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26 novembre 2013
I pasticci di Obama
 

Il Datagate è parso come un grosso macigno piovuto sull'Amministrazione Obama, ma il sedicente scandalo dell'America spiona ha rappresentato e rappresenta una bazzecola rispetto a ben altre questioni o pasticci combinati che infatti stanno minando molto di più la popolarità e la credibilità di Barack Obama, all'interno e all'esterno degli Stati Uniti. Negli USA la riforma sanitaria tanto voluta dal Presidente, chiamata comunemente Obamacare, si è rivelata più che fallimentare. Già accolta con freddezza dagli americani che da sempre preferiscono scegliersi da soli e in libertà il modo con cui essere assistiti, non solo non ha esteso l'assistenza sanitaria ad un numero maggiore di americani, come prometteva Obama, ma ha addirittura privato della copertura chi già aveva un'assicurazione e probabilmente viveva bene così. Una riforma talmente fatta male da non corrispondere più alla cultura liberale tipica degli States, senza nemmeno assomigliare al modello europeo di sanità pubblica.

Fuori dai confini americani l'Amministrazione Obama si è spesa invece nell'accordo di Ginevra fra il gruppo 5+1 e l'Iran, riguardante il tema delle ambizioni nucleari di Teheran. Obama ed altri parlano di accordo storico, mentre Israele pensa perlopiù ad un errore altrettanto storico. Anche l'Arabia Saudita non è per nulla entusiasta del compromesso raggiunto a Ginevra. L'Iran rappresenta da molto tempo un fattore di instabilità e pericolo per il mondo e negli ultimi anni vi è stata una vera e propria escalation con feroci e periodiche dichiarazioni contro Israele e il controverso programma nucleare. Di fatto un'opzione militare mirata a colpire gli impianti iraniani dove viene arricchito l'uranio, non è mai stata esclusa, in primis da Gerusalemme, ma anche da Washington, perlomeno fino ad oggi. Certo, se si riesce ad impedire all'Iran di farsi la bomba atomica, più con gli accordi internazionali e la diplomazia che con i raid aerei, ne siamo tutti felici, tuttavia se non è opportuno fare il processo alle intenzioni e bocciare già totalmente l'accordo di Ginevra, non è nemmeno corretto gioire e parlare di momenti storici. Barack Obama finora ha ottenuto anche alcuni successi planetari come, tanto per fare un esempio non banale, l'eliminazione di Osama Bin Laden, però è stato capace di creare pure diversi pastrocchi, allontanando dall'America alleati preziosi e leali. Intanto non c'è chiarezza sui limiti da imporre all'Iran per l'arricchimento dell'uranio e Teheran ha sempre fatto volutamente una certa confusione fra nucleare civile e nucleare sfruttato a fini militari. Le certezze che gli ayatollah iraniani offrono non sono poi molte e Israele giustamente continua a non fidarsi così come non riesce a riporre grandi speranze nel sedicente nuovo corso di Rohani, in apparenza più moderato di Ahmadinejad, che sembra invece convincere Obama. A quanto pare, il Presidente USA avrebbe iniziato da tempo a coltivare nuove relazioni con l'Iran senza informare amici storici come Israele ed alleati affidabili come i sauditi. Un Presidente dotato di buonsenso prima eviterebbe di creare malumori fra gli amici di sempre e i partner più corretti, dopo farebbe il possibile con tutti gli altri. Israele, informato a cose fatte, si è ovviamente irritato e Barack Obama ha telefonato a Benyamin Netanyahu per rincuorarlo, ma non sarebbe stato meglio alzare la cornetta del telefono prima dell'accordo di Ginevra?

