Più passa il tempo ed attraversiamo quindi stagioni politiche diverse, più ci accorgiamo di quanto sia complicato apportare dei cambiamenti positivi in questo Paese. Benito Mussolini non aveva sempre ragione, ma con l’affermazione secondo la quale governare gli italiani non è difficile, bensì è inutile, diceva una cosa sensata. Non che tutti gli italiani siano delle teste dure, dei buzzurri che meritano soltanto dei calci nel sedere e non una buona politica, però è evidente come pessime classi dirigenti, politiche e sindacali, assieme a varie corporazioni, abbiano sempre e solo pensato ai propri interessi di bottega, limitando le potenzialità dello Stivale ed abituando molti cittadini all’immobilismo. Infatti quando raramente qualcuno prova anche solo a proporre qualche modifica, pur blanda, allo status-quo, esce subito questa o quella associazione di categoria a minacciare sfracelli, sempre, è ovvio, in difesa dei già occupati o garantiti e a scapito dell’ingresso nel sistema di nuove energie e degli interessi dei consumatori. Tutto ciò sta capitando adesso, di fronte alle possibili liberalizzazioni del Governo Monti. Finora i tecnici hanno più deluso che incoraggiato il Paese, agendo come politici di bassa lega, ovvero spremendo a suon di nuove tasse i soliti noti. Si sperava che la Manovra contenesse sia sacrifici che benefici per l’economia e così non è stato. La cosiddetta fase due delle riforme è stata sganciata dai primi provvedimenti e rimandata. Però, stando almeno alle parole di Monti, questi dovrebbero essere i giorni clou dell’azione riformatrice dei Professori. Ecco, proprio ora che il Governo pare intenzionato a fare qualcosa di più interessante rispetto al solito inasprimento fiscale e quindi bisognerebbe semmai pungolarlo in modo costruttivo affinché faccia presto e bene, alcune categorie, i tassisti per primi, parlano di inferni e pure di morti che potrebbero scappare, peraltro quando il contenuto del decreto sulle liberalizzazioni è ancora sconosciuto. Categorie appoggiate da una parte della politica. Il PdL, alla faccia di quella rivoluzione liberale sempre promessa e mai realizzata, dimostra di essere il partito delle corporazioni e del socialismo. La Libertà, con la L maiuscola, è andata a farsi benedire. Sulle tasse montiane i berlusconiani si sono ben guardati dall'avanzare delle osservazioni, mentre sulle liberalizzazioni è tutto un fiorire di distinguo. Anche Vittorio Feltri solidarizza con le auto bianche che provano a bloccare l’Italia e a spaventare il Governo. Nel 2007 riuscirono ad intimorire Bersani, sostenuti anche allora dai settori socialisteggianti del centrodestra. Il ragionamento di Feltri e di parecchi pidiellini è questo: le liberalizzazioni o si fanno a 360°, colpendo tutti, oppure è meglio mantenere lo status-quo e poi, non è giusto prendersela con categorie deboli e non sindacalizzate come appunto i tassisti, i farmacisti, gli edicolanti e i notai. In questo modo non si aiuta la crescita economica, dicono dalle parti di Berlusconi.
Intanto, in un Paese dove normalmente non si riesce a liberalizzare e a sbloccare alcunché, se qualcuno inizia a fare certe liberalizzazioni qua e là, possiamo già esserne lieti e sentirci autorizzati ad esternare un lieve ottimismo su un’eventuale modernizzazione anche di questa vecchia e stanca Italia. Da una parte o dall’altra occorrerà pur iniziare o no? Tutto e subito, è auspicabile, ma impensabile nel Belpaese. Poi, passi per gli edicolanti che in effetti non hanno una grande forza, però per definire deboli i tassisti, i farmacisti e i notai, ci vuole un bel coraggio. Vero, sul piano dei guadagni i conducenti delle auto di piazza non possono essere confusi con le altre categorie prese di mira, ma proprio impotenti non sembrano, visti i massicci blocchi che sono in grado di organizzare nelle città italiane, i quali, come abbiamo detto, già fecero indietreggiare il povero Pierluigi Bersani nel 2007. Altresì farmacisti e notai forse guadagnano un po’ di più di un manovale. Vi è un’opposizione pregiudiziale e provinciale ad eventuali misure che senz’altro non risolverebbero da sole tutte le magagne italiane, però potrebbero quantomeno generare più occupazione ed abbassare i prezzi per i consumatori. La concorrenza, quella vera, produce automaticamente prezzi ragionevoli e servizi di qualità. Certo, in Italia siamo furbetti e riusciamo ad inquinare la libera competizione nel mercato anche laddove giungono le privatizzazioni, ma dove esiste una cultura liberale più radicata, le ventate di flessibilità hanno quasi sempre portato dei vantaggi al consumatore. Proprio i nostri tassisti paventano ogni giorno l’arrivo, a Milano o a Roma, di uno scenario newyorchese. Cosa ci sarà mai di così terribile nella Grande Mela? Vi sono taxi, molti taxi, reperibili ad ogni ora e in qualsiasi angolo della metropoli. Offrono un servizio ottimo e a prezzi contenuti, comunque assai più economici delle tariffe romane o milanesi. Il conducente è spesso gentile ed effettua il trasporto nel minor tempo possibile, percorrendo le strade meno trafficate e senza infilarsi apposta dove c’è più caos per allungare i minuti della corsa, come invece accade a volte in Italia. Il lavoro del tassista a New York rappresenta uno sbocco occupazionale per molti, sia americani che immigrati stranieri. E’ chiaro, i taxi newyorchesi sono sempre in movimento alla ricerca di clienti e quasi mai stazionano in posti assegnati, magari con il conducente sopra che aspetta e nel frattempo legge il giornale. Sarà forse questo che spaventa tanto i tassinari nostrani. Il Governo Monti proceda in fretta con il decreto sulle liberalizzazioni che dovranno riguardare anche i tassisti, ma ovviamente non solo loro. Non tema le serrate delle auto bianche e pensi piuttosto all’interesse primario di tutti e cioè alla modernizzazione di un Paese che è tristemente ultimo nelle classifiche internazionali della libertà economica. I tassisti che pretendono di bloccare un’intera Nazione, non protesteranno in eterno e torneranno prima o poi al loro lavoro. Fra l’altro, è legittimo protestare, però c’è un limite a tutto e certi eccessi possono essere sanzionati. Gli utenti potrebbero, altrettanto legittimamente, organizzare una contro-serrata, usando mezzi pubblici diversi dal taxi ed in effetti pare che qualcosa stia nascendo tramite un passaparola su Twitter. Mario Monti deve andare avanti con le liberalizzazioni e determinati cambiamenti strutturali, altrimenti non avrebbe senso la permanenza dei tecnici a Palazzo Chigi.