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27 gennaio 2012
Mai più!
 

Anche durante questo 27 gennaio 2012 ci fermiamo un momento per celebrare la Giornata della Memoria e ricordare l’orrore della Shoah. E come negli anni precedenti, anche in questo dobbiamo tenere vivo il ricordo affinché un simile abominio non si ripeta mai più e stimolare all’attenzione verso vari fenomeni di antisemitismo, intolleranza e odio nei confronti di Israele, che in Italia, in Europa e in minima parte persino negli USA, tardano a morire e possono ancora produrre effetti nefasti. Tutto questo, oltre all’obbligo di non sottovalutare mai regimi come quello iraniano e vari gruppi terroristici tipo Hamas o Hezbollah che perseguono come obiettivo la distruzione completa dello Stato ebraico, quindi una sorta di “pulizia” non troppo differente da quella messa in pratica da Adolf Hitler. In Italia abbiamo concluso il 2011 con una lista nera di ebrei inserita sul web da parte di un gruppo neonazista e un Professore di liceo incitava a negare l’Olocausto. In Europa mietono consensi dei partiti di estrema destra che se da un lato mettono in discussione anche giustamente quel carrozzone chiamato UE, dall’altro fanno leva sui nazionalismi peggiori del Vecchio Continente.  Anche negli Stati Uniti qualcosa di negativo c’è. Uno dei candidati repubblicani in corsa per le Primarie, tale Ron Paul, purtroppo sostenuto in particolare da diversi giovani, vede gli ebrei dietro ad ogni aspetto negativo degli USA e del mondo, pertanto demonizza un intero popolo proprio come facevano i nazisti e la Storia insegna che queste criminalizzazioni generalizzate, sebbene incomincino sempre con le parole, non possano che provocare fatti tragici. Teniamo gli occhi bene aperti!

24 gennaio 2012
Un po' poco
 

Giunse così il giorno delle liberalizzazioni di Mario Monti. Chi le aspettava, pur senza sognare una rivoluzione, rimase freddino e deluso, mentre chi le bocciava ancor prima di conoscerle nei dettagli, continuò a protestare e magari anche a scioperare. Questo è un po’ il succo della storia di questi ultimi giorni. Coloro i quali desiderano invano da anni un’Italia più liberale, compreso chi scrive su questo blog, non confidavano in una liberalizzazione a 360°, poiché consapevoli dei limiti di questo Paese, ma volevano veder arrivare quantomeno dei buoni provvedimenti in alcuni settori che potessero rappresentare l’inizio di un approccio migliore e diverso dai pasticci combinati dalla politica, eppure i liberali non si sono potuti permettere nemmeno questa soddisfazione. Poche cose, messe a punto senza particolare coraggio e con il timore costante di non offendere troppo le mille corporazioni e chi urla di più. Non sono mancate quindi le retromarce circa diversi annunci che invece facevano ben sperare. Il modo di operare del Governo Monti non si discosta poi molto da quello degli esecutivi politici, guidati sia da Berlusconi che dall’allegra brigata di centrosinistra. Qualche aspetto positivo c’è, nelle liberalizzazioni montiane, però non basta! Ricordiamoci sempre che qui non siamo negli USA o in Gran Bretagna, ma in un’Italia che ha avuto la sinistra democristiana, le Partecipazioni Statali e poi i Governi inconcludenti della Seconda Repubblica, pertanto servono cambiamenti incisivi, seppur graduali ed applicati di volta in volta a questa o quella categoria. Non si poteva fare tutto e subito come dice Vittorio Feltri, ma perlomeno si sarebbe dovuto far bene in quei campi presi in esame.

 

