.
Annunci online

Conservatori-Liberali
Conservatori sui Valori - Liberali in Economia

Con gli Stati Uniti d'America, con Israele, per l'Occidente unito!


 
Iscriviti a conservatori_liberali

Sviluppato da it.groups.yahoo.com

21 novembre 2014
Walter for President
 

I ragionamenti di Vittorio Feltri non sono sempre condivisibili, ma giorni fa il noto giornalista ha scritto con molta lucidità su Il Giornale un pezzo dedicato al dopo-Napolitano che sembra essere più vicino di quanto si pensasse. Un articolo che merita qualche considerazione. Molti e non solo Feltri, hanno iniziato a discutere sul possibile successore di Giorgio Napolitano al Quirinale perché naturalmente stimolati dalle voci in circolazione, né confermate, né smentite, secondo le quali il Capo dello Stato lascerebbe alla fine dell’anno. Il Presidente ha tutto il diritto di pretendere un po’ di riposo dopo una lunghissima carriera politica. Tornando a Feltri, il già varie volte Direttore ha sostanzialmente affermato di preferire fra i papabili spuntati finora e spinti dall’uno e dall’altro, Walter Veltroni. La posizione di Vittorio Feltri in poche parole è questa: visto che non c’è speranza di piazzare un liberale, un moderato, un esponente di centrodestra al Quirinale, perlomeno scegliamo il male minore della sinistra, anche se è un po’ paraculo. Feltri non ha scritto affatto un’eresia e gli si può dar ragione. In effetti, nell’era dell’antipolitica e del renzismo, un signore come Giuliano Amato appare preistorico, anche se garantirebbe quella terzietà necessaria per un Presidente della Repubblica, essendo in buoni rapporti anche con ciò che rimane del centrodestra. Gli italiani poi non dimenticano che l’apparentemente mite Prof. Amato è stato in passato un tassatore seriale. Passando ad altri papabili, Roberta Pinotti non è molto nota in Italia e nel mondo. Infine, lasciamo perdere le prospettive catastrofiche tipo Romano Prodi o altri personaggi sponsorizzati dai grillini. Pertanto, quella di Walter Veltroni è una figura che supera le altre e non spaventa nessuno, nemmeno i moderati distanti dal PD. Veltroni è conosciuto per un certo buonismo che, a differenza del suo antagonista storico Massimo D’Alema, gli ha sempre permesso di andare d’accordo un po’ con tutti, anche con Berlusconi o perlomeno di agire senza odio. Certo, per dirla alla Feltri, siccome è un po’ paraculo, il suo buonismo non è mai stato dettato dall’amore sincero verso il prossimo, ma più che altro dalla volontà di stare a galla in ogni situazione. L’ex-Segretario del PD, per quanto parzialmente rottamato anch’egli, è uno dei pochi della vecchia guardia che sono riusciti ad adattarsi persino al renzismo. Veltroni non si è mai urtato con Renzi e almeno pubblicamente non esprime rancore come D’Alema verso questo giovanotto un po’ troppo sicuro di sé. Stiamo parlando dell’ideologo del “ma anche”, tuttavia la sua presenza al Quirinale manterrebbe una sufficiente stabilità ed offrirebbe garanzie non solo ad una parte politica. Visto che Berlusconi e Renzi fanno il possibile per andare d’amore e d’accordo e che il Patto del Nazareno sembra estensibile anche in merito alla partita sul dopo-Napolitano, il Cavaliere e il Rottamatore potrebbero trovarsi in sintonia in due minuti sul nome di Veltroni. Il primo si sentirebbe rassicurato da un Capo dello Stato che ha avversato il berlusconismo senza odiarlo, mentre il secondo, spinto com’è da una retorica nuovista, potrebbe spiegare meglio la scelta di un Veltroni rispetto a quella di un Prodi o di un Amato. Nemmeno Walter è un pivello, ma senza dubbio è già meno decrepito di altri. Non è facile credere alla balla del Veltroni non comunista o addirittura anticomunista durante gli anni del PCI, ma è vero che il nostro in tempi più recenti si è rivelato meno ideologizzato di altri orfani del comunismo e ha preferito guardare agli Stati Uniti, sia pure nella loro versione liberal, piuttosto che ai nemici dell’impero a stelle e strisce sopravvissuti alla guerra fredda.

17 settembre 2012
Cav, deciditi!
 

