneo. Forse qualcuno si è impaurito davvero dopo la conquista di Sirte da parte dell'ISIS e le minacce rivolte direttamente all'Italia e al nostro Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Ma sarebbe stato meglio iniziare a preoccuparsi già qualche mese fa e magari sostenere concretamente chi in Libia combatte i fondamentalisti islamici. Comunque sia, meglio tardi che mai! Però ora bisogna muoversi davvero e non limitarsi alle parole e lasciare l'azione solo all'Egitto che ha bombardato postazioni dell'ISIS in Libia dopo la decapitazione di decine di egiziani copti o alla Giordania del pur valoroso Re Abdallah II. Il leader egiziano Al-Sisi, un altro che dobbiamo ringraziare come il Sovrano giordano, è stato chiaro: l'Egitto non si tira indietro, ma il resto della comunità internazionale deve anche fare la propria parte. Ciò vale per l'Italia di Gentiloni e Renzi, per l'intera Europa e per gli Stati Uniti di quel Barack Obama che deve decidere una volta per tutte non solo di aumentare l'impegno militare americano, ma pure di promuovere e coordinare un'azione vasta, complessiva, coerente e definitiva circa Libia, Siria, Iraq e Yemen. Senza dubbio è impensabile stabilizzare ben quattro Paesi in pochi giorni, ma almeno ci deve essere, da parte di USA ed Europa, una reazione ampia che non tralasci qualche fronte aperto e destinato poi, inevitabilmente, ad incendiarsi di nuovo. Quattro Paesi, ma il nemico è sempre il medesimo e le sue modalità di avanzamento pure. La guerra all'ISIS è una guerra senza se e senza ma, è da fare subito e non è discutibile come potevano essere, forse, gli attacchi militari a Saddam Hussein e Muhammar Gheddafi. Senza dubbio, se non si vuole essere sempre alle prese con vari estremismi islamici, occorre prima bombardare e muovere anche truppe di terra e dopo provvedere ad assicurare a determinati Paesi Governi stabili ed autorevoli. Fare la guerra e disinteressarsi poi del dopoguerra non è lungimirante. Gli ultimi anni ci hanno fornito prove tragiche: una volta sconfitto un certo tipo di terrorismo, ne arriva subito un altro e anche ben peggiore del precedente. Dopo una guerra necessaria, si ha il dovere di stabilizzare a livello politico. Per esempio, si dice che in Libia vi sia un Generale, tale Haftar, molto legato agli USA e all'Occidente. Ebbene, se questo militare è davvero affidabile, che gli giungano aiuti concreti per il presente e soprattutto per la gestione del dopo.