Dobbiamo accogliere la giusta separazione fra Snam rete gas e Eni che innoverà, aprendola alla concorrenza e al mercato, la gestione degli impianti di distribuzione del gas. In questo caso il consumatore avvertirà dei miglioramenti in termini di qualità e prezzo. Vi sono poi altre modifiche che dovrebbero andare nella direzione di una maggiore flessibilità liberale per quanto concerne i benzinai, i mutui presso le banche e l’apertura di nuove imprese da parte dei giovani. I benzinai potranno rifornirsi da qualsiasi produttore o rivenditore, superando l’attuale sistema di esclusiva. Se viene richiesta un’assicurazione per l’erogazione del mutuo le banche saranno tenute a sottoporre al cliente almeno due preventivi di due differenti compagnie assicuratrici. Infine i giovani sotto i 35 anni di età che vorranno avviare un’attività imprenditoriale, potranno aprire una Srl semplificata con solo un euro da versare come capitale e senza l’obbligo di ricorrere al notaio. Non male l’idea della Srl semplice per gli under 35, ma chi governa non può dimenticare che per stimolare una nuova imprenditorialità occorra anche e soprattutto diminuire la pressione fiscale. Per il resto purtroppo, tante occasioni perse. Qualche ritocco per professionisti e notai, ma gli Ordini rimangono lì dove sono. Aumenterà il numero delle farmacie a scapito ancora delle parafarmacie e questa può essere tutto tranne che una liberalizzazione. I Professori hanno fatto completo dietrofront circa la libera vendita dei farmaci di fascia C. Anche per quanto riguarda i taxi non è stato liberalizzato un bel nulla, sebbene molti tassisti rimangano arrabbiati come belve. E’ stata inventata un’Autorità delle reti alla quale spetterà il compito di determinare con l’accordo dei Sindaci il numero delle licenze città per città. Senza dubbio in un Paese già sufficientemente dirigista come il nostro, di tutto c’era bisogno fuorché di una nuova Authority. Ora il Governo promette riforme nel mondo del lavoro. Benissimo, però che la montagna non partorisca un nuovo topolino dopo le cosiddette liberalizzazioni, altrimenti ci rimarranno solo le tasse, le accise inique sui carburanti e i conseguenti scioperi dei Tir che proprio in queste ore stanno bloccando l’Italia.  

20 gennaio 2012
Provinciali
 

Avere un nemico a disposizione, un cattivo di turno sul quale riversare ogni tipo di frustrazione, fa sempre comodo. In Italia siamo abbastanza bravi nell’addossare tutte le colpe a qualche soggetto terzo, meglio se straniero, senza cercare di risolvere quei problemi che possono invece essere affrontati rimanendo sul suolo nazionale. Ora tocca alle famigerate agenzie di rating americane, viste come il demonio in persona da settori della politica e finanche della Giustizia italiana. Perché le tre sorelle del rating, (Standard & Poor’s, Fitch, Moody’s), sono così detestate da alcuni parlamentari, giornalisti e magistrati del Belpaese? Semplice, perché mettono nero su bianco quella che è la realtà economico-finanziaria dell’Italia, peraltro già nota a chiunque abbia un minimo di cervello per giudicare. Una parte del Paese, immatura e provinciale com’è, invece di prendere atto delle analisi e lavorare affinché determinate lacune della Penisola vengano via via colmate, si arrabbia, vede complotti anti-italiani ovunque e lancia strali demagogici contro i signori del rating. Non solo, qui vogliamo pure processare, nel vero senso della parola, queste diaboliche agenzie che ci turbano il sonno. La Procura di Trani, (chissà poi perché proprio questa piccola Procura, bah), ha deciso di accelerare un’inchiesta già avviata durante la scorsa estate e ha spedito la Guardia di Finanza negli uffici milanesi di Standard & Poor’s, rea di aver declassato giorni fa l’Italia. Probabilmente i Giudici di Trani non riusciranno nemmeno a fare il solletico a S&P, a parte guadagnarsi qualche pagina sui giornali e purtroppo sperperare del denaro pubblico per nulla. Ma il problema è capire semmai quale sia il livello di raziocinio di questi magistrati che indagano su un soggetto privato che fa esclusivamente il proprio lavoro. Le agenzie di rating sono da denunciare piuttosto quando non vedono le magagne, com’è successo con i mutui subprime e non nel momento in cui fotografano situazioni innegabili che tutti possono constatare. Anzi, questi analisti, se fanno il loro dovere come si deve, sono persino utili al fine di spingere i Governi all’azione. Quindi non vi sono proprio dei motivi ragionevoli che possano giustificare le mosse della Procura di Trani. Sì certo, immaginiamo pure il solito quadretto di oscuri capitalisti, grembiulini e potenze straniere, ma il complottismo non è quasi mai razionale e chi serve lo Stato nelle Procure dovrebbe invece muoversi su fatti concreti e non tramite impressioni o perché su internet si dice che il mondo sia dominato in realtà da quattro o cinque cosiddetti Illuminati. La cosa tragica è che qualcuno in Parlamento e nella politica plaude all’iniziativa giudiziaria di Trani. Chi batte maggiormente le mani? Con tristezza dobbiamo assistere agli incitamenti di una fetta del PdL. I sedicenti rivoluzionari liberali sono gli alfieri di quell’Italietta più provinciale che non vuole cambiare mai e si incavola se alcuni le fanno notare il suo immobilismo cronico. S&P ha recentemente declassato mezza Europa e non solo l’Italia, facendo oltretutto perdere all’orgogliosa Francia la tripla A, ma nessuno si è sognato di inviare un avviso di garanzia a Standard & Poor’s. Il Commissario europeo Olli Rehn, a dire il vero, ha fatto riferimento ad un conflitto d’interesse delle agenzie di rating che favorirebbe il Governo di Washington. Senza dubbio questo signore avrebbe fatto meglio a tacere siccome almeno una delle tre sorelle del rating ha tagliato tempo fa la tripla A proprio degli Stati Uniti, quindi certi favoritismi non si vedono, ma non ha parlato affatto di inchieste giudiziarie da avviare a carico di questi dannati professionisti del downgrade. In Europa si sta facendo largo l’idea di una maggiore concorrenza nel campo del rating e quindi del bisogno di aggiungere almeno una voce in più, perciò un’agenzia europea, come ha sostenuto anche Mario Draghi. Ecco, su ciò si può discutere mentre con le guerre ideologiche non si va da nessuna parte.

