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11 marzo 2013
FINIto davvero
 

Ciò che è uscito dalle elezioni politiche continua a non permettere la formazione di un Governo anche solo minimamente capace di sopravvivere per qualche mese. Lo stallo è dovuto inoltre alla cecità politica se non di tutto il PD, perlomeno di Bersani e di quelli più vicini al Segretario piddino. Continuano ad inseguire Grillo e il suo circo, venendo peraltro sistematicamente respinti, invece di ascoltare non tanto Berlusconi, ma il loro caro Giorgio Napolitano per un Governo riformatore a tempo, sostenuto da un'ampia fetta del Parlamento. Così, visto che l'Italia non riesce a levarsi dalle sabbie mobili, raccontiamo ancora qualcosa circa l'esito delle Politiche 2013. Avevamo promesso di parlare della completa disfatta di Gianfranco Fini. Vogliamo dedicare un post a Fini, non per compiacerci della sua scomparsa a livello politico, ma, al contrario, perché questo blog in un certo periodo, sognando una destra liberale, ha nutrito speranza e fiducia nelle capacità dell'ex-Presidente della Camera e poi, come sappiamo tutti, è andata a finire nel peggiore dei modi. Dalla ribellione ufficiale di Fini, da quel famoso "Che fai, mi cacci?", i berlusconiani più accaniti hanno sempre condotto una campagna negativa di attacchi e sfottò nei confronti dell'ex-delfino di Almirante, ma adesso quella che era l'opinione di una fazione è diventata una triste realtà: Gianfranco Fini ha commesso nella propria vita politica talmente tanti errori da non potersi permettere ora di individuare degli alibi credibili, nemmeno nella persona di Silvio Berlusconi e in questo momento è FINIto davvero. Da Presidente della Camera ad extraparlamentare! Una caduta più che rovinosa, non c'è che dire. Certo, si può fare politica anche fuori dal Parlamento e personaggi come Storace e Pannella l'hanno pure dimostrato, ma per farsi sentire in politica senza seggi alla Camera o al Senato occorre avere delle idee forti, magari poche, ma chiare. Invece Fini non ha mai dato prova, purtroppo, di possedere solidi convincimenti. Né ai tempi del MSI, né con Berlusconi e nemmeno con Casini e Monti. Dotato da sempre di una buona capacità oratoria che per molti anni ha funzionato, ma oltre alla favella, ben poco. I vecchi del MSI dicevano dell'allora giovane Segretario della Fiamma: "Non sa cosa dice, ma lo dice benissimo". Un vuoto ben incartato! In effetti questa sua scarsità di idee e la poca umiltà hanno prodotto più danni che benefici. Ha avuto la grande fortuna di ricevere autorevoli spinte prima da Giorgio Almirante e dopo da Silvio Berlusconi, ma quando si è trovato a dover combattere da solo o quasi, i nodi della sua intrinseca debolezza sono venuti al pettine. Fiuggi fu un'operazione eccellente, ma Alleanza Nazionale non giunse mai a rappresentare la vera destra occidentale e a causa principalmente dei tentennamenti finiani. Poi il balletto penoso dell'ingresso nel PdL. Infine un sussulto di dignità, inizialmente apprezzato da chi scrive, di un leader, speravamo, ormai consapevole di tanti sbagli e però allo stesso tempo convintosi del bisogno, anche in Italia, di un'autentica destra conservatrice, liberale, non populista. Tuttavia Fini ha pensato che formulare una nuova idea di destra liberale equivalesse al politicamente corretto e soprattutto ad andare nella terra di nessuno. L'ultimo grave errore è stato proprio quello di avversare il berlusconismo diventando però irriconoscibili. Si poteva dar fastidio al PdL-Lega mantenendo un linguaggio di destra e senza abbracciare tematiche estranee all'elettorato moderato. Quindi, per concludere, Gianfranco Fini si è meritato questo pensionamento anticipato, sicuramente indigesto, seppur dorato. Le elezioni hanno generato una situazione disastrosa per la stabilità politica ed economica del Paese, ma, visto che non tutto il male viene per nuocere, almeno Fini è stato giustamente punito e un partito nuovo come Fratelli d'Italia, dopo un mese di vita, ha conquistato una percentuale piccola la quale però fa ben sperare e costituisce una buona base di partenza. Certo, speriamo con tutto il cuore che i vertici di FdI non ripetano le gesta di alcuni "grandi" leader, un tempo riveriti e senza dubbio valutati più del dovuto.