4 febbraio 2015
Il vecchio che ritorna
 

L’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale ha dato perlomeno un senso di stabilità all’Italia e non abbiamo rivisto quel Paese precario ed ingovernabile del 2013 che impallinò ben due papabili e si dovette rivolgere di nuovo al Presidente della Repubblica uscente Giorgio Napolitano. Finalmente è terminato pure l’estenuante toto-Quirinale ed ora il Governo può forse dedicarsi all’economia e a qualche riforma, si spera, decente. Tuttavia la salita al Colle di Mattarella, imposta senza tante storie da Matteo Renzi, ha terremotato ancor più un’area di centrodestra già piuttosto malconcia per conto suo e creerà anche qualche problema allo stesso Premier, sebbene egli appaia ora come l’unico vincitore della partita per la Presidenza della Repubblica. Silvio Berlusconi è o dovrebbe essere il principale sconfitto. Già in possesso di una leadership sempre meno robusta e sempre più contestata, a partire dall’interno della stessa Forza Italia, ha speso settimane a sostenere l’utilità del Patto del Nazareno, votando l’Italicum ed altre cose renziane e facendo arrabbiare sempre più quei forzisti già abbastanza arrabbiati, perché tutto ciò avrebbe dovuto aiutare ad avere un Presidente condiviso e non ostile. Invece niente, Renzi ha deciso, da solo, per Mattarella e tanti saluti al Nazareno e alle riunioni con Verdini. Berlusconi ha fatto la figura dell’ingenuo o del giocatore d’azzardo ormai vecchio che viene battuto da un suo simile, però più giovane e rapido. Anche Angelino Alfano non ha fatto un figurone. Nelle strade del centrodestra vi sono solo macerie e visto che quando viene toccato il fondo, si può solo risalire, almeno adesso dovrebbero esserci le condizioni per ricostruire davvero un’alternativa popolare e liberale al renzismo. Anzitutto Fitto e i suoi d’ora in poi avranno ancora più motivi per invitare Berlusconi a godersi una dorata pensione. In ogni caso, nonostante l’età e le mille vicissitudini di Silvio, si fa fatica a pensare all’ex-Cav come ad un ingenuo o un vecchietto quasi incapace ormai di intendere e volere. Berlusconi si è fatto fregare come un Enrico Letta qualsiasi? Parliamo di un leader che si è sempre rivelato un gigante; certo, per sé stesso, un po’ meno per gli italiani. Non a caso il giovane Matteo da Firenze ha fatto proprie molte delle caratteristiche del berlusconismo. Renzi è un altro gran furbacchione; per la sua carriera ovviamente, mentre per quanto riguarda il Paese nutriamo dei dubbi. Alcuni dicono che in fondo Mattarella non dispiaccia a Berlusconi il quale confida in una soluzione delle proprie grane giudiziarie agevolata dal nuovo Capo dello Stato su suggerimento del Premier. E’ possibile che sia stato necessario un gioco delle parti, ma sotto ci sia qualcosa che i comuni mortali non possono conoscere. In effetti per ora, alla faccia del clima ostile, Berlusconi è stato invitato alla cerimonia di insediamento e giuramento di Sergio Mattarella e la pena da scontare ai servizi sociali è stata accorciata. A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca, come diceva la buonanima di Giulio Andreotti. Per quanto riguarda Matteo Renzi, naturalmente egli ha dimostrato di saper imporre le proprie scelte a tutti. Questo decisionismo può piacere agli italiani, stanchi di dibattiti inconcludenti, ma se non giungeranno presto dei miglioramenti sul fronte sociale ed economico, il Premier verrà giudicato soltanto come un dittatorello di provincia, un bullo del quale il Paese non tarderà a stufarsi. L’Italia è stabile, ma non deve essere immobile. E’ stato capace di rottamare non solo i suoi vecchi Capi, ma addirittura, forse, un personaggio intramontabile come Berlusconi. Però ha riesumato un antico democristiano di sinistra come Sergio Mattarella e questo va in una direzione totalmente opposta a quella della rottamazione e del nuovismo sbandierati fino a poco tempo fa. Più che il nuovo che avanza, Mattarella è il vecchio che ritorna. Gli italiani non dimenticheranno questa contraddizione. Se Susanna Camusso sa di Fiat 128 come dice il mitico Crozza, Mattarella, al massimo, sa di Fiat 130, anche se oggi circola con una Panda. Per carità, senza volerlo santificare come quasi tutti stanno facendo in questi giorni, riconosciamo come il nuovo Presidente della Repubblica sia una persona perbene che non ha mai calpestato la propria dignità pur di fare carriera, a differenza di tanti altri politici italiani. Dicono che non rida mai, ma ha vissuto una tragedia enorme come l’assassinio del fratello Piersanti ad opera della mafia. Dobbiamo rilevare altresì come i primi discorsi di Mattarella Presidente della Repubblica, non siano stati banali e di circostanza. Non si è dimenticato dei Marò e ha posto l’accento sulla lotta al terrorismo islamico. Un inizio apprezzabile, tuttavia Sergio Mattarella viene da un mondo in passato considerato cattocomunista e probabilmente l’Italia di oggi avrebbe bisogno d’altro.