19 gennaio 2012
Che razza di Giustizia....
 

Da anni si parla di riformare la Giustizia italiana perché spesso vi sono carenze e lacune evidenti, i magistrati non pagano mai per i loro errori e talvolta sono mossi da protagonismo mediatico ed interessi politici, infine i processi si perdono in lungaggini estenuanti. Lo ha riconosciuto in parte l’attuale Ministro della Giustizia Paola Severino e prima di lei, tutti i Governi guidati dal centrodestra e diversi esponenti del centrosinistra, sebbene chi proviene dal vecchio PCI sia sempre stato abbastanza complice di alcuni Pm. Finora però nessuno ha levato concretamente le incrostazioni del sistema giudiziario italiano, nemmeno i falchi del berlusconismo più barricadero. Eppure qualcosa andrebbe fatto, con lucidità e senza quel clima da guerra civile dell’era di Silvio. Qui diverse cose non vanno e non tornano. Prendiamo due esempi significativi dell’attualità. Lele Mora e Francesco Schettino. Il primo è in carcere da mesi per bancarotta fraudolenta e nonostante sia evidente com’egli faccia fatica a sopportare la detenzione, i magistrati non hanno alcuna intenzione di farlo uscire dalla galera. Il secondo invece, dopo aver rovesciato ed abbandonato un transatlantico carico di 4000 persone, è stato subito spedito a casa agli arresti domiciliari. Insomma, Lele Mora sarà pure stato un furfante o un furbone troppo sicuro di sé, ma non ci sembra sia morto nessuno per causa sua. Mentre circa il Comandante della Costa Concordia sono emerse delle responsabilità gravissime, anche se bisognerà ancora indagare e magari scoprire altri colpevoli, oltre a Schettino che, comunque vadano le inchieste, pare non possa essere giustificato in alcun modo.