28 novembre 2012
Coraggio Prof!
 

Mario Monti viene visto come un moderato ed un liberale attento ai valori rappresentati dalle principali democrazie occidentali. In effetti il Professore è da sempre vicino ad un'impostazione liberaldemocratica che in condizioni normali sarebbe più alternativa che contigua alle varie sinistre stataliste ed anche a quei centrismi lib-lab. Però il Prof. Monti è stato chiamato a guidare l'Italia in una fase di estrema emergenza economica e politica, attraverso un Governo tecnico sostenuto da una maggioranza variegata, quindi finora si è dovuto barcamenare, dimenticando il liberalismo e tenendo presente di avere a che fare con un Paese ingessato e rovinato da vent'anni di mancate riforme. Un Paese che fatica a recepire i cambiamenti. Il Premier, parliamone con franchezza, si è trovato a dover lavorare con dei Ministri che non sempre si sono rivelati brillanti. Detto questo, pur essendo divenuta la nostra, una Nazione difficile da governare, Mario Monti si è dimostrato fino ad oggi poco coraggioso in diverse circostanze ed invece avrebbe dovuto osare di più. Il risultato di talune timidezze è evidente a tutti: troppo rigore e terrorismo fiscale, alla fine persino controproducenti per i conti pubblici e nessun sviluppo economico. Spiace tutto ciò, anche perché Monti ha idee e visioni mica da buttare ed ogni tanto le esterna pure, salvo poi correggersi subito dopo. Ha dato prova di lungimiranza nel segnalare l'insostenibilità, in una prospettiva futura, del Servizio Sanitario Nazionale. Si è sollevata immediatamente la CGIL e ciò significa che il Premier ha ragione. Se si arriva ad infastidire i tromboni e le trombette del mantenimento cieco dello status-quo, vuole dire che si è nel giusto. Del resto, nessuno si illuda, la spesa sociale in Italia così com'è ora, non può perpetuarsi in eterno e le alternative sono solo due: o si è capaci di far funzionare uno Stato sociale alla nordeuropea, razionalizzando comunque i costi, oppure è meglio pensare a forme diverse e perciò ad uno Stato leggero all'americana che poi non è affatto quel mostro cinico che gli statalisti de noantri descrivono. Se davvero andremo incontro ad un Monti-bis, ci auguriamo fin d'ora che il Professore acquisti nel tempo maggiore coraggio e più consapevolezza delle proprie idee di partenza.

5 giugno 2012
Il grigio PdL
 

Forza Italia era, per le menti raffinate della sinistra, il partito di plastica, ma FI è stato il primo e l’ultimo soggetto politico berlusconiano animato da una certa identità. Sì perché Forza Italia tentava di coniugare popolarismo europeo e liberalismo in maniera piuttosto comprensibile, sulla falsariga dell’azione politica di diversi raggruppamenti conservatori del Vecchio Continente e con un occhio rivolto verso gli USA. Poi con il tempo determinati contenuti sono stati annacquati e soprattutto è sparito il liberalismo, fino ad arrivare alla nascita del PdL, un carrozzone fondato soltanto sul carisma e sugli alti e bassi di un uomo solo, cioè Silvio Berlusconi. Se per diversi periodi è stato possibile convincere gli italiani pur senza disporre di grandi idee, oggi il partito del leader, del “ghe pensi mi”, sta addirittura diventando un ostacolo, un impaccio per non pochi pidiellini. Intanto il leader non gode più di quella forza carismatica del passato e poi servono delle posizioni chiare da sottoporre ad un Paese stremato dalla crisi e dalle torture fiscali del Governo tecnico. Invece assistiamo al balletto delle parole critiche circa le politiche montiane che però non diventano quasi mai fatti. La proposta del semipresidenzialismo alla francese e le provocazioni sull’Euro sono apparse perlopiù come uscite buttate lì, tanto per vedere l’effetto che fa. Continuano a mancare un disegno organico di riforma del Paese e un’identità del PdL, senza la quale questo partito farà molta fatica a gestire il dopo-Berlusconi che prima o poi giungerà in maniera definitiva. La classe dirigente del Popolo della Libertà non sopporta granché le critiche e si infastidisce persino con quei giornali più che amici come Libero e Il Giornale, ma si sta rendendo conto dei limiti del partito nato dal predellino. Infatti vi è agitazione all’interno del PdL. Si vuole tentare un rilancio dopo il bagno di sangue delle ultime Amministrative, ma le idee rimangono poche e confuse. Anche i giovani provano ad impegnarsi di più. Se Bersani ha a che fare con i rottamatori, Alfano deve affrontare i formattatori e coloro i quali intendono ripartire da zero. L’interesse giovanile per la politica e il futuro dei partiti è lodevole, però bisogna dire con chiarezza per quale tipo d’identità e di nuovo centrodestra si vuole lottare. Alle posizioni fumose, alle contraddizioni e all’arrivismo, ci pensano già i vecchi.