21 ottobre 2013
Mario un po' meno Super
 

E così l'avventura di Scelta Civica, già partita male e poi non premiata dagli elettori, finisce ancora peggio. Mario Monti esce dalla formazione creata appositamente per lui perché molti parlamentari di SC, soprattutto Senatori, gli sarebbero ostili. Monti si è sentito isolato all'interno del suo stesso partito e tale isolamento sarebbe stato fomentato progressivamente nel tempo dal Ministro Mario Mauro e da Pierferdinando Casini. Supermario non è più così tanto Super almeno per Casini, Mauro e diversi parlamentari centristi. Già subito dopo le elezioni politiche e il risultato deludente di Scelta Civica, iniziarono le prime scaramucce fra i montiani più legati al Prof e l'UDC; dissapori poi proseguiti in maniera più o meno strisciante fino ad oggi. Ma adesso siamo agli stracci che volano pubblicamente fra Casini e Mauro da una parte e l'ex-Premier dall'altra. Mario Monti ha sbattuto la porta e a quanto pare senza ricevere molta solidarietà da parte dei gruppi SC alla Camera e al Senato. Anzi, in particolare a Palazzo Madama i montiani doc sono divenuti una minoranza e i più seguono Mauro e Casini. Già si parla di un nuovo gruppo al Senato ispirato al PPE e quindi l'esperienza di Scelta Civica è davvero vicina alla conclusione. Monti accusa il leader dell'UDC e il Ministro della Difesa di collaborazionismo con il PdL, ma tutti questi movimenti al Centro più saranno propedeutici alla creazione in un'ottica bipolare di una grande alternativa popolare e liberale alle sinistre e più avranno successo e diventeranno utili al Paese, con o senza Berlusconi. Il futuro del Cav è incerto e al momento è davvero difficile fare delle previsioni perché è ancora possibile che l'inesauribile tenacia di Silvio riservi delle sorprese, ma è altrettanto realistico un quadro in cui Berlusconi si ritrovi bloccato dalle ormai note grane giudiziarie. Qualsiasi cosa succeda, i moderati già da ora devono iniziare ad attrezzarsi e a prepararsi per quando le larghe intese non saranno più necessarie e probabilmente si tornerà ad un confronto bipolare. Chi vota i partiti di centro vuole chiarezza e non inciuci a sinistra o dove conviene di più, pur non sopportando, certo, gli eccessi di falchi e pitonesse, quindi ai leader centristi consigliamo il linguaggio limpido dell'alternativa popolare e liberale ad ogni tipo di sinistra; linguaggio usato proprio da molte forze politiche europee aderenti al PPE. Ciò non obbliga affatto a diventare pasdaran berlusconiani o a rifiutare a priori soluzioni come le larghe intese. PPE e PSE a volte collaborano, quando serve o è inevitabile, ma non vi sono dubbi sul fatto che questi due grandi partiti europei stiano rispettivamente in campi diversi e alternativi. Ecco, popolari e socialisti possono anche governare insieme se una situazione temporanea lo richiede, come sta accadendo nuovamente in Germania fra CDU e SPD, ma deve rimanere chiaro che i popolari comunque occupano, rispetto ai socialisti, una parte diversa dell'arco politico. Caro Monti, Scelta Civica non è stata compresa dagli italiani, Casini ha subìto un forte ridimensionamento e Fini è scomparso proprio perché è mancata tale chiarezza.

27 gennaio 2012
Mai più!
 

Anche durante questo 27 gennaio 2012 ci fermiamo un momento per celebrare la Giornata della Memoria e ricordare l’orrore della Shoah. E come negli anni precedenti, anche in questo dobbiamo tenere vivo il ricordo affinché un simile abominio non si ripeta mai più e stimolare all’attenzione verso vari fenomeni di antisemitismo, intolleranza e odio nei confronti di Israele, che in Italia, in Europa e in minima parte persino negli USA, tardano a morire e possono ancora produrre effetti nefasti. Tutto questo, oltre all’obbligo di non sottovalutare mai regimi come quello iraniano e vari gruppi terroristici tipo Hamas o Hezbollah che perseguono come obiettivo la distruzione completa dello Stato ebraico, quindi una sorta di “pulizia” non troppo differente da quella messa in pratica da Adolf Hitler. In Italia abbiamo concluso il 2011 con una lista nera di ebrei inserita sul web da parte di un gruppo neonazista e un Professore di liceo incitava a negare l’Olocausto. In Europa mietono consensi dei partiti di estrema destra che se da un lato mettono in discussione anche giustamente quel carrozzone chiamato UE, dall’altro fanno leva sui nazionalismi peggiori del Vecchio Continente.  Anche negli Stati Uniti qualcosa di negativo c’è. Uno dei candidati repubblicani in corsa per le Primarie, tale Ron Paul, purtroppo sostenuto in particolare da diversi giovani, vede gli ebrei dietro ad ogni aspetto negativo degli USA e del mondo, pertanto demonizza un intero popolo proprio come facevano i nazisti e la Storia insegna che queste criminalizzazioni generalizzate, sebbene incomincino sempre con le parole, non possano che provocare fatti tragici. Teniamo gli occhi bene aperti!