17 gennaio 2012
La Lega si slega
 

Fra gli avversari e i detrattori della Lega Nord, alcuni hanno usato spesso il seguente slogan: la Lega ti frega! Ora però potremmo dire: la Lega si slega! Sì, perché mai come in questo momento la Lega è stata così litigiosa e divisa al proprio interno. Nel corso degli anni non sono mancati vari mal di pancia da parte di esponenti anche autorevoli come l’ideologo Gianfranco Miglio, ma la base è sempre rimasta sostanzialmente unita dietro al grande Capo Bossi che perciò durante gran parte dell’esistenza del Carroccio, ha potuto imporre il proprio pensiero su tutti, mettendo alla porta i dissidenti senza troppe storie. Oggi la situazione è diversa perché è in primo luogo la base a trovarsi alquanto agitata e non proprio sbilanciata a favore del vecchio leader e di chi gli sta più vicino, il cosiddetto cerchio magico. Poi, lo stesso Umberto Bossi non è più il medesimo Capo di diversi anni fa. Non è divenuto improvvisamente rispettoso di quelle logiche democratiche che dovrebbero esistere in un partito, ma è stanco a livello fisico e fiaccato dalla malattia. Combatte ancora, però non più come prima. Proprio Roberto Maroni, per gli amici Bobo, ebbe il coraggio di sfidare il Conducator in canotta già nel 1994, dopo il ribaltone leghista compiuto ai danni del primo Governo Berlusconi. Allora le parti erano invertite rispetto ad ora: Maroni non concepiva il distacco dal Cavaliere, mentre per Bossi, Silvio era Berluskaiser o anche peggio. In quella fase l’ex-Ministro dell’Interno dovette poi tornare nei ranghi con la coda fra le gambe, facendo peraltro una figura barbina, perché la base a malapena lo sopportava. Adesso le sezioni e le Federazioni provinciali sono in maggioranza con Bobo che appunto torna a distinguersi dalla classe dirigente bossiana. Infatti oggi è Bossi ad interpretare la parte conciliante disposta pure ad innestare la retromarcia al fine di scongiurare rotture pesanti. Certo, la fatwa su Maroni è stata una cantonata colossale che addirittura ha rafforzato l’ex-titolare del Viminale e i suoi “maroniti”. Va bene che la Lega non è mai stata un partito tanto democratico, ma giungere ad impedire di parlare ad un personaggio che non è proprio un leghista qualunque, beh, è sembrato a tutti assurdo e degno più dell’Iran che della verde Padania. Già la base è incavolata per tante ragioni, alcune delle quali comprensibili, ma se si tenta di mettere a tacere brutalmente uno che ha contribuito a fondare la Lega, è chiaro che si crea il disastro. Comunque, pare sia avvenuto un chiarimento fra Bossi e Maroni. Può darsi che ormai il Senatur sia manovrato e consigliato male dal cerchio magico e dai parenti, forse i veri ideatori dell’editto sull’ex-Ministro e di tante altre mosse come gli investimenti in Tanzania che stanno facendo arrabbiare non pochi militanti. Qualcuno crede che fra Umberto e Roberto vi sia in realtà un abile gioco delle parti finalizzato a tenere aperti tutti i canali disponibili. Siccome la Lega è rimasta spiazzata dagli eventi di una crisi che ha aggredito l’Italia nella maniera che conosciamo e portato al Governo tecnico, non sa bene che pesci pigliare, nonostante alcuni roboanti proclami secessionistici, quindi è bene che da un lato Bossi e i maghi del cerchio lavorino affinché i legami con il PdL non si spezzino del tutto e dall’altro i maroniti tengano all’interno del movimento la rabbia e la sfiducia che arrivano dal territorio. Ciò è plausibile sebbene paia altrettanto evidente il formarsi di un solco sempre più difficile da nascondere. Il ruolo dell’opposizione avrebbe dovuto far bene alla Lega perché protestare è notoriamente più facile che governare e a maggior ragione dinanzi ad un Governo come questo che finora non ha brillato e non è nemmeno politico. Invece il Carroccio soffre, manco fosse un partito di ex-democristiani.

13 gennaio 2012
Avanti col decreto
 

Più passa il tempo ed attraversiamo quindi stagioni politiche diverse, più ci accorgiamo di quanto sia complicato apportare dei cambiamenti positivi in questo Paese. Benito Mussolini non aveva sempre ragione, ma con l’affermazione secondo la quale governare gli italiani non è difficile, bensì è inutile, diceva una cosa sensata. Non che tutti gli italiani siano delle teste dure, dei buzzurri che meritano soltanto dei calci nel sedere e non una buona politica, però è evidente come pessime classi dirigenti, politiche e sindacali, assieme a varie corporazioni, abbiano sempre e solo pensato ai propri interessi di bottega, limitando le potenzialità dello Stivale ed abituando molti cittadini all’immobilismo. Infatti quando raramente qualcuno prova anche solo a proporre qualche modifica, pur blanda, allo status-quo, esce subito questa o quella associazione di categoria a minacciare sfracelli, sempre, è ovvio, in difesa dei già occupati o garantiti e a scapito dell’ingresso nel sistema di nuove energie e degli interessi dei consumatori. Tutto ciò sta capitando adesso, di fronte alle possibili liberalizzazioni del Governo Monti. Finora i tecnici hanno più deluso che incoraggiato il Paese, agendo come politici di bassa lega, ovvero spremendo a suon di nuove tasse i soliti noti. Si sperava che la Manovra contenesse sia sacrifici che benefici per l’economia e così non è stato. La cosiddetta fase due delle riforme è stata sganciata dai primi provvedimenti e rimandata. Però, stando almeno alle parole di Monti, questi dovrebbero essere i giorni clou dell’azione riformatrice dei Professori. Ecco, proprio ora che il Governo pare intenzionato a fare qualcosa di più interessante rispetto al solito inasprimento fiscale e quindi bisognerebbe semmai pungolarlo in modo costruttivo affinché faccia presto e bene, alcune categorie, i tassisti per primi, parlano di inferni e pure di morti che potrebbero scappare, peraltro quando il contenuto del decreto sulle liberalizzazioni è ancora sconosciuto. Categorie appoggiate da una parte della politica. Il PdL, alla faccia di quella rivoluzione liberale sempre promessa e mai realizzata, dimostra di essere il partito delle corporazioni e del socialismo. La Libertà, con la L maiuscola, è andata a farsi benedire. Sulle tasse montiane i berlusconiani si sono ben guardati dall'avanzare delle osservazioni, mentre sulle liberalizzazioni è tutto un fiorire di distinguo. Anche Vittorio Feltri solidarizza con le auto bianche che provano a bloccare l’Italia e a spaventare il Governo. Nel 2007 riuscirono ad intimorire Bersani, sostenuti anche allora dai settori socialisteggianti del centrodestra. Il ragionamento di Feltri e di parecchi pidiellini è questo: le liberalizzazioni o si fanno a 360°, colpendo tutti, oppure è meglio mantenere lo status-quo e poi, non è giusto prendersela con categorie deboli e non sindacalizzate come appunto i tassisti, i farmacisti, gli edicolanti e i notai. In questo modo non si aiuta la crescita economica, dicono dalle parti di Berlusconi.