28 gennaio 2015
Povera Grecia
 

In Italia ci lamentiamo spesso e, beninteso, con fondate motivazioni, della nostra classe politica, ma c’è chi riesce a stare persino peggio del Belpaese. La Grecia, per esempio, ha avuto prima dirigenti politici moderati, sia di destra che di sinistra, i quali hanno fatto pasticci con i conti pubblici, avvicinando il Paese al default e poi hanno accettato supinamente tutti i diktat di Bruxelles, generando solo povertà e disoccupazione. Adesso invece Atene è in balìa di Syriza, una forza populista di estrema sinistra. L’austerità europea tanto spinta da Angela Merkel non ha aiutato l’Europa più debole ad uscire dalla crisi, anzi ne ha peggiorato le condizioni, quindi deve essere frenata in qualche modo, ma affidarsi a Tsipras così come a Marine Le Pen, perciò all’estrema sinistra o all’estrema destra, equivale a evirarsi per fare dispetto alla moglie. Il populismo, soprattutto di sinistra, dove ha governato non ha mai aumentato il livello di benessere economico e non ha mai creato lavoro. Al contrario, ha spinto le poche aziende ancora in piedi a fuggire all’estero. Gli esempi sono numerosi, dal Venezuela ed altri Paesi latinoamericani soggiogati da socialisti 2.0 con mire dittatoriali fino ad arrivare al fallimento storico del comunismo in tutto il mondo. Rincuora leggermente il fatto che Tsipras non abbia ottenuto la maggioranza assoluta e si sia dovuto affidare addirittura ad un piccolo partito di destra, spegnendo così in parte gli entusiasmi della sinistra più radicale, tuttavia mettersi nelle mani dei populisti che urlano nelle campagne elettorali, contribuisce ad affossare ancor più le speranze di rinascita economica e sociale del Vecchio Continente. Senza dubbio i politici moderati dell’UE devono uscire dalla spirale dell’austerità e del declino, se non vogliono che tutta l’Europa, presto o tardi, diventi territorio solo di populisti ed estremisti, mentre il resto del mondo va avanti.

20 gennaio 2015
E noi paghiamo....
 

Greta e Vanessa, le due volontarie italiane rapite in Siria e poi liberate, tornando in Italia hanno portato con loro molte polemiche. Il o la Presidente della Camera Laura Boldrini ha definito come insopportabili le tensioni sorte attorno alla liberazione delle due ragazze. Invece, cara Presidente o Presidentessa, le polemiche scaturite da una liberazione quasi certamente avvenuta grazie al pagamento di un cospicuo riscatto, si sono rese necessarie ed inevitabili così come anche lo sfogo di Matteo Salvini, “è uno schifo”, è apparso semplicemente comprensibile. Molti Paesi civili e democratici del mondo, a cominciare dagli Stati Uniti, si rifiutano di pagare riscatti per riavere indietro i loro cittadini. Ciò non significa che americani ed altri non si preoccupino dei loro rapiti sparsi nel mondo, ma non possono e non vogliono permettersi deroghe al principio basilare secondo cui finanziare il nemico e dare denaro a chi ti vuole uccidere, non è mai accettabile. Anche l’Italia dovrebbe fare propria questa mentalità ed invece continuiamo a pagare e spesso per liberare persone che nella migliore delle ipotesi vanno a cacciarsi nei guai anche se ben informate ed avvertite prima circa i possibili rischi e nella peggiore, si recano in Siria o Iraq non tanto per aiutare anziani, donne e bambini, bensì per solidarizzare con chi vuole sterminare gli infedeli occidentali. L’Italia ha pagato per riavere Greta e Vanessa e ciò è diventato palese grazie alla poca chiarezza esibita dal Ministro degli Esteri Gentiloni e ai silenzi imbarazzati di Matteo Renzi, forse troppo preso dalla necessità di piazzare al Quirinale una figura grigia che gli permetta di fare tutto ciò che vuole o dal bisogno di purificare il PD dai vari Cofferati, Fassina e Civati. Se Renzi fosse un leader di stampo internazionale e non solo italiota, dovrebbe almeno dire questo: “E’ vero, abbiamo pagato per Greta e Vanessa, ma d’ora in poi l’Italia non verserà più un centesimo per togliere dai guai chi si infila in fronti di guerra senza esserne obbligato o averne i titoli. Ancora meno pagheremo per i sodali italiani dell’ISIS”. Ma Renzi ha i suoi limiti, pur facendo il bulletto, quindi non dirà mai tutto ciò e l’Italia continuerà a rappresentare un bancomat per i terroristi.