L'uomo di Arcore non ha ancora detto sì, circa un suo eventuale ritorno in campo come candidato Premier, però è tornato a parlare dopo un lungo periodo di silenziosa riflessione. Ha disertato Atreju, la kermesse dei giovani pidiellini organizzata ogni anno da Giorgia Meloni, ma si è concesso ai partecipanti della crociera de Il Giornale. Silvio Berlusconi ha detto la sua in merito ad alcuni personaggi del momento, da Matteo Renzi a Beppe Grillo. Altresì ha affrontato temi di attualità come le politiche della BCE e il rigore tedesco che comprime l'UE, oltre alla pressione fiscale vigente in Italia che vanifica ogni possibilità di crescita economica del Belpaese, promettendo di impegnarsi per l'abolizione dell'IMU e dicendo quindi cose più che condivisibili. Certo, lo sappiamo, Berlusconi afferma cose apprezzabili da quasi vent'anni, ma concretamente ha realizzato poco o nulla, un po' a causa sua e un po' grazie ad amici e alleati illiberali ed inaffidabili. In ogni caso non ha fatto chiarezza su ciò che più importa perlomeno a molti esponenti del mondo politico, non solo del PdL, ovvero sulla sua ricandidatura o meno a Palazzo Chigi. Pare di capire che molto dipenda dalla nuova legge elettorale, sempre se i partiti riusciranno a mettersi d'accordo. In questo momento le variabili sono tante, ma, a nostro umile avviso, Berlusconi farebbe bene ad evitare di tergiversare troppo. Insomma, gli anni d'oro del berlusconismo sono finiti, il centrodestra di un tempo non c'è più ed è anche scomparso il cosiddetto PdL-Lega. C'è solo un PdL smarrito che brancola nel buio e francamente non sappiamo se le lunghe riflessioni berlusconiane diano giovamento al partito guidato da Alfano. Non hanno torto coloro i quali dicono che un'ennesima candidatura di Silvio sappia di vecchio, tuttavia, visto che il Cavaliere non sembra comunque intenzionato a ritirarsi ad Antigua e sostiene di essere sempre in campo ad impedire che il Paese venga consegnato alle sinistre, sarebbe opportuna una decisione definitiva in tempi brevi, proprio per evitare che un PdL perennemente in sospeso e in attesa della risposta storica del Capo, venga massacrato da Casini, Bersani, Vendola e pure Di Pietro e Grillo. Non si capisce se Silvio Berlusconi voglia rientrare nell'arena in maniera integrale come in passato o preferisca costruire una nuova alleanza dei moderati e lanciare un nome nuovo, una sorpresa, per Palazzo Chigi. Oppure, continuare a vivacchiare con un Monti-bis. Non si comprende neppure se il Cav. voglia contare solo e soprattutto sui suoi, gli ex di Forza Italia, abbandonando gli ex-AN, oppure no. Finora una sola cosa è sembrata abbastanza chiara e cioè che i rapporti fra Berlusconi e gli orfani di Fini non sono più tanto idilliaci. Su questo blog esprimiamo a volte delle riserve sugli ex-AN, più che altro per la loro allergia verso il liberalismo, ma la mancata partecipazione di Silvio all'appuntamento di Atreju, animato da giovani pidiellini quasi tutti provenienti da AN, è stata uno schiaffo voluto a Giorgia Meloni e agli ex di Via della Scrofa. Con i ragazzi di Atreju si è preferito il silenzio consigliato dalla Bibbia, però con Sallusti il comizio è stato possibile.