 

Intanto, in un Paese dove normalmente non si riesce a liberalizzare e a sbloccare alcunché, se qualcuno inizia a fare certe liberalizzazioni qua e là, possiamo già esserne lieti e sentirci autorizzati ad esternare un lieve ottimismo su un’eventuale modernizzazione anche di questa vecchia e stanca Italia. Da una parte o dall’altra occorrerà pur iniziare o no? Tutto e subito, è auspicabile, ma impensabile nel Belpaese. Poi, passi per gli edicolanti che in effetti non hanno una grande forza, però per definire deboli i tassisti, i farmacisti e i notai, ci vuole un bel coraggio. Vero, sul piano dei guadagni i conducenti delle auto di piazza non possono essere confusi con le altre categorie prese di mira, ma proprio impotenti non sembrano, visti i massicci blocchi che sono in grado di organizzare nelle città italiane, i quali, come abbiamo detto, già fecero indietreggiare il povero Pierluigi Bersani nel 2007. Altresì farmacisti e notai forse guadagnano un po’ di più di un manovale. Vi è un’opposizione pregiudiziale e provinciale ad eventuali misure che senz’altro non risolverebbero da sole tutte le magagne italiane, però potrebbero quantomeno generare più occupazione ed abbassare i prezzi per i consumatori. La concorrenza, quella vera, produce automaticamente prezzi ragionevoli e servizi di qualità. Certo, in Italia siamo furbetti e riusciamo ad inquinare la libera competizione nel mercato anche laddove giungono le privatizzazioni, ma dove esiste una cultura liberale più radicata, le ventate di flessibilità hanno quasi sempre portato dei vantaggi al consumatore. Proprio i nostri tassisti paventano ogni giorno l’arrivo, a Milano o a Roma, di uno scenario newyorchese. Cosa ci sarà mai di così terribile nella Grande Mela? Vi sono taxi, molti taxi, reperibili ad ogni ora e in qualsiasi angolo della metropoli. Offrono un servizio ottimo e a prezzi contenuti, comunque assai più economici delle tariffe romane o milanesi. Il conducente è spesso gentile ed effettua il trasporto nel minor tempo possibile, percorrendo le strade meno trafficate e senza infilarsi apposta dove c’è più caos per allungare i minuti della corsa, come invece accade a volte in Italia. Il lavoro del tassista a New York rappresenta uno sbocco occupazionale per molti, sia americani che immigrati stranieri. E’ chiaro, i taxi newyorchesi sono sempre in movimento alla ricerca di clienti e quasi mai stazionano in posti assegnati, magari con il conducente sopra che aspetta e nel frattempo legge il giornale. Sarà forse questo che spaventa tanto i tassinari nostrani. Il Governo Monti proceda in fretta con il decreto sulle liberalizzazioni che dovranno riguardare anche i tassisti, ma ovviamente non solo loro. Non tema le serrate delle auto bianche e pensi piuttosto all’interesse primario di tutti e cioè alla modernizzazione di un Paese che è tristemente ultimo nelle classifiche internazionali della libertà economica. I tassisti che pretendono di bloccare un’intera Nazione, non protesteranno in eterno e torneranno prima o poi al loro lavoro. Fra l’altro, è legittimo protestare, però c’è un limite a tutto e certi eccessi possono essere sanzionati. Gli utenti potrebbero, altrettanto legittimamente, organizzare una contro-serrata, usando mezzi pubblici diversi dal taxi ed in effetti pare che qualcosa stia nascendo tramite un passaparola su Twitter. Mario Monti deve andare avanti con le liberalizzazioni e determinati cambiamenti strutturali, altrimenti non avrebbe senso la permanenza dei tecnici a Palazzo Chigi.