15 gennaio 2015
Vogliono la guerra
 

Anche la Francia ha avuto il suo 11 settembre, anni dopo rispetto a Madrid e Londra, ma anche Parigi è rimasta bloccata per più di un giorno da un gruppo di fanatici sanguinari che hanno seminato terrore e morte. All’appello mancano ancora Roma, la Germania e pochi altri, ma il pericolo di nuovi attentati è assai concreto in tutta Europa, Italia inclusa ovviamente. I fatti di Parigi insegnano come non si possa mai abbassare la guardia nei confronti del terrorismo islamico. Anche se le democrazie ottengono successi sul fronte della guerra al terrore, come è avvenuto in passato, vi sono sempre cellule di assassini pronte a colpire pure a distanza di anni e nascono nuove minacce tipo l’ISIS. Gli americani stanno rimpiangendo George W. Bush e sopportano sempre meno Obama, proprio perché il primo sosteneva questo: mai ritenersi troppo in sicurezza, anche quando il terrorismo appare sconfitto. La marcia repubblicana di Parigi è stata un evento importante che ha visto camminare insieme, quasi vicini, persino Netanyahu e Abu Mazen. Spiccava l’assenza di Obama e Kerry, poi giustamente criticati in primo luogo dai media americani. Tuttavia non basta far vedere che i Governi non si lasciano intimidire e i leader del mondo non hanno paura di sfilare per strada. Europei ed americani alla Barack Obama devono fare autocritica sugli ultimi anni ed invertire la rotta. Diventa sempre più chiaro come una certa parte del mondo arabo e islamico voglia la guerra con l’Occidente e le democrazie ed ignorare tutto ciò, magari sperando in un raffreddamento progressivo di alcune teste calde, non solo non serve a nulla, ma al contrario offre l’idea di un’America e di un’Europa arrendevoli e consente al terrorismo islamico di sentirsi più forte e libero di pianificare nuove tragedie. Alla guerra si risponde con la guerra! L’America di Bush non fu esente da errori, ma aveva le idee chiare e sapeva bene quali erano le minacce da neutralizzare. I nemici del mondo libero erano ben coscienti di questo, mentre negli ultimi anni l’Amministrazione Obama, insieme ai Governi europei, si è mossa in modo incoerente e spesso solo perché tirata per la giacchetta, quindi senza alcuna convinzione. Così l’ISIS ha potuto prosperare in Iraq e Siria e in Europa circolano pericolosi combattenti jihadisti sempre pronti a commettere qualche strage, come gli autori dell’attacco a Charlie Hebdo. Come minimo, dopo i fatti di Parigi, bisognerebbe inasprire la guerra al Califfato islamico ed andare oltre a qualche sporadico raid aereo. Per invertire la rotta, sarebbe opportuno smettere di indagare sui metodi della CIA. I servizi segreti occidentali devono essere potenziati e fra le due sponde dell’Atlantico ci deve essere un migliore coordinamento, proprio per fermare, prima che uccidano, gli altri fratelli Kouachi che continuano ad andare e venire fra Iraq, Siria e Vecchio Continente. I Parlamenti europei pensino meno alla Palestina e si impegnino piuttosto a varare nuove norme nel campo della sicurezza e dell’immigrazione. Non è necessario sposare le tesi di Salvini e Le Pen che peraltro fanno il gioco degli estremisti islamici. Proprio i seguaci delle bandiere nere dell’ISIS vorrebbero un’Europa chiusa, bloccata ed impaurita per effetto del terrorismo. Invece no, le conquiste del mondo libero devono essere preservate e già questo costituisce e costituirà una vittoria sul fanatismo islamico che intende cambiare le abitudini soprattutto di europei ed americani. Un esempio importante in questo senso è rappresentato da Israele che è in guerra praticamente da sempre, ma il cittadino medio israeliano vive, lavora e va pure al ristorante come un qualsiasi cittadino medio degli Stati Uniti o del Vecchio Continente. Tuttavia lo Stato ebraico non fa sconti in tema di sicurezza. Ecco, il punto è proprio questo: non si può bloccare la libera circolazione delle persone, però bisogna farla finita con quel buonismo suicida tanto caro alle Boldrini di turno. L’immigrazione non può essere fermata, ma senz’altro può e deve muoversi sotto regole e selezioni ben più severe di quelle attuali. A livello culturale dobbiamo smetterla di vergognarci delle nostre radici giudaico-cristiane. Se un occidentale vive e lavora in un Paese arabo, ebbene, mai si sentirebbe offeso dalla presenza, ovvia, di moschee. Pertanto, nemmeno i musulmani emigrati in Occidente, possono pretendere che spariscano i Crocifissi dalle scuole di Paesi a maggioranza cristiana. I primi che devono capire questo sono proprio alcuni dei nostri dirigenti politici che finora invece hanno confuso l’accoglienza con un servilismo suicida. Finiamola infine di ignorare la matrice islamica di Al-Qaeda, ISIS ed altri loro simili. Chiamiamo le cose con il loro nome. Anche qui, non si tratta di dare ragione a Salvini e Le Pen o dire che tutti i musulmani del pianeta sono degli assassini. Ma affermare che una parte di Islam vuole solo la guerra e non concepisce alcuna forma di dialogo, equivale a compiere semplicemente un’operazione di verità che può stimolare i musulmani moderati a rinunciare definitivamente alle ambiguità e ad aiutare l’Occidente a sconfiggere l’ideologia della morte.