5 giugno 2012
Il grigio PdL
 

Forza Italia era, per le menti raffinate della sinistra, il partito di plastica, ma FI è stato il primo e l’ultimo soggetto politico berlusconiano animato da una certa identità. Sì perché Forza Italia tentava di coniugare popolarismo europeo e liberalismo in maniera piuttosto comprensibile, sulla falsariga dell’azione politica di diversi raggruppamenti conservatori del Vecchio Continente e con un occhio rivolto verso gli USA. Poi con il tempo determinati contenuti sono stati annacquati e soprattutto è sparito il liberalismo, fino ad arrivare alla nascita del PdL, un carrozzone fondato soltanto sul carisma e sugli alti e bassi di un uomo solo, cioè Silvio Berlusconi. Se per diversi periodi è stato possibile convincere gli italiani pur senza disporre di grandi idee, oggi il partito del leader, del “ghe pensi mi”, sta addirittura diventando un ostacolo, un impaccio per non pochi pidiellini. Intanto il leader non gode più di quella forza carismatica del passato e poi servono delle posizioni chiare da sottoporre ad un Paese stremato dalla crisi e dalle torture fiscali del Governo tecnico. Invece assistiamo al balletto delle parole critiche circa le politiche montiane che però non diventano quasi mai fatti. La proposta del semipresidenzialismo alla francese e le provocazioni sull’Euro sono apparse perlopiù come uscite buttate lì, tanto per vedere l’effetto che fa. Continuano a mancare un disegno organico di riforma del Paese e un’identità del PdL, senza la quale questo partito farà molta fatica a gestire il dopo-Berlusconi che prima o poi giungerà in maniera definitiva. La classe dirigente del Popolo della Libertà non sopporta granché le critiche e si infastidisce persino con quei giornali più che amici come Libero e Il Giornale, ma si sta rendendo conto dei limiti del partito nato dal predellino. Infatti vi è agitazione all’interno del PdL. Si vuole tentare un rilancio dopo il bagno di sangue delle ultime Amministrative, ma le idee rimangono poche e confuse. Anche i giovani provano ad impegnarsi di più. Se Bersani ha a che fare con i rottamatori, Alfano deve affrontare i formattatori e coloro i quali intendono ripartire da zero. L’interesse giovanile per la politica e il futuro dei partiti è lodevole, però bisogna dire con chiarezza per quale tipo d’identità e di nuovo centrodestra si vuole lottare. Alle posizioni fumose, alle contraddizioni e all’arrivismo, ci pensano già i vecchi.

9 marzo 2011
Dieci milioni?
 

Il PD tramite il proprio Presidente Rosy Bindi ha consegnato al Governo le firme che ha raccolto online per chiedere le dimissioni di Berlusconi. A parte la dubbia utilità di un’iniziativa del genere visto che i Governi sgraditi ben difficilmente possono essere buttati giù con delle firme, la petizione democratica è divenuta subito giorni fa un facile bersaglio per Libero e Il Giornale a causa della modalità di raccolta online utilizzata e del numero di firme raggiunte che è stato sbandierato. In effetti se riescono a firmare Paolino Paperino,  Adolf Hitler e lo stesso Berlusconi, si capisce al volo che non si tratta di una cosa seria e credibile. Internet ha potenzialità enormi ed è giusto utilizzarlo come palestra della democrazia e della partecipazione popolare, ma se il principale partito di opposizione decide di chiedere non la risistemazione della piazza di Roccacannuccia di Sotto, bensì le dimissioni del Premier, bisognerebbe utilizzare quei filtri volti ad impedire le imprese di buontemponi anonimi che sul Web, si sa, non mancano mai. Poi la cifra raggiunta di ben dieci milioni di firme è apparsa come una patacca non solo dinanzi agli occhi dei giornali berlusconiani. I radicali che hanno non poca esperienza con le petizioni popolari, hanno sorriso e ritenuto dieci milioni di firme come una boutade imprudente di Bersani. Che sempre più italiani siano stufi di Berlusconi e ritengano doverosa una sua uscita di scena dopo i noti scandali sessuali, è vero, ma caspita, dieci milioni di firme sono davvero tanti, se poi raccolti ancora in un lasso di tempo così breve. Torniamo al discorso di sempre, ovvero la forza di Berlusconi sta non nelle realizzazioni politiche di quasi vent’anni di presenza nell’arena di Forza Italia prima e del PdL dopo, ma nella debolezza, confusione e scarsa credibilità degli avversari, sia quelli storici che quelli divenuti tali in tempi più recenti.