25 febbraio 2011
E la destra liberale?
 

Tornando un attimo fra le polemiche di casa nostra, notiamo la prosecuzione dello scontro Berlusconi-Fini che va avanti pur in un quadro di rapporti di forza che cambia continuamente, purtroppo quasi sempre a vantaggio del Premier. Berlusconi mantiene sì il nervo scoperto delle inchieste giudiziarie relative al bunga-bunga e ad altro, insieme ai grattacapi che sono giunti improvvisamente sul fronte della politica estera, ma Gianfranco Fini ha battezzato un partito che solo pochi giorni dopo dalla sua Assemblea Costituente ha perso il gruppo parlamentare al Senato ed ha subìto un numero considerevole di addii che forse potrebbe allargarsi ancora. Alcuni esponenti di FLI hanno reagito in maniera combattiva agli abbandoni, dicendo che Futuro e Libertà è un partito davvero nuovo che nasce grazie alla forza della base militante e non ha bisogno dei vecchi arnesi della politica che si fanno comprare e balzano da un gruppo parlamentare all’altro con estrema facilità. La politica italiana è certamente piena di vecchi trasformisti, nani e ballerine e l’odore dei soldi è quello che continua a piacere di più, però Fini e i suoi farebbero bene a riflettere anche su un’altra cosa, ovvero sui tanti errori che hanno platealmente commesso finora e con i quali Berlusconi e i suoi soldi non hanno nulla a che vedere. Visto lo scontro profondo Berlusconi-Fini che ha anticipato la nascita di FLI, proprio per creare un qualcosa di nuovo e di utile per il Paese che non fosse solo basato sull’astio personale, i cosiddetti finiani avrebbero dovuto impegnarsi per riempire di contenuti ed identità una moderna casa politica distinta dal berlusconismo e dal leghismo. Magari colmando il vuoto lasciato proprio dal Berlusconi tremontiano, bossiano, putiniano e quindi traditore di quella Rivoluzione liberale promessa nel lontano 1994. Invece basta leggere il sito internet di Generazione Italia per rendersi conto di come non sia stata promossa alcuna sintesi ideale. Ognuno tira per la giacchetta FLI in base alle proprie idee personali che già aveva prima. Per alcuni Futuro e Libertà è la destra sociale del vecchio MSI che rinasce, per altri è destra liberale e per altri ancora, è sia liberale che sociale. Sfidiamo a trovare qualcuno che si definisca asociale o addirittura anti-sociale, ma in Italia con il termine “sociale”, per giunta legato alla parola “destra”, ci si riferisce alla destra missina della Prima Repubblica che di liberale non aveva nulla. E allora, se davvero vogliamo uscire dal passato in questo Paese, evitiamo di equivocare con vecchie definizioni. Oggi, è così da sempre in America, ma anche per molti aspetti in Europa, la destra o è liberale o non è. Ciò non toglie, ad esempio in FLI, che debbano essere ricercate delle sintesi importanti con chi in gioventù ha fatto politica nel MSI, ma ostentare vecchi contrassegni porta solo confusione. Per esempio, i liberali storici del dopoguerra non sono mai stati capaci di coinvolgere tutti gli strati della società civile circa la necessità di modernizzare e riformare il Paese, finendo per apparire come strumento della Confindustria. Ecco, nell’arte di mobilitare e comprendere tutto il popolo, i liberali hanno da imparare da chi proviene dal MSI e da AN, ma parliamo di liberalismo popolare piuttosto, di conservatorismo compassionevole, non di destra sociale che porta direttamente al ricordo di forme di statalismo e socialismo nazionale, delle quali l’Italia non ha proprio bisogno. L’impressione però, ahinoi, è che a Fini e a Bocchino non interessi nulla di tutto ciò.