5 marzo 2012
Le idee più che il nome
 

Il PdL non sta vivendo un momento facile. Il Governo tecnico ha reso un po’ marginali tutti i partiti e per primo, proprio quel PdL che fino a pochi mesi fa era il principale azionista della maggioranza di centrodestra eletta a Palazzo Chigi. Inoltre il consenso elettorale del quale disponeva il Popolo della Libertà, sembra essersi ridotto notevolmente e alcuni sondaggi relativi alle prossime Amministrative non promettono nulla di buono. E così il partito nato sul predellino, dovendo rimanere schiacciato sulle scelte o non-scelte di Monti per diverse ragioni, per dimostrare al mondo e pure a sé stesso di essere ancora una forza vitale capace altresì di andare oltre alla quasi uscita di scena di Berlusconi, sta celebrando molti congressi locali, provinciali e cittadini. All’assise cittadina di Milano ha partecipato il Cavaliere in persona. L’ex-Premier è intervenuto ed è sulle parole pronunciate da Silvio Berlusconi che vogliamo fare alcune considerazioni. Era sembrato giorni fa che il Cav. avesse espresso un parere non proprio lusinghiero sul Segretario pidiellino Angelino Alfano. A Milano Berlusconi ha smentito categoricamente ogni illazione più o meno fondata, rilanciando il proprio appoggio, pieno e incondizionato, all’amico Angelino, il migliore di tutti. Non sappiamo quale sia poi il vero pensiero di Silvio sulle doti di Alfano, ma senza dubbio sarebbe autolesionismo puro iniziare già adesso a delegittimare un Segretario nominato da poco tempo e per giunta in una fase infelice come questa. Berlusconi ha sostanzialmente detto che partito e Segretario devono rimanere immutati, mentre bisogna cambiare il nome. Basta con la sigla “PdL” che non commuove! Ribadiamo, dimissionare ora Angelino Alfano sarebbe folle e distruttivo, inoltre sono finiti i tempi del Berlusconi trascinatore e degli annunci messianici, però il PdL ha dei problemi ben più urgenti e seri rispetto alla questione della denominazione. Dice bene il Cav.: non servono nuovi partiti e, peraltro improbabili, nuovi predellini. Ma quello che c’è deve essere riempito di idee e contenuti, di sintesi fra le varie anime mai unitesi veramente fra loro. Il nome è l’ultimo dei problemi. Il PdL presenta dei limiti evidenti fin dalla nascita. E’ nato male e forse morirà anche peggio. Ricordiamo tutti il balletto di Fini che prima non voleva, ma poi decise di sciogliere AN nel partitone con Forza Italia. Quindi la seconda componente più importante del costituendo partito unitario di centrodestra era poco convinta già all’inizio dell’avventura ed infatti poi abbiamo visto i risultati: scissione di FLI, smarrimento totale per gli elettori e paralisi dell’azione di Governo. Mai nessuno, né Berlusconi e né tantomeno Fini, si è preoccupato di lavorare per una sintesi popolare, liberale e nazionale, sulla falsariga di quanto riuscì a fare Aznar in Spagna con un partito venuto dal franchismo. L’unica idea del PdL è stata sempre e solo quella di muoversi dietro agli alti e bassi di Berlusconi, poi Fini ha rotto il giocattolo pur senza sapere o volere costruire dopo una valida alternativa. Se ancora oggi si parla di ex-FI ed ex-AN significa che parecchie cose non hanno funzionato e nome ed acronimi c’entrano davvero poco.