28 gennaio 2011
Conservatorucoli
 

La Procura di Milano va avanti con l’inchiesta legata al reato di sfruttamento della prostituzione forse commesso da Silvio Berlusconi e da altri frequentatori delle ville del Premier. Ulteriori documenti ed intercettazioni telefoniche sono giunti alla Camera che ha poi rispedito tutto al mittente, contestando la possibilità per i Pm milanesi di fare queste indagini. Si tratterà solo di nuove e inutili scartoffie come dice Bossi e magari Silvio anche questa volta uscirà ancora più forte dall’ennesima grana giudiziaria, un po’ per la proverbiale fortuna e un po’, chissà, a causa di una magistratura spesso incapace di portare a termine ciò che inizia, ma al momento l’affaire “Ruby e le altre” sembra allargarsi ed offrire più ombre che luci sul personaggio politico Silvio Berlusconi. Siamo tutti garantisti e tutti innocenti fino a prova contraria, compreso il buon Silvio, però, indipendentemente ancora dai reati che potranno essere provati o meno, emerge la figura di un uomo che non si limita a qualche relazione occasionale per colmare la solitudine dopo il divorzio, ma usufruisce della compagnia, chiamiamola così, di gruppi numerosi di ragazze che, chissà perché, trovano alloggio tutte nel medesimo stabile e qualcuna, a quanto pare, riesce pure a costruirsi una carriera politica, ovviamente sistemandosi nel partito dello stesso Berlusconi. Gruppi di fanciulle organizzati e coordinati per far felice Lui. Ciò confligge, se non penalmente, almeno moralmente, con la funzione di Presidente del Consiglio dei Ministri. Si dovrebbe pretendere la separazione fra pubblico e privato se di mezzo ci fosse la curiosità morbosa per l’eventuale sostituta di Veronica Lario, ma se si sceglie l’eccesso delle ammucchiate con sconosciute e soprattutto ci si spende in prima persona, telefonando in Questura per proteggere una del giro, poi ogni richiesta di rispetto della privacy diventa come le lacrime del coccodrillo con la pancia piena. Ma determinati comportamenti sono poi incoerenti con quei valori che dovrebbero essere difesi da un politico come Berlusconi, ovvero il leader del centrodestra, dei moderati e dei conservatori italiani. Essere conservatori nell’odierno Occidente non significa essere talebani, bacchettoni o più papisti del Papa, però neppure il chiodo fisso del sesso bulimico ad oltranza può caratterizzare le serate di chi si batte o dice di battersi per i valori della famiglia tradizionale. Questo abisso fra i vizi del Cavaliere e i princìpi del popolarismo europeo e del conservatorismo occidentale ai quali teoricamente si ispira il PdL, beh, dovrebbe portare a riflettere tutti quei berlusconiani come Gasparri e Quagliariello che hanno sempre fatto la voce grossa, anche giustamente, circa la difesa della famiglia ed altri temi etici. Invece tutto il PdL si stringe attorno non al leader, ma al proprio principale senza alcuna voce critica o anche solo minimamente pensante. Tutti dobbiamo rispettare gli insegnamenti della Chiesa, a parte Silvio al quale ogni peccato deve essere perdonato. Prossimamente il Popolo della Libertà scenderà in piazza a protestare contro i Giudici politicizzati. La guerra Procure-Cav esiste così come esistono taluni Pm mossi più dalla politica che dal desiderio di Giustizia, ma ci sono anche le perversioni palesi del Cavaliere che porterebbero il PdL ad una discussione interna solo se questo partito non fosse così pieno di trinariciuti come il vecchio PCI. Se la situazione italiana non fosse drammatica, ci sarebbe da ridere nel leggere i soliti Libero e Il Giornale, rigorosi in generale, ma libertari e libertini se si tratta dei peccati di Silviuccio. Per Feltri, Belpietro e compagnia, ma sì, in fondo noi italiani siamo tutti uguali, donnaioli, goderecci e un po’ mascalzoni e Silvio non fa altro che rappresentare l’Italia profonda. E’ strano poi, sempre secondo i giornali berlusconiani, che ex-libertini del calibro di Emma Bonino si permettano di giudicare il povero Presidente. Sulle svolte reali o presunte di Gianfranco Fini è stato detto di tutto e di più, ma se davvero l’ex-delfino di Almirante non ha più nulla a che vedere con nessun tipo di destra, i berlusconiani possono essere considerati come conservatori a giorni alterni, come conservatorucoli da strapazzo.

30 dicembre 2010
I professionisti del fango

Libero e Il Giornale fanno da molto tempo la gara a chi, fra i due quotidiani, è il più berlusconiano e il più aggressivo verso chiunque si permetta di non essere in linea con il grande Capo Silvio. Invece di portare avanti un sano giornalismo sì di centrodestra, ma anticonformista e politicamente scorretto, Libero e Il Giornale sono diventati come la Pravda di sovietica memoria. D'ora in poi Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro saranno insieme nella conduzione di Libero e tale quotidiano non potrà che divenire ancor più una voce a senso unico del berlusconismo e pure del leghismo, almeno fino a quando Bossi rimarrà fedele alleato di Silvio. In ogni caso, neppure Il Giornale cambierà molto da com'è oggi, visto che sarà diretto da Sallusti e poi trattasi di giornale di famiglia.