5 dicembre 2014
Mafia bipartisan
 

In Italia le cose buone e giuste come la crescita economica, le riforme, l’efficienza dello Stato e delle Istituzioni politiche, si affermano così lentamente da annoiare e spingere le energie migliori fuori dai confini nazionali, ma in compenso per quanto riguarda il malaffare siamo iperattivi e non ci facciamo mancare nulla. L’ennesimo scandalo, quello di Mafia Capitale, stavolta riguardante la città di Roma e forse anche l’intera Regione Lazio, mette in evidenza ciò che già in buona parte si sapeva grazie a precedenti inchieste attorno all’Expo e al Mose di Venezia, ovvero che tanto a livello nazionale quanto a quello amministrativo e locale, vi è una corruzione che non si concretizza in episodi isolati e forse, aggiungiamo, fisiologici, come nel resto del mondo, ma rappresenta un sistema consolidato che non lascia fuori nessuno; dalla destra alla sinistra, passando attraverso alcuni imprenditori ed addirittura inequivocabili associazioni a delinquere. Mafia sì Capitale, ma pure assai bipartisan. Nel pentolone appena scoperchiato c’è un po’ di tutto: Gianni Alemanno, alcuni del fu PdL, ex-collaboratori di Veltroni, non pochi esponenti del PD romano, dirigenti pubblici, Coop rosse e persino Massimo Carminati, ex-NAR, ex-Banda della Magliana, quindi dotato di un curriculum criminale di tutto rispetto. Pare non ci sia proprio spazio per gli onesti, sia fra i politici che in diverse imprese interessate a partecipare agli appalti pubblici. Insomma, sembra che l’Italia, a Roma come in tante altre parti, possa essere amministrata solo ricorrendo ad affari illeciti fra il mondo di sopra, quello di mezzo e quello completamente sotterraneo. Non si può fare a meno di strani personaggi tipo Carminati che, provenendo dalla criminalità e pure dal terrorismo, giungono misteriosamente a rappresentare il perno di tutto e di tutti. Diventano insostituibili anelli di congiunzione fra la politica e determinate imprese. Anche coloro i quali, politici o imprenditori desiderosi di lavorare per un Ente pubblico, vorrebbero mantenersi inizialmente puliti, sono poi costretti, diciamo così, ad adeguarsi all’andazzo italico per non affogare e scomparire. Magari Alemanno, come Sindaco di Roma, si è semplicemente limitato ad accettare il sistema, a perpetuarlo come tanti altri e a continuare a prendere per buone le indicazioni di certi pericolosi anelli di congiunzione. Beninteso, ciò non lo assolve in modo completo, tuttavia può far pensare ad un Sindaco più arrendevole che criminale. Sia ben chiaro, qui nessuno vuole tentare di annacquare le accuse mosse ad Alemanno ed anzi, chi scrive sogna una destra ben diversa da quella sociale e statalista sempre incarnata dall’ex-Sindaco della Capitale, quindi ne è ben lontano a livello politico, tuttavia diventa difficile immaginare l’ex-ragazzo del Fronte della Gioventù, innamorato non solo di una delle figlie di Pino Rauti, ma anche delle utopie caldeggiate dal defunto leader missino, andare a spasso con dei mafiosi doc. In ogni caso, questo Paese sembra destinato a non uscire mai dal marciume della corruzione radicata e sistematica. Vi sono ancora delle speranze per un futuro dell’Italia un po’ più pulito? Esisteranno sempre persone sensibili al denaro facile, ma l’ingordigia potrebbe essere almeno circoscritta se si iniziasse ad imparare, ad esempio, dagli Stati Uniti dove il finanziamento ai partiti è privato e al tempo stesso alla luce del sole e il lobbismo è trasparente, dichiarato ed osservato dai cittadini. Il termine lobbismo suona in Italia quasi come una bestemmia, ma quando determinati interessi vengono difesi esclusivamente nel mondo di sopra, comportamenti mafiosi e personaggi come Carminati non possono prosperare.

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