 

Quindi se Berlusconi ha tradito la Rivoluzione liberale ed è diventato ciò che è diventato, mentre il nuovo Fini fallisce ancor prima di iniziare, rimane ancor più drammatico il bisogno in Italia di una destra democratica ed autenticamente liberale, laica e non laicista, attenta alle libertà economiche, alla crescita e al benessere diffuso. Servirebbe anche una sinistra liberale perché anche quella manca in questo Paese e serve alla maturazione della democrazia, ma come blog conservatore per ora ci preoccupiamo del versante destro. Se i politici del momento sono degli incapaci o hanno altro a cui pensare, si infilino pure gruppi di persone meno note e meno legate ai professionisti della politica di oggi. Noi, sebbene un blog possa contare e muovere ben poco, continueremo ad insistere fino alla noia sul bisogno di destra liberale esistente in Italia, indipendentemente da Berlusconi e da Fini.

27 ottobre 2010
Che cavolo stai dicendo, Gianfry?
 

La famosa domanda che il piccolo Arnold, protagonista di un celebre telefilm americano degli anni Ottanta, rivolgeva spesso, cambiando il tono della voce, al fratello maggiore Willis, dovrebbe essere posta a Gianfranco Fini, ovviamente con simpatia e rispetto. Perché? Perché il Presidente della Camera, nonché leader di Futuro e Libertà per l'Italia, negli ultimi giorni ha espresso almeno due posizioni che sono parse subito in contraddizione con la natura iniziale di FLI e l'impostazione a livello ideale in economia che, quantomeno teoricamente, dovrebbe caratterizzare il costituendo partito finiano. E' vero, Futuro e Libertà è al momento un gruppo parlamentare e un'identità precisa non c'è ancora, oltre alla legalità, alla distanza dal berlusconismo e alla sacrosanta difesa dell'unità nazionale minacciata dal leghismo, ma grazie all'adesione e alla partecipazione convinta in Futuro e Libertà e Generazione Italia di molti liberali e liberisti delusi da Berlusconi come, ad esempio, l'associazione Libertiamo guidata da Benedetto Della Vedova, abbiamo immaginato un nuovo partito di Fini non più limitato, a differenza di AN, dalla vecchia cultura socialistoide proveniente dal MSI, ma mosso da una visione finalmente riformatrice e liberale in economia, al pari di tante destre normali dell'Occidente. Attorno al Fini ribelle del dito alzato si sono sì ritrovati gli arrabbiati i quali seguono più i toni barricaderi di Granata che le riflessioni riformatrici di Libertiamo e vogliono farla pagare al padrun Silvio, costi quel che costi, ma si sono incontrati pure diversi liberali che certamente non vogliono un'Italia bloccata dall'infinita contrapposizione fra Berlusconi e la magistratura e però auspicano anche una nuova destra capace di proporre quel cambiamento complessivo del Paese promesso dal berlusconismo del '94 e mai realizzato. L'eretico Fini ha iniziato a parlare una lingua diversa dal passato anche dal punto di vista economico-sociale e per questo si sono avvicinati a lui non solo esponenti della destra statalista, figlia di AN e del MSI, però le ultime due sortite del Presidente della Camera fanno pensare e non a caso hanno provocato qualche polemica.