Dopo aver trascorso tutta l'estate a parlare della casa di Montecarlo per infangare il ribelle Gianfranco Fini, oggi la premiata ditta Feltri-Belpietro torna a bombardare il Presidente della Camera con nuovi schizzi di fango. Per quanto riguarda il finto attentato a Fini che si vorrebbe organizzare per addossarne la colpa a Berlusconi, solo Maurizio Belpietro si è esposto tramite un proprio editoriale, ma è ben difficile che il proprietario di Libero Vittorio Feltri sia in disaccordo con la sparata del Direttore Responsabile. Solo di sparata si tratta, perché Belpietro avrebbe saputo di questo complottone da non si sa bene chi. Certo, una persona con tutti i venerdì apposto, ma è troppo facile cavarsela così. E' evidente solo l'intenzione di gettare nuove ombre su Fini, considerato poi che, già che c'era, la coppia Feltri-Belpietro ha pensato bene di aggiungere anche una bella escort che avrebbe fatto sesso con il Presidente della Camera. Si possono muovere tutte le critiche politiche possibili ed immaginabili a Gianfranco Fini, soprattutto per come è stata gestita la linea di FLI negli ultimi giorni prima del voto di fiducia del 14 dicembre scorso, ma nessuna persona sana di mente può pensare che il leader di Futuro e Libertà sia addirittura disposto a farsi ferire pur di danneggiare l'odiato Silvio. E uno come Belpietro che ha la responsabilità non banale di dirigere un quotidiano e il dovere di fare informazione, dovrebbe riflettere bene prima di pubblicare certe scemate. Evidentemente una benché minima deontologia professionale non conta più e si preferisce l'uso indiscriminato del fango a qualsiasi esigenza di verità. Non importa a nessuno se poi il confronto e lo scontro politico in questo Paese scendono a livelli infimi. Proprio Il Giornale e Libero si sono sempre lamentati, anche con qualche ragione, per le campagne diffamatorie e strumentali create ad arte contro Silvio Berlusconi, ma il metodo Boffo e successivamente il metodo Fini hanno dimostrato e dimostrano che se in questo Paese da anni c'è un clima infame per niente degno di una democrazia occidentale, la colpa non è solo dei comunisti, di Repubblica o dei magistrati, ma anche di molti berlusconiani e forse dello stesso Berlusconi. Auguri di Buon Anno a tutti!

22 novembre 2010
Quel vento diverso
 

In Italia la sostanza di un sistema politico, economico e sociale che è vecchio e bisognoso di riforme radicali, non cambia mai, ma i rapporti di forza fra gli schieramenti in campo, ormai mutano da un giorno all'altro ad una velocità tale da mettere in crisi anche i migliori cronisti politici. Fino a qualche giorno fa Silvio Berlusconi sembrava fiaccato e rassegnato ad una triste conclusione della propria esperienza politica, mentre Fini, aiutato anche dall'effetto mediatico della convention di Perugia, pareva incanalarsi in un percorso nuovo grazie al quale il leader di FLI avrebbe potuto giocare un'altra partita da protagonista oltre il crollo rovinoso del berlusconismo. Oggi invece Berlusconi rimane per molti versi ancora ferito e a rischio, (le cose nel PdL vanno poco bene anche senza i finiani, Mara Carfagna lo sta dimostrando), però appare un po' meno vulnerabile di prima e Fini sembra essersi cacciato in un vicolo cieco potenzialmente pericoloso per il futuro di FLI. Purtroppo questa ultima realtà viene segnalata da diversi giornali e non solo dagli scontati Libero e Il Giornale, sempre desiderosi di affossare la credibilità del Presidente della Camera. La richiesta di dimissioni rivolta da Fini a Berlusconi in quel di Perugia e successivamente il videomessaggio finiano giudicato dai più molto moderato ed assai possibilista verso la permanenza del Cav. al Governo, fanno parlare oggi di un Fini che ha dovuto fare l'ennesima ed indecisa capriola perché costretto da fatti politici sottovalutati in maniera sconcertante. Nonostante certe interpretazioni faziose, già la proposta di dimissioni lanciata da Gianfranco Fini durante la convention di Perugia a Berlusconi, non imponeva un'uscita di scena, ma un reincarico allo stesso Premier su basi e programmi nuovi. Quindi di fatto la marcia indietro finiana non esiste perché se oggi il Presidente della Camera richiama Berlusconi all'onore e all'onere di governare, nemmeno a Perugia è stata pretesa una scomparsa definitiva di Silvio. Però da vari commentatori, più o meno obiettivi, è stato posto l'accento su una, non del tutto vera, pregiudiziale finiana circa la persona di Silvio Berlusconi. Ecco che così Fini e FLI appaiono adesso davanti a tutti in difficoltà e in contraddizione. La sensazione è che il Presidente della Camera abbia fatto il passo più lungo della gamba, confidando troppo in Casini, Rutelli e soprattutto nel Presidente della Repubblica. Ora bisogna aspettare fino al 14 dicembre e pertanto, per un periodo abbastanza lungo e pieno di incertezze. Occorre dire che se Fini e FLI sono o quantomeno sembrano già in affanno, la colpa non è tutta dei giornali, ma anche di una certa comunicazione da parte dei maggiori dirigenti di Futuro e Libertà non sempre chiara. In particolare le fughe in avanti dei cosiddetti falchi tipo Granata che parlano senza scrupoli di alleanze con il PD e pure con Vendola, certamente non aiutano il neonato partito il quale, proprio perché ancora in fasce, ha bisogno invece di una comprensibile e coerente comunicazione per non correre il rischio di doversi sfilacciare nel giro di qualche settimana.

