Il lato destro del panorama politico italiano, perlomeno dalla nascita della Repubblica, è sempre stato animato da non poche contraddizioni invece assenti in numerose democrazie occidentali, ma costantemente occupato da forze politiche di rilevanza nazionale. Il principale partito di destra nella Prima Repubblica fu ovviamente il MSI-DN nel quale non mancavano di certo dei conservatori classici, presenti in maggioranza in quasi tutte le destre democratiche d’Occidente, ma dove alla fine prevaleva spesso il richiamo della foresta “sociale” o meglio, parasocialista. Qualcosa di destra, (intendendo sempre con tale termine quell’insieme di istanze conservatrici, nazionali, liberali e non già determinate ideologie totalitarie), veniva pronunciato pure da minoranze del PLI e della DC. Poi è venuto il momento della doverosa trasformazione del MSI in AN e della nascita del centrodestra berlusconiano. In vent’anni di cosiddetta Seconda Repubblica, Berlusconi, Bossi, Fini e Casini, sono riusciti a dare rappresentanza ad un blocco sociale di italiani, pur senza sapere o volere costruire un partito adatto per questa massa, capace di durare oltre ai singoli leader come i partiti conservatori del mondo anglosassone o contenitori ampi tipo il Partito Popolare spagnolo. Oggi? Beh oggi non vi sono nemmeno più le contraddizioni, bensì un vuoto desolante. Il centrodestra dell’inizio, (l’ala liberale di FI, la destra nazionale di AN, i cattolici dell’UDC, i federalisti della Lega), è ormai solo più un ricordo sbiadito. C’è il PdL che non è più centrodestra, ma un centro schiacciato su Monti che magari userà prossimamente qualche tono forte per recuperare alcuni elettori leghisti disorientati, ma appare comunque complice di questi tecnici i quali, fra tasse e false riforme, si stanno rivelando uguali ai peggiori politici. FLI avrebbe potuto essere la destra liberale, però si è perso fra la retorica istituzionale di Fini e i voli pindarici dei Granata e delle Perina di turno. Casini è il solito democristiano e la Lega sta concludendo la propria esistenza in maniera più che pessima. Il problema non è tanto il tramonto di alcuni leader e partiti che non meritano di essere compianti, ma un elettorato di destra o centrodestra il quale è adesso confuso ed arrabbiato. Quando il popolo è arrabbiato dimentica di essere di destra o di sinistra, è arrabbiato e basta! Perciò si rifiuta di votare oppure va ad alimentare certa antipolitica che non è affatto migliore della politica. Swg ha prodotto dei sondaggi allarmanti che attribuiscono al movimento di Beppe Grillo addirittura il 7%. Il comico andrebbe a pescare nell’elettorato leghista che già votava il partito di Bossi per pura protesta. Ma una parte degli elettori del Carroccio ama battaglie politiche tipicamente di destra che infatti la Lega ha spesso cavalcato, seppure a modo suo. Pensiamo solo alla tolleranza zero verso immigrati clandestini e criminalità in generale, via via abbandonata dagli eredi del MSI. Proprio dalla crisi della Lega Nord in primis come anche dalla paralisi di FLI e dall’immobilismo del PdL, emerge un grande vuoto a destra.
Forse è venuto il momento di colmare questo vuoto con una nuova destra plurale capace di intercettare tutti i delusi dell’ormai vecchio centrodestra inventato da Berlusconi, parlando il linguaggio della chiarezza. Una destra democratica non deve usare né il politichese ipocrita, caro anche a molti pidiellini allattati dalla Prima Repubblica, né il populismo antipolitico. Bisogna essere rassicuranti dinanzi all’Italia che lavora e produce nonostante tutto, ma spietati verso tutte quelle incrostazioni, partitocratiche e sindacatocratiche, che hanno reso l’Italia esausta ed incapace di guardare al proprio futuro. Si sente la necessità di un nuovo soggetto politico che, pur ospitando sensibilità diverse, riesca a trovare una sintesi e un’identità pienamente occidentale, quindi nazionale e liberale, dimenticando i tentennamenti del passato. Certo, sarebbe meglio non creare ulteriori partiti e portare delle idee nuove all’interno di contenitori già esistenti come il PdL, ma la situazione italiana è quella che è e in ciò che già esiste non vi sono spazi e aperture mentali per determinati miglioramenti. Senza dubbio non ci sono in circolazione molti coraggiosi disposti non a rifondare semplicemente AN, ma a dare vita ad una destra nazionale e democratica ancor più certa di una propria identità rispetto al partito nato a Fiuggi parecchi anni fa. Qualche ex-AN ora nel PdL, a dire il vero ci sta pensando, ma non sappiamo con quanta convinzione. Per il momento a destra, oltre al vuoto lasciato dai partiti più grandi, vi è solo Storace. La Destra è una formazione di modeste dimensioni che si attesta su una percentuale elettorale del 2%, probabilmente destinata a non mutare nemmeno di fronte al terremoto politico che sta distruggendo la Lega. Però essa potrebbe avere delle potenzialità maggiori se solo l’ex-Governatore del Lazio scegliesse di non limitarsi soltanto alla retorica “sociale” di missina memoria ed allargasse il proprio partito agli interessi legittimi delle Pmi e delle partite IVA, illuse prima da Berlusconi e Bossi e soffocate dopo da Mario Monti. Per la difesa di un’idea vecchia dell’Italia, dell’assistenzialismo peloso non più sostenibile e dei già garantiti, ci pensa la sinistra.