12 gennaio 2012
Ancora Mitt
 

Mitt Romney si aggiudica con una buona percentuale anche le Primarie repubblicane nel New Hampshire. La nomination inizia a diventare una cosa un po’ più concreta per l’ex-Governatore del Massachusetts, perché quando un candidato riesce a vincere in due appuntamenti elettorali consecutivi, come appunto Romney in Iowa e nel New Hampshire, beh, incomincia a rappresentare una realtà politica abbastanza seria. Naturalmente potrebbero avvenire ancora delle sorprese, ma gli scettici circa la figura di Mitt Romney farebbero bene ad iniziare a prepararsi dinanzi alla possibile conquista della nomination da parte dell’esponente politico mormone. Chi storce il naso all’interno del GOP, anziché pensare ad eventuali boicottaggi, dovrebbe già attrezzarsi a giudicare un po’ meno remota l’idea di collaborare con il male minore al fine di impedire la rielezione di Barack Obama, ovvero del male peggiore. A diversi repubblicani Romney non piace granché. C’è chi vede un profilo politico troppo moderato e chi ritiene che un mormone sia inopportuno per la Presidenza degli Stati Uniti. Però gli elettori non provano tutto questo disgusto visto che finora, più o meno bene, ha sempre vinto l’ex-Governatore. Inoltre Romney, in base ad alcuni sondaggi, pare essere l’unico candidato del GOP in grado di tenere testa al Presidente Obama. Mitt Romney, dal canto suo, deve tenere in considerazione tutte le sensibilità che si muovono dietro all’Elefante. I conservatori, come abbiamo scritto qualche giorno fa, ma non solo. Nel New Hampshire si è piazzato secondo non più Rick Santorum, bensì Ron Paul. Paul è un libertario squinternato che propone soluzioni estreme, irrealizzabili e persino dannose per l’America. Il deputato texano vuole cancellare la Federal Reserve, sognando, come tutti i libertari più utopisti, lo Stato assente rispetto allo Stato minimo di concezione liberale. Fosse solo per lui, gli USA dovrebbero ritirare tutte le loro truppe sparse nel mondo, addormentandosi poi in un anacronistico isolazionismo. Anche la NATO farebbe bene a sparire. Come se non bastassero queste posizioni strampalate, Ron Paul sposa pure quel complottismo tanto amato da nazistoidi ed estremisti di sinistra che vede gli ebrei dietro ad ogni disgrazia del pianeta. Non a caso egli viene apprezzato anche da antisemiti e nemici di Israele. Però a votare per Paul in queste Primarie si sono presentati pure molti giovani che non sono mossi da nessuna ideologia infausta, ma chiedono solo più libertà, più responsabilità e meno politiche all’europea. Ecco, Romney deve saper dare delle risposte anche a questi cittadini americani per impedire che diano troppa fiducia al nonnetto libertario che dinanzi a determinate e comprensibili istanze popolari lancia ricette completamente sballate.