18 ottobre 2010
Opzione Tremonti
 

Riapriamo i battenti e commentiamo l'editoriale di Vittorio Feltri comparso ieri su Il Giornale. Per riprendere a scrivere con entusiasmo dopo un periodo di vacanza, forse dovremmo dedicarci ad argomenti più interessanti rispetto a quanto viene pubblicato sul quotidiano di famiglia, ma cerchiamo di accontentarci. Se in Italia alcuni sono turbati da una sorta di ossessione negativa per la figura di Silvio Berlusconi, altri non riescono più ad essere sereni come un tempo a causa di un Gianfranco Fini ormai distinto dal berlusconismo senza se e senza ma. Sicuramente Vittorio Feltri fa parte di questi ultimi ed ora, non sapendo più cosa aggiungere al presunto scandalo di Montecarlo, inizia a parlare di trame segrete del traditore Fini. In base a quanto scritto ieri dal Direttore de Il Giornale il Presidente della Camera avrebbe un sogno, ovvero far mancare il sostegno di FLI fra qualche tempo e magari su un tema riguardante la Giustizia, provocando inevitabilmente la crisi di Governo. Secondo il cosiddetto sogno finiano il Capo dello Stato, prima di sciogliere le Camere, dovrebbe affidare un mandato esplorativo ad una personalità autorevole del centrodestra, cioè della coalizione che ha vinto le ultime Politiche. Fini vorrebbe, così dice Feltri, che quella personalità fosse Giulio Tremonti. In tal modo l'attuale maggioranza rimarrebbe più o meno la stessa, non si potrebbe parlare di ribaltoni o schiaffi alla volontà popolare, Futuro e Libertà avrebbe il tempo necessario per radicarsi come partito nel Paese e l'ingombrante Cavaliere sarebbe messo da parte, probabilmente per sempre. E' una trama suggestiva, ma c'è un limite a tutto, anche alla fantasia di Feltri. Visto che tuttora viviamo in una Repubblica parlamentare che mai nessuno si è sforzato di modificare, nemmeno Berlusconi che pure, a parole, detesta certi riti, ovviamente Napolitano avrebbe tutto il diritto, di fronte all'eventuale caduta di questo Governo, di affidare un incarico esplorativo a Tremonti o a qualche altro esponente importante del centrodestra, così come potrebbe anche agevolare la formazione di un esecutivo tecnico e temporaneo, ma è difficile pensare che Fini sia disposto a ricorrere persino a Giulio Tremonti pur di sbarazzarsi di Berlusconi. Capiamo che Feltri voglia a tutti i costi dipingere Fini come un essere diabolico e spregiudicato, ma bisogna perlomeno usare delle trame che stiano in piedi. I rapporti fra il Presidente della Camera e il Ministro dell'Economia non sono mai stati buoni e le vicende avvenute durante il Governo Berlusconi 2001-2006 fanno ormai parte della Storia politica di questo Paese. Inoltre Giulio Tremonti rappresenta proprio quella deriva del berlusconismo che ha piano piano allontanato Fini dal Premier e ha fatto sorgere una schiera di delusi i quali oggi, non a caso, guardano con attenzione a Futuro e Libertà. Tremonti è l'uomo che ha affossato definitivamente il riformismo liberale del primo berlusconismo, il burocrate che pensa giustamente al rigore dei conti pubblici, ma non si cura della crescita economica e del bisogno di libertà delle imprese soffocate dal fisco, la cerniera che ha reso potente la Lega Nord mettendo a rischio l'unità nazionale. Già oggi Tremonti gode di un potere non indifferente ed affidargli addirittura la Presidenza del Consiglio significherebbe passare dalla padella alla brace.