Partiamo naturalmente dalla tassazione delle rendite finanziarie per poi arrivare a Sergio Marchionne e alla successiva reazione finiana. Durante i Dialoghi asolani e un confronto con Massimo D'Alema, Fini ha parlato di molte cose, ma senza dubbio ciò che ha colpito, non proprio positivamente, soprattutto chi spera di ascoltare cose nuove dopo aver mal sopportato il socialismo antimercatista di Tremonti, è stata la proposta di aumento delle tasse sulle rendite finanziarie. Una vecchia idea della sinistra comunista che viene a volte ripresa dal moderato Bersani. Si tratta di una mossa politica che, se praticata davvero, andrebbe a colpire non solo i ricchi che si divertono con le speculazioni, ma anche non pochi risparmiatori medio-piccoli. Se la sinistra più o meno moderata propone una cosa simile, beh, non sorprende nessuno, visto e considerato che da quelle parti l'unico concetto che prevale è quello dello Stato obeso e del fisco fatalmente vorace, però se l'idea viene rilanciata da un leader che vorrebbe creare una destra moderna e liberale, ciò significa che dovremo aspettare ancora parecchio prima di poter nutrire speranze in un innovativo schieramento di centrodestra. L'Italia aspetta delle riforme da almeno vent'anni, si barcamena da troppo tempo fra l'immobilismo dell'intera classe politica e un fisco sempre più iniquo ed opprimente. Il “nuovo” che ci offre Gianfranco Fini contempla ulteriori aumenti di tasse? A questo punto tanto vale tenerci il “vecchio” che ci propina ogni giorno Giulio Tremonti. Per essere davvero moderni, occorrerebbe sforzarsi di lanciare un taglio netto dell'abnorme spesa pubblica al fine di ottenere risorse per l'Università, però evidentemente è più semplice per tutti suggerire nuovi balzelli così come si è sempre fatto in questo benedetto Paese. Fini si è reso protagonista di una profonda rottura con il berlusconismo, ma pare non voglia rompere con le peggiori abitudini italiane che hanno tarpato le ali alle enormi potenzialità dello Stivale, indipendentemente dall'attuale crisi globale. Se Marchionne ragiona ormai come un canadese, il Presidente della Camera, reagendo alle esternazioni del manager FIAT, ha dimostrato di essere arci-italiano, nel senso deteriore del termine. L'ad FIAT ha detto cose verissime, persino scontate e banali, sulla scarsa competitività dell'Italia e un leader che si appresta a creare un soggetto politico nuovo e libero dalla solfa inconcludente degli ultimi quindici anni, avrebbe dovuto applaudire Marchionne il quale, con la sua cruda sincerità, ha tentato e tenta di richiamare questo Paese alle proprie responsabilità ed altresì, sempre da uomo nuovo e riformatore, avrebbe dovuto promettere il massimo impegno suo e di FLI per un'Italia al passo con i tempi. Invece Fini ha preferito farsi interprete dell'Italietta supponente che è ben conscia dei propri limiti e vizi, ma si arrabbia se qualcuno si permette di dare consigli. Marchionne pensa da canadese e forse sarebbe ora che anche l'intera classe politica italiana iniziasse a ragionare così come si ragiona ad Ottawa e dintorni.