10 gennaio 2012
I Terzopolini
 

Il Terzo Polo è una coalizione modesta fra un partito di medie dimensioni, l’UDC e due piccoli soggetti politici, FLI e l’API di Rutelli. Avrebbe dovuto e potuto rappresentare un’alternativa liberale di centrodestra al berlusco-leghismo e qualcuno, come chi scrive su questo blog, ci aveva persino un po’ sperato, ma siamo giunti ad una piccola accozzaglia di ex che cerca di sopravvivere e magari di campare così come campava la partitocrazia negli anni della Prima Repubblica. Una forza mediocre non può che avere leader altrettanto mediocri. I Trettré del Terzo Polo, (Fini, Casini, Rutelli), sono stati beccati durante le festività natalizie a svolgere una lussuosa vacanza alle Maldive. Per carità, a fare il bagno nelle attraenti acque maldiviane ci vanno pure molti italiani del cosiddetto ceto medio, magari dormendo però in complessi turistici più economici. Però i terzopolini potevano evitare la vacanza esotica in questo momento davvero poco felice per l’Italia, quantomeno per una questione di stile. Insomma, non si sa che fine faranno l’Euro e l’UE, il nostro Paese rischia grosso, lo spread non accenna a diminuire, gli italiani già tartassati da anni continuano a tirare la cinghia a causa di un Governo che finora si è mosso con decisione solo sull’inasprimento fiscale e gli alfieri della moderazione e della responsabilità cosa fanno? Vanno a gozzovigliare alle Maldive. Non sorprendiamoci poi se i cittadini provano disgusto al solo sentir parlare di politica. Se pensiamo a Gianfranco Fini, giungiamo alla conclusione amara circa il valore pari a zero di diversi personaggi della politica italiana. Fini, per non farsi attendere troppo alle Maldive, non ha partecipato nemmeno ai funerali di Mirko Tremaglia, suo amico e sodale politico da sempre che lo seguì persino nell’ultima avventura di Futuro e Libertà.

5 gennaio 2012
Il dilemma del GOP
 

La campagna elettorale per le Presidenziali americane è ormai entrata nel vivo con le Primarie repubblicane tenutesi nell’Iowa. Queste consultazioni sono state vinte dal già favorito Mitt Romney, ma con uno scarto di appena otto voti e questo è un fatto da non ignorare. L’ex-Governatore del Massachusetts l’ha spuntata per poco e subito dietro di lui si è piazzato Rick Santorum, ex-Senatore della Pennsylvania, il quale sembrava fino ad una settimana fa addirittura costretto ad un ruolo marginale nella lunga corsa verso la nomination repubblicana ed invece è stato capace di una rimonta stupefacente. La politica americana non è mai prevedibile e diversi scenari, soprattutto nel corso di elezioni primarie, tanto repubblicane, quanto democratiche, possono essere ribaltati da un momento all’altro. Naturalmente quella dell’Iowa è stata soltanto la prima tappa di un lungo cammino attraverso gli States, alla fine del quale il Partito Repubblicano nominerà colui che andrà poi a sfidare Barack Obama nella conquista della Casa Bianca. Però il posizionamento iniziale sia di Romney che di Santorum impone già delle riflessioni e presenta quello che da anni è il solito dilemma del GOP. Il partito dell’Elefante è una forza conservatrice e liberale di massa che, pur avendo all’interno una componente fortissima di destra tradizionalista e religiosa, deve anche spostarsi spesso verso il centro al fine di catturare quell’elettorato moderato il quale guarda più alle persone che ai partiti in quanto tali e quindi può votare sia repubblicano che democratico. Anche i democrats di Obama hanno correnti interne di sinistra e allo stesso tempo devono convergere al centro, ma per il GOP il problema è più complicato perché la destra, interna o fiancheggiatrice, miete molti consensi in vaste aree dell’America profonda e non può essere trascurata, (la rimonta di Santorum parla chiaro), mentre i falchi liberal dell’Asinello contano meno. Insomma, il Partito Repubblicano, per vincere, ha bisogno di un leader tosto, capace sia di interpretare l’alternativa al buonismo obamiano che di parlare a tutta la Nazione e non solo alle famiglie texane. Chi saprà costruire questa sintesi acciufferà la nomination e forse la Presidenza degli Stati Uniti. I valori tradizionali e religiosi rimangono importanti, ma la partita verrà giocata soprattutto sul terreno economico. Lo stesso Obama si gioca tutto sulla capacità o meno di far ripartire la locomotiva americana e di ridurre così la disoccupazione. Se i rapporti di forza in casa repubblicana rimarranno quelli che sono stati sanciti dalle Primarie in Iowa, abbiamo Mitt Romney che è notoriamente un moderato, quasi un centrista, per dirla all’italiana. Inoltre c’è Rick Santorum, un conservatore impegnato nelle principali battaglie della destra. All’inizio della corsa delle Primarie, è quasi sempre stato così, ognuno deve per forza rimanere sulle proprie posizioni d’origine, ma dopo, chi inizia a sentire il profumo della vittoria, è costretto ad abbracciare un po’ tutte le anime del partito e queste devono appoggiarlo senza troppi se e ma, se si vuole davvero raggiungere il traguardo finale e cioè la Casa Bianca. Romney dovrà ricordarsi che una certa America rimane ancorata a determinati valori, mentre Santorum sarà obbligato ad attenuare alcune delle sue posizioni, pur senza annacquarle. Ad un certo punto è opportuno che il GOP si unisca, dal centro alla destra, altrimenti Barack Obama potrebbe approfittare delle radicalizzazioni interne al Partito Repubblicano. Basterebbero queste, insieme magari ad alcuni segnali, seppur timidi, di miglioramento dell’economia, a far rivincere Obama e sarebbe davvero un peccato sprecare l’occasione di sconfiggere un Presidente impopolare e già umiliato durante le ultime elezioni di medio-termine. Obama non sarà difficile da battere se i repubblicani riusciranno ovviamente a non farsi del male da soli.  