6 settembre 2010
Abbastanza chiaro
 

La Festa Tricolore di Mirabello ha reso evidente l'esistenza di un popolo non proprio striminzito che rappresenta già un nuovo partito animato sia dalle radici più consolidate della destra italiana che da energie nuove. Un popolo che auspica qualcosa di diverso dal PdL berlusconiano e che forse guarda più lontano degli stessi dirigenti nazionali di Futuro e Libertà. La parte più attesa della Festa è stata senza dubbio quella dell'intervento conclusivo di Gianfranco Fini. Anche se i soliti Libero e Il Giornale si sono dati molto da fare per pubblicare fotografie con poche persone sedute qua e là e per dire che Mirabello non è la sacra Pontida bossiana piena di valori e passione, in tantissimi si sono radunati per ascoltare Fini, formando appunto quel popolo variegato di vecchi e nuovi simpatizzanti del Presidente della Camera che si aspettano un cambiamento.


Volendo dare un giudizio sintetico sul discorso di Gianfranco Fini, possiamo dire di aver ascoltato parole abbastanza chiare. Sarebbe stato meglio udire un intervento totalmente chiaro, ma tant'è. In quali passaggi la terza carica dello Stato ha accantonato la necessaria chiarezza? Intanto partiamo da dove Fini si è invece fatto capire molto bene. Il leader di FLI ha posto ulteriormente l'accento su quelle cose che peraltro ripete da tempo, in maniera comprensibile e condivisibile. Pensiamo all'idea di una democrazia nella quale la leadership non può essere confusa con la monarchia assoluta o con la presidenza di un CdA aziendale; al garantismo che non deve corrispondere ad una sorta di impunità permanente; ad una politica economica che non guardi solo alla tenuta dei conti pubblici, ma punti anche alla crescita; ad una politica estera occidentale che non si genufletta ai tiranni; ad un federalismo italiano ed infine ad un centrodestra non narcotizzato dalla Lega. Oltre a ciò Fini ha auspicato saggiamente una nuova legge elettorale che superi l'odioso Porcellum fatto di Capi e nominati e il quoziente familiare che pure era previsto dal programma di Governo del PdL. Ma soprattutto l'appuntamento di Mirabello ha generato aspettative e curiosità sulla nascita o meno di un partito distinto dal PdL, come conseguenza naturale dopo la costituzione dei gruppi parlamentari di Futuro e Libertà. Ebbene, su questo aspetto fondamentale Fini è stato chiaro sino ad un certo punto. Ha parlato senza contorcimenti di un PdL che non esiste più così com'era stato concepito attraverso la fusione FI-AN e di un rientro impossibile in un soggetto ormai evaporato, garantendo comunque l'impegno per un nuovo patto di legislatura e quindi di Governo. Sembrerebbe che si voglia fare ciò che è stato consigliato da numerosi amici di Fini e non, ovvero creare una destra distinta, libera e liberale che vada poi a ridiscutere un accordo di Governo con Berlusconi e la Lega, al fine di scongiurare una deriva irresponsabile verso elezioni anticipate. Però a Mirabello non sono stati indicati tempi e metodi per la costruzione di una vera forza politica. Sembra che vi sia ancora incertezza su diversi nodi da sciogliere, tanto dalle parti di Silvio che da quelle di Gianfranco, ma nessuno può permettersi di vivere nel limbo. Il Paese ha bisogno di scelte e più aspetta, più diventa difficile per qualsiasi leader riprendere il filo del discorso con sufficiente credibilità.

16 agosto 2010
Silvio rifletta
 

In questa estate 2010 la politica italiana non riesce proprio ad andare in vacanza, a staccare definitivamente la spina per un po' e in effetti ciò non deve stupire, visto e considerato quanto sta succedendo all'interno della maggioranza di Governo. A creare ulteriore dibattito hanno contribuito gli interventi durante la settimana scorsa del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e della fondazione Italia Futura che fa riferimento a Luca Cordero di Montezemolo.