15 settembre 2010
Il mistero dei venti
 

I berlusconiani più berlusconiani di Berlusconi stesso si arrabbiano quando qualcuno si permette di parlare di inizio del declino politico del Premier, ma ultimamente Silvio non ne sta indovinando molte. Magari ci sorprenderà ancora, mai dire mai, però se il Berlusconi liberale e riformatore del '94 è sempre e solo esistito nelle campagne elettorali e mai a livello pratico, nemmeno il Cavaliere capace di comandare e di convincere con un'ottima comunicazione, sta godendo di buona salute. Finora ha tentato diverse strade per annientare malamente Fini e FLI, ma il Presidente della Camera è lì, per ora niente affatto scosso dai tentativi berlusconiani e dal fango quotidiano di Feltri e Belpietro. L'operazione delle venti stampelle parlamentari in funzione anti-FLI, a quanto sembra, è durata meno di un giorno. Sui venti misteriosi samaritani bisogna fare qualche considerazione. Ieri mattina il Segretario del PRI Francesco Nucara ha dato per quasi costituito alla Camera un gruppo di venti deputati, presi perlopiù nella galassia centrista dispersa nel gruppo Misto, oltre a qualche transfuga dell'UDC e gli autonomisti di Lombardo e della SVP. Venti volenterosi disposti a votare la fiducia al Governo, venti alfieri della responsabilità nazionale con il potere di mettere in un angolo i finiani, in tale prospettiva non più determinanti. Vi è stata poi una pioggia di smentite, dai potenziali scissionisti UDC, dal MPA e dai sudtirolesi. Lo stesso Nucara, verso il tardo pomeriggio di ieri, non era più così sicuro della fattibilità del gruppo-stampella. Insomma, una figura non proprio edificante. Sembra che il Premier si sia irritato con il leader del PRI per l'annuncio intempestivo che avrebbe scoperto le carte troppo presto, ma è difficile pensare che un politico navigato e prudente come Nucara abbia fatto tutto da solo. Probabilmente il Segretario repubblicano deve aver ricevuto delle garanzie da Berlusconi, rivelatesi poi poco fondate. In ogni caso, se anche la cosiddetta responsabilità nazionale fosse stata o fosse ancora possibile, avremmo dovuto o dovremmo registrare un ennesimo comportamento da vecchia politica della Prima Repubblica, alla faccia della tanto sbandierata democrazia diretta e dei patti con gli elettori. L'accusa principale rivolta da Berlusconi a Fini è quella di aver tradito l'elettorato, ma, ci permettiamo di domandare, sarebbe più fedele al mandato ricevuto dagli italiani un nuovo accordo di legislatura tra PdL, FLI e Lega che hanno corso già insieme nelle ultime Politiche, sebbene in un modo diverso, oppure una maggioranza allargata a persone che finora non hanno votato la fiducia a Berlusconi e tantomeno condiviso uno straccio di programma con il centrodestra?

6 agosto 2010
Chiara Moroni con Fini

Quelli che dovevano essere quattro gatti e cioè i parlamentari finiani, hanno dimostrato di essere un gruppo un pò più numeroso rispetto alle previsioni di alcuni cattivi consiglieri del Premier. Ora FLI sorprende nuovamente con delle adesioni che fino a poco tempo fa erano quasi del tutto impensabili. Chiara Moroni del PdL ha aderito a Futuro e Libertà per l'Italia. Chiara Moroni ha lasciato a bocca aperta molti settori della politica italiana perchè non si tratta di una parlamentare qualunque del Popolo della Libertà. Figlia di Sergio Moroni, l'esponente socialista inquisito durante la stagione di Mani Pulite che si suicidò nel '92, è stata eletta come simbolo dell'anima garantista del centrodestra. Silvio Berlusconi l'ha voluta sia in Forza Italia che nel PdL per testimoniare la lotta quotidiana contro la magistratura militante e il dipietrismo. Adesso, il passaggio in FLI rappresenta anzitutto che il nuovo soggetto che sta nascendo attorno a Gianfranco Fini non è un mucchio di forcaioli desiderosi di svendersi ad Antonio Di Pietro. Inoltre Chiara Moroni ci insegna che il garantismo, vitale per qualsiasi democrazia liberale, non può convivere con il giustificazionismo e la tolleranza verso l'illegalità di chi oltrepassa le regole per arricchirsi a livello personale.

2 agosto 2010
Futuro e Libertà
 

I gruppi parlamentari autonomi che si riconoscono in Gianfranco Fini, ora sono una realtà ed hanno un nome: Futuro e Libertà per l'Italia. Alla fine della settimana scorsa è stata ufficializzata la costituzione del gruppo alla Camera, mentre oggi il Senato sancirà la nascita di Futuro e Libertà anche presso Palazzo Madama. Berlusconi e i berlusconiani pensavano che dietro a Fini ci fossero solo i famosi quattro gatti, invece i numeri dei finiani, soprattutto a Montecitorio, sono importanti. 33 sono i deputati che d'ora in poi lavoreranno con la denominazione Futuro e Libertà. E' normale che, vista questa perdita non indifferente di deputati per il PdL, si sia aperto il dibattito sulla tenuta del Governo e sulle alternative possibili in caso di crisi.