7 aprile 2011
Emergenza PNF
 

Eravamo già abituati ad una politica spesso dedita alle cose futili che però fanno rumore ed invece distratta circa i temi più urgenti, ma i Senatori del PdL che, insieme ad un loro collega di FLI, hanno presentato il disegno di legge per abrogare la XII norma transitoria e finale della Costituzione sul disciolto partito fascista, sono riusciti ugualmente a stupirci. Il momento è pieno di emergenze come la crisi libica e i continui sbarchi di immigrati sulle coste italiane, senza contare poi quei problemi un po’ più stagionati di natura politica ed economica dei quali l’Italia soffre da anni. E su cosa si impegnano invece alcuni nostri rappresentanti in Parlamento? Sul Partito Nazionale Fascista! Ciò non è scandaloso come dicono i soloni dell’immobilismo cattocomunista italico, ma perfettamente inutile in questa fase dove ben altre riforme, anche costituzionali, dovrebbero essere fatte con una certa celerità. Dopo sessant’anni dalla caduta del fascismo se anche ci fosse ancora qualcuno desideroso di costruirsi un partito dichiaratamente fascista, beh, non metterebbe in pericolo nessuno degli attuali equilibri democratici. Una democrazia, quando è solida, non ha paura delle idee, nemmeno di quelle peggiori. Negli USA, per esempio, se si vuole, si può anche fondare un partito nazista, ma quella americana è una democrazia che non ha mai sbandato verso ideologie antidemocratiche e totalitarie. Però nell’Italia di oggi che arranca economicamente e non ha ancora trovato una sua stabilità politica, sarebbe meglio dividersi e litigare su altri temi un po’ più attuali ed utili. Sarebbe anche una buona cosa non dare fiato a chi non ne ha più, ovvero ai tromboni e alle trombette della vecchia, sacra ed immutabile Costituzione.