Partiamo dalle parole del Capo dello Stato. Napolitano è stato molto chiaro su due cose: le elezioni anticipate e gli attacchi di Libero e de Il Giornale al Presidente della Camera Gianfranco Fini. Circa il ricorso alle urne che viene sventolato per impaurire i finiani ed altri, un giorno dal Premier, un altro giorno da Bossi e sempre da tutti i berlusconiani più invasati, il Presidente ha fatto capire che andare a votare ora sarebbe un disastro per il Paese in generale e che l'ipotesi di elezioni anticipate non può essere usata come una minaccia e per soddisfare la voglia di resa dei conti di qualcuno peraltro non titolato a decidere sullo scioglimento o meno delle Camere. Napolitano ha rappresentato il sentimento di quegli italiani che si aspettano che questo Governo si ricomponga grazie al senso di responsabilità di un Premier il quale, se vuole dimostrare di essere un leader occidentale e non un capopopolo che vuole solo pretoriani attorno a sé e punisce i cosiddetti traditori, dovrebbe lavorare per superare i dissidi con un nuovo inizio. Quegli italiani che in ogni caso non hanno alcuna intenzione di tornare a votare dopo soli due anni e di assistere ad un Paese che rimarrebbe in sospeso per qualche mese in un clima economico-sociale, europeo ed internazionale, non ancora sereno. Il riferimento poi alla campagna diffamatoria nei confronti di Fini, inaugurata da Feltri e Belpietro, è stato quantomai opportuno. I garantisti solo con Silvio, non stanno facendo del buon giornalismo d'assalto, ma portano avanti un qualcosa ingigantito ad arte per conto di qualcuno, al fine di tentare di demolire l'immagine di colui che si è permesso di contraddire il Capo. La natura strumentale è più che evidente e che si parli di “Trattamento Boffo” oppure di olio di ricino, cambia poco. Sono giunti a pedinare Fini e la sua compagna Elisabetta Tulliani in ogni loro spostamento ed hanno scavato nella vita privata della terza carica dello Stato, anche per ridicolizzare la coppia. Lui accecato dall'amore e completamente influenzato dalla sua dolce ed avvenente metà, lei una donnetta arrivista. Ora sappiamo che tipo di mobili preferiscono Gianfranco ed Elisabetta, dove vanno ad acquistarli e con quale auto. Questi comportamenti che massacrano la deontologia professionale del giornalismo provocano senza dubbio amarezza, ma per diversi aspetti Fini può sorridere perchè anzitutto tale accanimento rende poco credibili soprattutto i due quotidiani berlusconiani che ormai sono fogli militanti che non danno più quasi nessuna notizia seria, essendo occupati perlopiù a parlare del Presidente della Camera. Scrivono solo circa Fini e la cosiddetta casa di Montecarlo, fra l'altro esibendo prove e testimonianze che francamente dimostrano poco. Bisogna dire che in molte occasioni Vittorio Feltri ha capito di avere esagerato ed ha avuto la dignità di scusarsi. Probabilmente accadrà la stessa cosa con Gianfranco Fini.


Anche quanto è stato pubblicato sul sito di Italia Futura, la fondazione di Montezemolo, ha fatto discutere e ciò perchè quell'intervento era pieno di verità alquanto difficili da contestare, piaccia o meno. Oltre a respingere le elezioni anticipate per gli stessi motivi che hanno portato alle esternazioni del Capo dello Stato e a sollecitare Berlusconi, Bossi e Fini ad accordarsi subito per evitare un collasso generale, Italia Futura ha parlato dell'era del Cavaliere come di una stagione improduttiva e deludente. Luca Luca potrà pure stare antipatico a taluni, ma se si guarda alla realtà dei sedici anni berlusconiani non si può non notare tante promesse roboanti e davvero pochi fatti concreti. L'Italia ha le stesse debolezze di vent'anni fa e la Costituzione è la medesima da sessant'anni. Quella Costituzione vecchia della quale Berlusconi per primo e a ragione si lamenta spesso, ma per rimanere nella Storia come grandi leader riformatori e del fare non basta lamentarsi e parlare come si fosse all'opposizione e non è sufficiente neppure addossare tutte le colpe ai cosiddetti traditori di turno, (Casini, Follini, Fini o anche il Bossi del '94). Al contrario bisogna andare avanti come carri armati, dialogando alla pari con tutti gli alleati senza privilegiare una componente a scapito dell'altra, senza il divide et impera. Occasioni di maggioranze vaste e coese per riformare l'Italia, Silvio Berlusconi ne ha avute parecchie, ma siamo ancora qui a discutere su come chiudere la transizione infinita dalla Prima Repubblica.

sfoglia
  
Rubriche
Link
Cerca
Feed
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.
Curiosità
blog letto 1 volte