Fini e i principali esponenti di Futuro e Libertà sono stati molto chiari: lealtà verso il Governo, nessun sotterfugio e però ovviamente, sennò tutto questo can can non avrebbe avuto alcun senso, libertà di criticare e di contribuire a correggere le scelte sbagliate. Se poi qualcuno, nelle vicinanze del Premier, scambia questa libertà per volontà di cuocere a fuoco lento il Governo e ancor prima di aver visto in azione i nuovi gruppi e quindi di essersi accertato della lealtà concreta o meno dei finiani, beh, ciò può significare che esiste una parte del PdL che spinge irresponsabilmente per le elezioni anticipate. La tentazione è ormai nota: in fondo Berlusconi e Bossi hanno ancora un consenso nel Paese, quindi andare ora al voto dicendo che Fini è un traditore ed approfittando del fatto che Futuro e Libertà non è per adesso un partito. Se si andasse ad elezioni in questo momento, bisognerebbe spiegare agli italiani che chi porta la Nazione verso tale prospettiva, durante una congiuntura economica negativa e solo per tornaconto personale, è un irresponsabile e perciò andrebbe punito. Ricorrere al voto anticipato è l'ultima cosa alla quale pensare e peraltro calpesterebbe proprio quel mandato ricevuto dagli elettori di cui sempre si parla, quando fa comodo. Berlusconi ha detto che il Governo va avanti e ci auguriamo che Futuro e Libertà non rimanga a lungo nell'ambiguità, un po' fuori e un po' dentro il PdL, ma che diventi presto una forza politica vera e propria capace di avere un rapporto di alleanza trasparente con Silvio Berlusconi. Se fra l'auspicabile partito di Fini e il PdL potrà esserci lealtà, rispetto reciproco e schiettezza il Governo riuscirà a durare senza nemmeno rischiare di emulare gli esecutivi di Romano Prodi. Certo che se il banco dovesse saltare fra breve, prima di concedere delle elezioni che potrebbero pure disegnare un quadro politico ancor più instabile, il Presidente della Repubblica avrebbe il diritto-dovere di verificare l'esistenza in Parlamento di maggioranze alternative. A quel punto auspicheremmo non tanto le larghe intese, ma, come abbiamo già scritto, le utili intese propedeutiche tanto alla riforma della legge elettorale, del porcellum attuale per intenderci, quanto a tutti quei cambiamenti strutturali, in economia e a livello politico-istituzionale, che Berlusconi ha sempre promesso e mai realizzato.