30 giugno 2010
Partito Defunto
 

In quelle democrazie occidentali dove i meccanismi della politica funzionano un po' meglio rispetto alle logiche quotidiane alle quali siamo costretti ad assistere in Italia, quando il partito o una coalizione di partiti al Governo inizia a deludere ampi strati della società, chi si trova all'opposizione subito se ne avvantaggia. Pensiamo solo alla più grande democrazia del mondo, gli USA. Quando Obama vinse, il Partito Repubblicano era a terra in termini di idee e leadership. Dal momento in cui il Presidente in carica ha iniziato a svelare i propri limiti, l'opposizione repubblicana è tornata a vincere in alcune piccole, ma importanti competizioni elettorali e sembra pronta ad aggiudicarsi le prossime elezioni di medio termine. In Italia invece non sta succedendo nulla di tutto questo. Berlusconi potrà occupare la scena politica ancora per altri dieci anni, ma è un fatto che il berlusconismo come motore essenziale per le riforme, istituzionali ed economiche, abbia fallito da tempo. Inoltre questo Governo, pur salito alla guida del Paese con una maggioranza più che ampia, si dimostra sempre in ostaggio di liti e divisioni assai marcate ed ultimamente poi, non ne indovina una; pensiamo solo all'errore più recente, la vicenda Brancher. Se questo esecutivo dovesse concludere male la propria esistenza e prima dello scadere naturale della legislatura, ciò accadrebbe esclusivamente per mano della stessa maggioranza, anche perchè l'opposizione parlamentare si rivela sempre più ininfluente e in particolare il maggior partito della minoranza, il PD. Fosse solo per i Democrats de noantri, Silvio potrebbe rimanere tutto l'anno ad Antigua o alle Bermuda e limitarsi ogni tanto a fare qualche telefonatina in Italia. L'UDC e l'Italia dei Valori, sebbene non abbiano una forza parlamentare capace di ribaltare il Paese, riescono a suscitare un certo interesse, almeno all'interno del panorama politico. La prima è l'opposizione moderata per eccellenza che potrebbe pure tornare un giorno nel centrodestra e la seconda rappresenta l'alternativa radicale al berlusconismo che mantiene una sua identità. Il PD invece? Si trova ancora in Italia? Questa sigla continua ad essere quella del Partito Democratico o piuttosto quella del Partito Defunto? Il PD, nonostante sia ancora tutto sommato un soggetto di grandi dimensioni, non incide in Parlamento e non mobilita nessuno nel Paese in contrasto agli errori del Governo che pure sono palesi. Se il PD prova a fare il moderato nessuno lo considera, nemmeno i telegiornali, se alza le barricate fa solo la figura di un grosso partito senza idee che si trova costretto ad inseguire forze più piccole come l'IdV. Sembrava che la Segreteria Bersani, dopo mille cambi di leadership, dovesse impostare un cammino comprensibile, ma il declino, l'assenza di una visione politica per il futuro, la povertà di idee alternative al berlusconismo, rimangono e peggiorano. Tutto questo perchè, nell'eterna lotta fra veltroniani e d'alemiani, il PD non ha mai abbracciato seriamente né l'idea di una sinistra liberal all'americana e nemmeno un'ipotesi socialdemocratica di stampo europeo. Un partito come quello guidato da Bersani dovrebbe opporsi a Berlusconi sulle riforme ch'egli non fa o sui pasticci che invece fa, senza baloccarsi fra un moderatismo immobilista di stampo democristiano e un giustizialismo che fomenta l'odio nei confronti dell'uomo Berlusconi e non la giusta critica verso il politico Berlusconi che non mantiene le promesse elettorali. Se Silvio, come dice bene Pera, non è Reagan o la Thatcher, nel centrosinistra non è mai emerso un Tony Blair. Ci sono blog, fra i quali questo, magari non organici al PdL, ma comunque appartenenti all'area di centrodestra, che impiegano molto del loro spazio più per criticare Berlusconi che per sottolineare gli errori del PD, ma il problema è che circa il Partito Defunto vi è sempre poco da dire.

3 settembre 2009
Felici, nella discarica
 

Quando l'approdo di Vittorio Feltri a Il Giornale era ancora solo una voce che girava, già si ipotizzava una nuova linea editoriale del quotidiano decisamente più aggressiva e impegnata soprattutto a fronteggiare, con gli stessi mezzi, tutte quelle penne militanti del Gruppo Repubblica-Espresso e non solo, che da mesi passano al setaccio la vita privata di Silvio Berlusconi. Con le rivelazioni sul Direttore dell'Avvenire Boffo, le ipotesi che circolavano sul nuovo Giornale feltriano, sono state ampiamente confermate.


Vittorio Feltri non ha mai nascosto di essere un giornalista di parte, ma la sua è sempre stata una faziosità nobile, dichiarata alla luce del sole e non priva comunque di uno spirito critico, indipendente e anche anarcoide. Pertanto si può credere facilmente al fatto che a Il Giornale abbiano agito da soli e senza alcun input da parte di Berlusconi per quanto riguarda il caso Boffo. Alla fine poi importa poco se dietro allo scoop su Boffo ci sia soltanto l'indipendenza di Feltri oppure anche la lunga mano del Presidente del Consiglio. Ciò che deve far riflettere è il livello sempre più scadente dello scontro politico in questo Paese. E' pur vero che il gioco del lancio della spazzatura non è stato iniziato da Feltri e che spesso a brigante si risponde con un brigante e mezzo, ma visto che viviamo in un Paese che non sta meglio degli altri indipendentemente da ciò che continua a dire Giulio Tremonti, ma anzi necessita di una lunga serie di riforme politiche ed economiche, sarebbe bene che si litigasse su idee e programmi e non si contribuisse a peggiorare ancor più la qualità del dibattito pubblico e politico solo perchè gli altri fanno già così. A volte i principali protagonisti dell'Italia di oggi ricordano quei bambini, magari di certe zone disgraziate dell'Africa, che giocano su cumuli di rifiuti, eppure sono felici perchè, poverini, non hanno mai visto altro e pensano che ciò che li circonda sia del tutto normale.

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