3 gennaio 2012
Per ora non ci siamo
 

Il grosso delle Feste è ormai alle nostre spalle. Abbiamo appena archiviato il 2011 che sarà sicuramente ricordato come un anno orribile, almeno per quanto riguarda l’Italia e gran parte dell’Europa. Già un po’ tutto il pianeta non se la stava passando molto bene a livello economico-finanziario, ma nel Vecchio Continente è esplosa una crisi che ha messo in seria discussione l’esistenza stessa dell’Eurozona e delle sue Istituzioni ed ha aggredito in modo particolare quei Paesi membri più deboli come appunto l’Italia. Speriamo che il 2012 sia migliore e in fondo, non guasta mai essere un po’ ottimisti come dice Berlusconi, pur senza perdere di vista la realtà. In effetti ieri le Borse, compresa quella italiana, hanno aperto più che bene il nuovo anno e persino lo spread è sceso dalla pericolosa vetta dei 500 punti. Però i problemi maggiori dell’Italia e dell’Unione Europea sono ancora tutti lì e se non vi sarà uno scatto tanto da parte dei signori di Roma che di quelli di Bruxelles, giungeranno fatalmente altre giornate di passione, anche nel corso del 2012. Per quanto riguarda il Governo italiano, al quale abbiamo pure concesso una certa fiducia iniziale, più passano i giorni e più diventiamo scettici sulle capacità salvifiche del Prof. Mario Monti. Ci sforziamo di essere ottimisti e fiduciosi, ma la conferenza stampa di fine anno tenuta dal Premier è stata capace di smorzare qualsiasi tipo di speranza. Monti ha parlato per tre lunghe ore con il solito atteggiamento professorale, senza offrire in pratica alcuna certezza in merito alla cosiddetta fase due, quella delle riforme strutturali da fare dopo la Manovra lacrime e sangue. Sì, il Prof. ha assicurato che presenterà all’UE un pacchetto di riforme il 23 gennaio prossimo, ma si è ben guardato dall’entrare nei dettagli. Che anche i tecnici, come i politici, abbiano in realtà poche e confuse idee e non sappiano come sbrogliare la matassa? Purtroppo questa è l’impressione che hanno fornito finora. Il mercato del lavoro sarà ritoccato solo dopo aver sentito le parti sociali, quindi prepariamoci a lunghe ed inutili consultazioni con i sindacati che com’è noto, lottano per lo status-quo. Abbiamo già una certa esperienza in questo Paese e sappiamo che alla fine non si combina mai nulla di buono quando entra in gioco la concertazione con la Trimurti sindacale. Ritenevamo che un Governo di tecnici fosse libero da interessi elettorali e corporativi e pertanto potesse eliminare molte delle incrostazioni di questo Paese bloccato senza guardare in faccia a nessuno, ma probabilmente non è così. E’ meglio che Monti si dia una svegliata, altrimenti i mercati continueranno implacabili a punire l’Italia. Inoltre un Governo che si dimostrasse capace solo di tassare sino allo sfinimento un Paese già ipertassato da decenni, non farebbe altro che generare una rabbia popolare la quale potrebbe addirittura divenire violenta. Occhio, in Italia potrebbe riaffacciarsi la violenza politica e qualche cittadino arriverebbe pure ad applaudirla. Beppe Grillo è un demagogo spesso irresponsabile che dice parecchie cretinate, però non si può ignorare quanto scritto dal comico circa le bombe inviate ad Equitalia. Le bombe non hanno mai una giustificazione, però Equitalia che attraverso il terrorismo fiscale fa l’esattore per conto dello Stato, impaurisce i contribuenti onesti forse più di alcune buste esplosive spedite qua e là. Pertanto siamo proprio sicuri che non vi sia una parte di italiani che, pur senza dirlo ovviamente, in fondo quasi comprendono simili gesti? Attenzione!  

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