16 luglio 2010
P2 e P3
 

Un bravo giornalista deve avere il dono della sintesi, poi sui quotidiani, pieni di notizie di vario genere, lo spazio è quello che è, infine i fatti devono avere un nome, un'etichetta, per essere facilmente memorizzati e ricordati dai lettori. Ecco, questi tre aspetti portano spesso a semplificazioni giornalistiche, a volte utili e a volte un po' troppo superficiali e sciocche. L'inchiesta in corso sul gruppo di potere che sarebbe stato animato da illustri esponenti del PdL come Verdini e Cosentino, da magistrati e da faccendieri già divenuti celebri nel recente passato, è ormai per tutti l'inchiesta sulla P3. La P3, erede della storica P2 del Venerabile Licio Gelli. Perlomeno in base a quanto è emerso finora, sembra una forzatura il voler stabilire un qualche nesso fra l'organizzazione di Gelli e l'attività di questi signori intercettati dalla Magistratura. Intendiamoci, non si può ridurre la cosiddetta P3 ad un club di pensionati sfigati o di pirla come pure Berlusconi e i berlusconiani tentano di fare. Non abbiamo a che spartire con gente simile ai colonnelli rimbambiti di Tognazzi, visto che sono usciti dalle indagini dei comportamenti gravi e difficili da ignorare come le pressioni alla Corte Costituzionale per far passare il Lodo Alfano e i dossier falsi creati in ambienti del PdL al fine di screditare personaggi del medesimo partito. Che poi certi tentativi siano falliti in maniera clamorosa non significa che si debba sminuire tutto ad una commedia cinematografica. Però la P2 gelliana fu un'altra cosa che peraltro si sviluppò in un contesto italiano ed internazionale assai diverso. La P2 è stata una miniera d'oro per tutti i complottisti di professione, per il PCI e per quei democristiani alla Tina Anselmi. Giornalisti, scrittori e magistrati si sono costruiti carriere solide e ben retribuite, agitando lo spauracchio piduista come causa di ogni male italiano. Ancora oggi Antonio Di Pietro chiama il popolo alla rivolta contro il piduista Berlusconi. In realtà poi gli stessi anti-P2 in servizio permanente effettivo hanno contribuito, pur involontariamente, a rendere meno terrificante il mostro piduista. Negli anni di piena attività della Propaganda Due il mondo era diviso dalla Guerra Fredda e si diceva che Licio Gelli fosse al soldo di una potenza straniera. Quale delle due superpotenze globali avrebbe foraggiato il Venerabile? Probabilmente gli Stati Uniti d'America. Beh, l'anticomunismo e l'appoggio agli USA negli anni della dura contrapposizione fra l'Occidente democratico e l'Unione Sovietica, costituiscono tuttora un titolo di merito per chiunque e quindi anche per Gelli. Si è sostenuto, anche tramite la Commissione Anselmi, che la P2 lavorasse per un'involuzione autoritaria della democrazia italiana e il Piano di Rinascita Democratica è divenuto poi di pubblico dominio. Ebbene, grazie a tutto ciò abbiamo potuto scoprire che la Loggia P2 auspicava semplicemente per l'Italia una Repubblica presidenziale e il bipartitismo all'americana o almeno una profonda semplificazione del quadro politico, ovvero nessuna dittatura, ma cose che sono state spesso dibattute e sostenute da molti settori dell'arco parlamentare, anche di centrosinistra. Possiamo dire che la P2 avesse un disegno organico, non diabolico e per diversi aspetti anche nobile, pur nell'ambiguità della segretezza. Invece i pitreisti di oggi paiono affaristi degni degli ultimi e peggiori giorni della Prima Repubblica, anche se alcuni di loro vantano magari un passato di fratellanza nella massoneria piduista. Più che P3, sembra il PSI2.

30 aprile 2010
Prima vittoria dei finiani
 

Nell'infuocata Direzione Nazionale del PdL, come sappiamo, Gianfranco Fini e i suoi hanno deciso di rimanere all'interno del partito che hanno contribuito a fondare assieme a Silvio Berlusconi. Preferiscono interpretare una minoranza critica verso molte scelte della leadership berlusconiana, ma senza pensare a scissioni e a nuovi partiti. Muoversi come minoranza leale e critica in un partito privo di molti strumenti democratici e legato fatalmente, nel bene e nel male, al carisma di un uomo solo, beh, non è cosa facile e infatti stiamo assistendo a quello che ironicamente nel titolo chiamiamo prima vittoria dei finiani. Sono trascorsi solo pochi giorni dalla Direzione e già una testa autorevole facente parte delle truppe di Fini è saltata. Qualcuno potrà sempre dire che Italo Bocchino si è dimesso volontariamente da Vicepresidente del gruppo del PdL alla Camera dei Deputati, magari proprio per creare ulteriore destabilizzazione nel partito e fare ancor più la vittima. Però se Bocchino non dice le bugie e quindi se corrisponde al vero che le sue dimissioni siano state provocate da pressioni e minacce da parte di Berlusconi, non sarebbe stato meglio forse scegliere durante la Direzione Nazionale per una separazione più o meno consensuale? Senza dubbio i finiani avrebbero perso subito tutte le poltrone più prestigiose e non solo quella di Bocchino, ma, con le mani libere e soprattutto con maggiore dignità, sarebbero stati rapidamente in grado di presentarsi agli italiani con una nuova e convincente proposta politica. Meglio così piuttosto di morire lentamente a causa di epurazioni graduali e striscianti.

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